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Alla Biennale di Venezia, la mostra Across Chinese Cities

La curatrice Beatrice Leanza racconta il progetto China House Vision, presentato come evento collaterale della 15 Mostra Internazionale di Architettura

Un evento collaterale alla Biennale di Venezia che ha attirato la nostra attenzione è senz'altro Across Chinese Cities – China House Vision. Si tratta di una piattaforma che presenta 12 progetti firmati da altrettanti studi di architettura basati in Cina con l’obiettivo di formulare soluzioni concrete per le emergenze dell’abitare contemporaneo, a partire da uno specifico contesto locale.

Visitabile fino al 23 settembre a Ca’ Tron (Santa Croce 1957), questo è il primo evento di grande portata a occupare la sede dell’Università Iuav di Venezia. Abbiamo chiesto a Beatrice Leanza, creative director della Beijing Design Week e curatrice dell’esposizione insieme a Michele Brunello (Dontstop Architettura), di raccontarci da dove viene e dove ha intenzione di andare questo progetto di grande interesse, non solo per la realtà cinese.

Across Chinese Cities – China House Vision è parte della più vasta piattaforma di ricerca asiatica House Vision. Qual è il ruolo della Cina in questo programma?
Il progetto House Vision è stato creato da Kenya Hara e Sadao Tsuchiya in Giappone nel 2013. La formula è semplice: gli studi d’architettura selezionati, in collaborazione con aziende diverse, sono chiamati a sviluppare nuove concezioni per l’abitare. Non una casa con 4 mura, ma soluzioni che rispondano a tematiche sociali, economiche e via dicendo, calate in un contesto locale. Negli anni Kenya Hara ha voluto allargare la piattaforma a diversi paesi asiatici, per aprire un dialogo tra le varie realtà. L’Asia è molto diversificata culturalmente, ma le grandi città soffrono dei medesimi problemi. Sono tutte prodotto di un’urbanizzazione e una crescita accelerata. La Cina è stato il primo paese che ha aderito a questa chiamata, con un programma di ricerca particolarmente sviluppato.

Parliamo di Across Chinese Cities – China House Vision, la mostra presentata a Venezia.
Vengono presentati 12 progetti firmati da studi di architettura basati in Cina che hanno aderito al programma China House Vision, ufficializzato nel 2014 e frutto della collaborazione tra il Nippon Design Center, lo studio di Kenya Hara, e la Beijing Design Week. Sono frutto di un anno e mezzo di lavoro, a partire dalla selezione degli studi fino alla ricerca delle industrie più adatte per sviluppare le proposte. Le motivazioni di ogni progetto, gli spunti di ricerca e di osservazione raccontano una storia più ampia della Cina. Dal punto di vista curatoriale ho voluto esprimere questo aspetto e portare alla luce il fattore innovativo dei concept presentati, a diversi stadi di sviluppo. L’esposizione è articolata in 4 sezioni: The Hybrid Unit, Dematerialized Space, Rural Frontiers, Community Plus.

Qualche esempio?
Hybrid Unit indaga come da un pensiero spaziale e teoretico tradizionale - tipo gli hutong - possa essere recuperato per sanare disagi contemporanei. Community Plus è incentrato sulle nuovissime demografie, quelle dei millennials, con modalità di vita e lavoro comuni a quelle di una gioventù globale mobile e connessa. Il progetto Urban Furniture: Co-living di Shuhei Aoyama (B.L.U.E. Architecture Studio) per l’azienda Sunshine100, è in via di sviluppo a Qingyan. Prevede la riconversione di edifici esistenti in una comunità per giovani residenti locali.

Obiettivo dell’esposizione?
Far comunicare gli architetti attraverso le loro idee. Non abbiamo voluto mostrare l’architettura del progetto ma il loro pensiero concettuale. La mostra racconta come il ruolo dell’architettura in Cina stia cambiando radicalmente. Non si può più costruire come si faceva una volta, l’industria edilizia non è più ricca e sfrenata. Oggi c’è bisogno di architettura di qualità e le aziende coinvolte lavorano in questo senso.

Una tua osservazione personale sui risultati raggiunti.
Penso che Across Chinese Cities – China House Vision sia uno specchio molto positivo, anche ottimista, con tutti i suoi diversi linguaggi. Un tentativo di contribuire senza velare nulla, nonostante le criticità aggioganti che la Cina deve affrontare. Questa è una chiamata quasi spirituale, oltre che critica. Un ripensamento del ruolo di chi contribuisce a un’ecologia di sviluppo del paese. La tematica è urgente a livello globale.

www.acrosschinesecities.net

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di Annalisa Rosso / 1 Giugno 2016

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