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Breve storia del gozzo, dai pescatori alle vacanze più chic

Una tipologia di barca da lavoro nata dall'esperienza popolare che è rimasta sempre attuale e oggi è sinonimo di nautica elegante e raffinata

gozzo-barca
Getty Images

Esistono poche tipologie di barche che sono riuscite a superare indenni gli ultimi sessant'anni di progresso tecnologico; tra queste il gozzo è l'unico che ha conosciuto nuova vita grazie alle sue caratteristiche molto marinare adatte alle esigenze dei nostri giorni e, pertanto, si è ritagliato uno spazio significativo nella moderna nautica da diporto.

Il gozzo è una barca in legno di origine levantine che, come la vela latina, è stata introdotta nel Mediterraneo dagli arabi e copiata dai marinai delle repubbliche marinare italiane che frequentavano i porti del Mediterraneo orientale. Ogni marineria ha successivamente dato una sua personalizzazione allo scafo, in modo tale che la barca potesse rispondere al meglio alla proprie esigenze nelle tecniche di pesca e di lavoro.  Spesso si esprimevano credenze animistiche o scaramantiche con le decorazioni come, ad esempio, gli occhi dipinti sulla prua.
In Italia i gozzi più noti sono quelli liguri e napoletani (pozzolani, sorrentini, procidani) che anticamente venivano utilizzati a remi o a vela.
Nata per necessità logistiche e di comunicazione, quest'imbarcazione veniva realizzata dal maestro d'ascia che conosceva a mente tutti i segreti costruttivi. Senza l'ausilio di disegni né formule matematiche, il gozzo veniva costruito ad occhio o con l'uso di garbi, cioè modelli di legno dell'ossatura a grandezza naturale, che i maestri d'ascia trasmettevano gelosamente di padre in figlio. La scelta dei materiali costruttivi era molto accurata e teneva conto del tipo di utilizzazione di ogni pezzo. L'elemento di maggiore distinzione del gozzo ligure, la "pernaccia" - ovvero il prolungamento del dritto di prora - è stato realizzato proprio grazie all'estro di un maestro d'ascia; tuttavia il suo manifestarsi fu considerato dall'armatore un palese errore costruttivo ed egli, vedendo il suo gozzo diverso dagli altri decise di tagliarla via. Curiosamente oggi nessun vero gozzo ligure potrebbe essere definito tale senza ostentare tale personale elemento.

Come ogni barca, anche il gozzo è nato dal giusto compromesso tra velocità e stabilità, ovvero scafo veloce per ritornare al più presto col pescato ma non a discapito della stabilità. Da qui forme tozze ma armoniosamente raccordate che consentono un'eccellente manovrabilità. Nonostante le dimensioni limitate, il gozzo percorreva anche lunghe rotte alla ricerca di acque pescose e di mercati più convenienti.

Il gozzo è oggi classificato universalmente come "la madre di tutte le barche mediterranee" e unisce caratteristiche tecnologiche e prestazionali affinate in centinaia di anni di lente evoluzioni che hanno consentito a questa barca di rimanere sempre attuale. Non solo il gozzo ha conservato una sua fetta di mercato ma ha addirittura conosciuto una crescita quando la capacità costruttiva di qualche cantiere e la sapiente scelta di nuove forme di carena e di adeguate potenze hanno dato vita al gozzo moderno, quello dei nostri giorni, senza tradire l'eredità storica e la grande navigabilità.

Sebbene la prima utilizzazione del gozzo era stata quella di barca da lavoro, l'abilità dei maestri d'ascia aveva dato allo scafo una grazia e una duttilità tali da consentire impieghi diversi da quelli iniziali, come quello del diporto. Durante gli anni Trenta comparvero i primi motori fuoribordo e, successivamente, quelli entrobordo ricavati da motori delle auto. Il progresso degli anni Sessanta spinse i cantieri ad altre innovazioni, agevolate dalla presenza sul mercato di motori più piccoli nella forma e nel peso che consentirono velocità maggiori anche ai gozzi. Le esigenze della nautica moderna impongono un utilizzo dell'imbarcazione per il diporto o per la pesca a velocità relativamente alte, così la necessità di raggiungere velocità massime di 30-35 nodi mantenendo le caratteristiche originali di una carena di tipo gozzo ha spinto i cantieri alla ricerca di ulteriori forme di carena e alla scelta di un materiale che desse anche la robustezza richiesta, ovvero la vetroresina.

I primi stampi di gozzi in vetroresina prodotti in Italia erano l'esatta riproduzione di vecchie barche ancora naviganti. In questo contesto alcuni cantieri hanno dato vita ad una serie di barche innovative, come il sorrentino gozzo Apreamare il cui cantiere, prima di molti altri, ha introdotto una moderna declinazione diportistica della originale barca da lavoro mediterranea. Costruito in vetroresina, motorizzato, realizzato con una carena in grado di planare, il gozzo Apreamare - grazie ad un'attenta progettazione - mantiene vivi gli stilemi del vero gozzo in alcune citazioni come la poppa tonda e l'impavesata in legno ma è diventato un prodotto con una propria qualità estetica.

Oggi il gozzo viene considerato un'imbarcazione raffinata ed elegante. Avendo perso il ruolo originale di barca da lavoro, questa tipologia è stata riscoperta nella nautica da diporto per soddisfare le esigenze di una vasta tipologia di utenti.

 


di Mariateresa Campolongo / 20 Giugno 2017

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