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Alla Biennale di Venezia 2017 il Padiglione Italia sembra un mondo magico

Tre giovani artisti trasformano il padiglione in uno spazio sacro che riprende credenze, miti e rituali radicati nella nostra società

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Courtesy of La Biennale di Venezia

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi

Per la Biennale d’Arte di Venezia 2017 Viva Arte Viva il Padiglione Italia, curato da Cecilia Alemani - direttrice e capo curatrice di High Line Art a New York - presenta la mostra Il mondo magico con le opere di tre giovani artisti italiani: Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò. Una soluzione spaziale insolita conquista i 1900 metri quadri delle Tese delle Vergini dell’Arsenale, (sede del Padiglione Italia dal 2009): se nelle edizioni passate aleggiava sempre sul padiglione nostrano un horror vacui patologico, per la Biennale 2017 Il mondo magico considera il vuoto come plus valore che nobilita l’opera d’arte.

In foto: Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi. Tutte le foto: 57. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, Viva Arte Viva, courtesy of La Biennale di Venezia

La mostra, dal forte potere evocativo, trae ispirazione dal libro Il mondo magico pubblicato nel 1948 dall’antropologo napoletano Ernesto de Martino, grande studioso del senso del ‘magico’ caratteristico di una cultura popolare radicata nella società italica che si compone di un insieme universale di credenze, rituali e miti. Cuoghi, Husni-Bey e Andreotta Calò diventano i demiurgi di nuove cosmogonie che proiettano lo spettatore in una dimensione sacrale in cui la magia e l’immaginario sono gli strumenti di lettura per questo ‘racconto dei racconti’.

In foto: Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi

Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017

Roberto Cuoghi, affascinato dal testo ascetico medioevale Imitatio Christi, costruisce all’interno del padiglione un’installazione-laboratorio in cui quotidianamente sono plasmate statue in materia organica che riproducono Cristo sulla croce. In seguito le effigi sacre sono archiviate sotto un sistema di igloo trasparenti, una neo-cattedrale futuristica, nei quali avviene la fase di decomposizione della materia: muffe e batteri corrodono il corpo del Cristo provocando alterazioni di colore e di spessore. Secondo un ‘nuovo materialismo tecnologico’, così definito da Cuoghi, l’intero processo indaga le fasi della creazione, del deterioramento, della morte e della rigenerazione (o risurrezione): la serialità prodotta all’infinito non concepisce il sempre identico ma formula l’eternamente diverso, dal momento che ogni copia del corpo in croce è in realtà diversa dall’altra.

In foto: Roberto Cuoghi, Imitazione di Cristo, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Marco De Scalzi

Adelita Husni-Bey, The reading / La sessione, 2017

Il lavoro di Adelita Husni-Bey pone al centro il dialogo sul mondo: sul grande schermo è proiettato il video di un workshop tenutosi a New York nel febbraio 2017 in cui una serie di ragazzi dal background più diversificato, selezionati grazie ad un’open call tra i dipartimenti didattici di vari musei newyorchesi, discutono sulle questioni di razza, di genere, di classe e su molteplici tematiche contemporanee come la tecnologia e lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali del pianeta. Tali argomenti sono tradotti da Husni-Bey in immagini di tarocchi che i ragazzi vedono per la prima volta.

In foto: Adelita Husni-Bey, The Reading / La Seduta, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi

Proprio la visione delle carte, per un’occulta forza esoterica, innesca il dibattito al quale si alternano esercizi performativi sperimentali: una danza apotropaica per salvare gli esseri umani. Attorno alla video-proiezione emergono dal pavimento della sala braccia di silicone illuminate: porzioni di un corpo prostetico dipendente da un futuro sempre più digitalizzato.

In foto: Adelita Husni-Bey, The Reading / La Seduta, 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi

Giorgio Andreotti Calò, Senza titolo (La fine del mondo), 2017

L’installazione di Giorgio Andreotta Calò costruisce all’interno della Tesa delle Vergini un doppio mondo vertiginoso. Volendo ricreare l’atmosfera mistica suscitata dal testo La fine del mondo di Ernesto de Martino e dal mito romano del mundus Cereris che raccontava di un varco nel suolo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, Andreotta Calò si avvale dell’architettura per ottenere un effetto scenico davvero sorprendente ed alienante.

In foto: Giorgio Andreotta Calò, Senza titolo (La fine del mondo), 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Roberto Marossi

Un sistema di tubi di metallo, ai quali sono legate sculture di bronzo raffiguranti gradi conchiglie, divide la spazio basilicale della sala in cinque navate; il percorso continua lungo una scala che porta al livello superiore dove si compie la magia. In cima alla scala si apre l’orizzonte e si scopre che i tubi sono le colonne che sostengono un immenso bacino d’acqua nera nella quale si riflette, capovolto, l’intero soffitto travato del padiglione.

In foto: Giorgio Andreotta Calò, Senza titolo (La fine del mondo), 2017, Padiglione Italia: Il mondo magico, foto di Nuvola Ravera

La convivenza in simultanea degli elementi sdoppiati genera una voragine, un senso dello sprofondo che si traduce in un’immagine sublime: fascinosa e minacciosa al tempo stesso. Andreotta Calò pone l’osservatore davanti a un miraggio: l’acqua vischiosa e oscura diventa la superficie di scambio tra la volta celeste e la volta dell’Ade: a voi la scelta in quale entrare.

www.labiennale.org

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di Giovanni Carli / 20 Maggio 2017

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