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Elle Decor Italia

Originale, miti e copie

La parola a tre esperti

Abbiamo chiesto a tre esperti - un critico del design, un antropologo della modernità e un direttore di un museo di arte contemporanea - di offrirci il loro punto di vista sul tema. Come spunto, libri freschi di stampa che hanno scritto e opere attualmente in mostra negli spazi espositivi

Alice Rawsthorn
Critico del design per International Herald Tribune

IL POTERE DEL DESIGN
Interrogata sul tema dell’originale e della copia, Rawsthorn, autore del libro fresco di stampa Hello World: Where Design Meets Life (pagg. 284, Penguin) così risponde: “Come scrisse Herman Melville, ‘è meglio mancare di originalità che avere successo nell’imitazione’. E aveva ragione, nel design come in letteratura”. In Hello World, del resto, va alla radice del concetto di originale, partendo dal significato stesso della parola design. Ricorda che “la prima definizione nell’Oxford English Dictionary data al 1548, quando compare come verbo con il significato di ‘indicare’ o ‘designare’. Presto si distinsero altre interpretazioni. Nel 1588 era usato come nome con il significato di scopo, intenzione. Cinque anni più tardi, assunse un ruolo più complesso come: ‘un progetto o uno schema concepito dalla mente di qualcosa da fare, il concetto preliminare di un’idea che deve essere portata a compimento dall’azione ”. Dando quindi rilevanza sia all’idea, sia al processo della progettazione e realizzazione. Attraverso le pagine con la grafica di Irma Boom, descrive l’impatto del design sulla nostra vita, fattore fondamentale di cambiamento nei diversi ambiti, dal quotidiano alla scienza alla tecnologia. E come il good design, quello originale, possa migliorare la nostra esistenza.

Marino Niola
Antropologo della contemporaneità

L’OGGETTO DI DESIGN E' UN MITO D’OGGI?
Niola, editorialista di Repubblica, ha appena pubblicato Miti d’oggi (pagg. 160, Bompiani), un catalogo ragionato delle nuove icone della vita quotidiana. Dai blog agli outlet, da Twitter alla magrezza: anche se, a differenza dei miti antichi, narrazioni fatte per durare, questi sono “frammenti d’immaginario”, ologrammi della mutazione antropologica. tra questi mitoidi, ovveri miti a tempo determinato, come li definisce, ci sono anche sedie e lampade design? “Assolutamente sì, anche se rispetto a oggetti davvero mitici come la caffettiera Bialetti o la chaise longue di Le Corbusier, trovo che oggi ci sia troppo spesso uno scarto tra la forma e la funzione. Penso a certe sedie su cui non ci sediamo perché sono troppo scomode o a spremiagrumi che non servono davvero per spremere le arance”. E quali sono gli oggetti design più mito, quelli che incarnano lo spirito del nostro tempo? “IPhone, iPod, iPad. Molto più che semplici strumenti del comunicare, questi oggetti sono estensioni del soggetto: digito ergo sum. Bianchi, eleganti, levigati, minimali, il loro design realizza l’utopia di un nuovo modo di vivere l’hi-tech. Non solo. Diventano un prolungamento di noi stessi, realizzando una sorta di mutazione antropologica della tecnologia. E contengono una Sibilla multitasking: perché passiamo il tempo online, a interrogare Google. Una Sibilla i cui responsi sono buoni fino alla prossima app”.

Rosemarie Trockel, artista    
Letizia Ragaglia, direttrice Museion, Bolzano

A PROPOSITO DI COPY ME, DI ROSEMARIE TROCKEL
Un divano e la sua copia speculare (sotto) campeggiano al piano alto del Museion di Bolzano, dove si snoda la personale Flagrant Delight (o Piacere sfacciato) di Rosemarie Trockel. Sorprende che l’artista tedesca tra le più importanti del nostro tempo si occupi di copie, anzi riproduca nella ceramica un sofà in dimensione 1:1. Letizia Ragaglia, direttrice di Museion, ci rivela le motivazioni, nel contesto della personalità dell’artista. “Rosemarie Trockel ha un interesse fondamentalmente onnivoro nei confronti del mondo che la circonda e il design rientra indubbiamente tra quelli per così dire favoriti. Non meraviglia dunque che nella sua recente, e molto peculiare produzione di ceramica, ci sia anche un divano dal titolo Copy me. Non si tratta della riproduzione di un modello specifico, ma è chiara l’allusione a un modello di divano paradigmatico del gusto modernista di eleganza pseudo-miesiana, che potrebbe fare la parte da protagonista in un interno privato o pubblico a partire dagli anni Trenta del XX secolo. Trockel non solo copia nella ceramica il divano che originariamente doveva essere in pelle e metallo, ma rende esattamente l’idea di un oggetto molto usato: la superficie in pelle inizia a disfarsi, manca un cuscino. Non si accontenta di riprodurre un solo divano, ma lo rende doppio: siamo dunque di fronte a un duplice gioco con il termine copiare contenuto nel titolo: la copia di Rosemarie trockel disobbedisce alle norme della copia nel mondo del design e delle contraffazioni e diventa una copia che sta agli antipodi di una copia standardizzata. È una copia molto personalizzata, che ospita anche due stivali di Alexander McQueen, che l’artista aveva comprato per sé quando lo stilista da lei molto amato era ancora in vita. Ma è anche coperta da una pellicola di plastica sporca, che la rende ancora meno bella e meno perfetta; l’aggiunta della plastica nasconde molti dettagli, come la presenza degli stivali, che rimangono noti solo a chi ha effettivamente seguito l’allestimento con l’artista. E non da ultimo, il divano allude anche a un oggetto paradigmatico per la psicanalisi”. Curata da Dirk Snauwaert, la mostra è aperta sino all’1/5, www.museion.it

Be original continua sul prossimo numero con un altro appuntamento
Si ringraziano i partner del progetto Be Original Alessi/ B&B Italia/ Cassina/ Flaminia/ Flos/ Kartell/ Knoll International/ Vitra e la Rinascente

di Laura Maggi - testi di Lisa Corva ha collaborato Grazia Baccari


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