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Vero > Falso

Gli scenari della contraffazione

Il falso è la copia contraffatta del vero (originale). Ma che cos’è la contraffazione? Un “fenomeno antichissimo e diffuso che si va oggi sempre più configurando come una vera e propria industria criminale, con gravi ripercussioni sia in ambito economico che sociale, che ha rilevante capacità di incidenza sul corretto funzionamento del mercato interno e sulla sicurezza dei consumatori”. Così si esprime l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) del Ministero dello Sviluppo Economico, affermando che “La contraffazione si verifica quando segni distintivi o marchi già registrati ed attribuiti a determinati prodotti vengono apposti da soggetti terzi e non autorizzati su prodotti nuovi, o soltanto similari, o anche diversi da quelli legittimamente commercializzati dal titolare del marchio in questione. La contraffazione si verifica anche quando il consumatore viene tratto in inganno sulla reale provenienza dei prodotti”. E la “Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione - UIBM identifica nella corretta informazione del valore della Proprietà Industriale e nella salvaguardia dei diritti ad essa connessi, la principale strategia volta all’educazione dei cittadini e delle imprese a una cultura del rispetto di questi valori e a un consumo più consapevole”. www.uibm.gov.it

I NUMERI/ Il fatturato e l’impatto della contraffazione sull’economia legale

Il fatturato del mercato del falso in Italia vale 6,9 miliardi di euro. I settori più colpiti sono l’abbigliamento e gli accessori (2,5 miliardi di euro), il comparto cd, dvd e software (1,8 miliardi di euro) e i prodotti alimentari (1,1 miliardi di euro). L’impatto della contraffazione sull’economia legale è pesantissimo. Se i prodotti contraffatti fossero venduti sul mercato legale, si avrebbero 13,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva, con conseguenti 5,5 miliardi di euro di valore aggiunto. La produzione maggiorata genererebbe acquisti di materie prime, semilavorati e servizi dall’estero per un valore delle importazioni pari a 4,2 miliardi di euro. E la produzione complessiva degli stessi beni in canali ufficiali assorbirebbe circa 110.000 addetti a tempo pieno. Il mercato dei prodotti contraffatti genera un mancato gettito fiscale di 1,7 miliardi di euro. Riportare sul mercato legale la produzione dei beni contraffatti significherebbe anche avere un gettito aggiuntivo per imposte dirette e indirette (compresa la produzione indotta) di 4,6 miliardi di euro. Sono questi i dati che si ricavano leggendo il rapporto finale “Dimensioni, caratteristiche e approfondimenti sulla contraffazione”, elaborato dal Censis (il Centro Studi Investimenti Sociali, l’stituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964, www.censis.it) e pubblicato nel 2012. Si aggiunga che il mercato del falso è spesso in mano alle organizzazioni malavitose, perché è un’attività che garantisce alti profitti a rischio pressoché nullo (la Guardia di Finanza stima che 1 euro ‘investito’ nella contraffazione ne frutti sino a 300 e più). Basso rischio che non è dovuto all’assenza di buone leggi, quanto alla loro mancata, lenta o “benevola” applicazione, mentre si trascura che una delle conseguenze sociali più gravi della presenza malavitosa nel settore è lo sfruttamento della manodopera.

I CANALI DELLA CONTRAFFAZIONE/ Non solo bancarelle e venditori ambulanti. Il ruolo di internet e dell’e-commerce

Il convegno promosso a Milano nel novembre 2012 dal Consiglio Nazionale Anticontraffazione ne ha disegnato la mappa. Oltre ai canali classici (bancarelle, negozi, venditori ambulanti), sta affermandosi anche in Italia la vendita su Internet: per operatori disonesti, l’e- commerce e le aste online possono essere un mezzo utile e sicuro, poco regolamentato e difficilmente controllabile, per occultare la propria identità. L’e-commerce si avvale di distributori dislocati in qualsiasi parte del mondo e riesce a raggiungere un ampio numero di consumatori a bassi costi. Attraverso Internet si possono contattare e truffare (si stima che il 30% delle merci acquistabili online sia falso) anche ignari acquirenti che vengono attratti da prezzi inferiori a quelli normalmente praticati, ma non troppo bassi da destare il dubbio sull’autenticità della merce, accompagnata di frequente da presunte certificazioni di originalità e da fotografie che ne testimoniano la buona fattura. Attivando una ricerca in rete, spesso appaiono per primi proprio i prodotti illecitamente riprodotti. Non sono esenti dalla contraffazione nemmeno i canali di vendita tradizionali, come i negozi: se da un lato è difficile accedervi, per la necessità di truffare anche il commerciante o di scendere a patti con esso, dall’altro vi è una maggiore facilità nell’ingannare l’acquirente finale, meno incline in questi contesti a verifiche approfondite sull’autenticità del prodotto. Buona norma generale è quella di acquistare solo sui siti ufficiali delle aziende e nei punti vendita indicati dai produttori.

LA CONTRAFFAZIONE DI DESIGN/ È un fenomeno nel fenomeno, alimentata dall’apprezzamento internazionale delle creazioni di Italian design

Si parla di contraffazione di design quando si attua la riproduzione e commercializzazione di articoli che costituiscono copie illecite di prodotti sulla base di modelli o disegni registrati. Come afferma il rapporto del Censis “Un prodotto di design per potersi definire contraffatto deve essere: a) una imitazione identica del prodotto; b) una imitazione con varianti non idonee a generare un’impressione complessiva del prodotto diversa dall’oggetto di design registrato”. Questo fenomeno interessa diversi settori, compresi quelli degli oggetti d’arredamento e per l’illuminazione. Mancano nella ricerca del Censis i dati riferiti allo specifico comparto dell’arredamento, ma le stime di Fondazione Altagamma dicono che l’arredamento potrebbe portare a 7,5 miliardi di euro il totale del giro d’affari legato al falso (misurato, come già detto in precedenza, in 6,9 miliardi di euro). Una seria minaccia per il sistema produttivo italiano è anche rappresentata dalla contraffazione dei marchi, cioè la riproduzione e commercializzazione di articoli che recano illecitamente un marchio identico a uno registrato, fenomeno che ha luogo soprattutto all’estero. Sul mercato del falso è anche molto diffuso l’abuso dell’indicazione di origine Made in Italy e di analoghe indicazioni: si spacciano per italiani prodotti che hanno in tutto o in parte origini diverse, ricorrendo a un Italian sounding che evoca una provenienza in realtà totalmente fasulla. Esiste poi il fenomeno dell’importazione parallela, cioè la commercializzazione in Italia di prodotti destinati a un Paese diverso ma venduti nel nostro (grazie alla libera circolazione delle merci in ambito europeo), attraverso canali non ufficiali, a prezzi inferiori a quelli normalmente praticati.

I PIÙ COPIATI/ (vedi foto gallery)

di Maria Cristina Tommasini - ha collaborato Paola Carimati


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