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Oma e il Fondaco dei Tedeschi nel libro più lussuoso del momento

Con le sue pagine rifilate in oro, Il Fondaco dei tedeschi, Venezia, OMA. Il restauro e il riuso di un monumento veneziano è il nuovo libro di Rem Koolhaas, Francesco dal Co ed Elisabetta Molteni per Electa

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Nell’auditorium della biblioteca Querini Stampalia Rem Koolhaas, Francesco dal Co ed Elisabetta Molteni hanno presentato il libro edito da Electa: Il Fondaco dei tedeschi, Venezia, OMA. Il restauro e il riuso di un monumento veneziano. Particolare della seconda rampa di scale mobili. E’ visibile il telaio in cemento realizzato durante i lavori di consolidamento degli anni Trenta. Fotografia di Alessandra Chemollo

Forse è presto per pensarci, ma se a Natale volete fare colpo su un architetto salvate l’enciclopedica opera de Il Fondaco dei tedeschi, Venezia, OMA. Il restauro e il riuso di un monumento veneziano nella vostra lista dei regali perché sarà il libro più caro e prezioso edito Electa.

Presentato nella cornice veneziana della biblioteca Querini Stampalia, mirabile opera architettonica del maestro Carlo Scarpa (con successi interventi di Mario Botta), l'ultima fatica di Rem Koolhaas Francesco Dal Co ed Elisabetta Molteni è un preziosissimo libro-racconto del noto progetto firmato dallo studio OMA di Koolhaas per il restauro del Fondaco dei Tedeschi, antico palazzo veneziano con affaccio su Canal Grande, a pochi passi dal ponte di Rialto (leggi anche → Rem Koolhaas conclude il restauro del Fondaco dei Tedeschi).

Interno del nuovo ingresso sul lato del Ponte di Rialto: pavimento e pareti sono rivestiti in palladiana di pietra d’Istria. Rimane visibile il telaio in cemento della costruzione degli anni Trenta. Fotografia di Alessandra Chemollo

Il volume, con il progetto grafico di Tassinari/Vetta, è un prodotto lussuosissimo: 352 pagine rifilate in oro, formato 17 x 24 centimetri; un volume di peso e dimensioni notevoli ma giustificati da un notevole contenuto. All’interno gli scritti scientifici degli autori, la ricostruzione dell’immaginario del Fondaco nella storia, i disegni e le invenzioni grafiche dello studio di Koolhaas approfondiscono la lunga storia del palazzo veneziano, una storia lunga quasi otto secoli, iniziata nel XIII secolo e conclusa (per ora!) con il nuovo intervento di OMA.

A sinistra: vista dell’ingresso in Calle del Fontego dei Tedeschi dal lato del ponte di Rialto. Il progetto di OMA prevede l’inserimento di nuovi cancelli e vetrine. A destra: particolare della nuova pavimentazione della corte in marmo Rosso di Verona e pietra. Fotografie di Alessandra Chemollo

L’architetto olandese racconta come il progetto del Fondaco abbia iniziato a prendere vita nel 2001 durante un workshop all’Università di Harvard in cui si discuteva sul tema della conservazione e sulla pratica del recycle applicato al patrimonio urbano. Proprio su questo fronte continuerà la ricerca di Rem Koolhaas fino alla presentazione dell’installazione Cronocaos per la Biennale d’Architettura di Venezia del 2010 ed in seguito alla scelta del tema Fundamentals per quella Biennale che lo vide ricoprire la carica di curatore nel 2014.

Galleria del secondo piano, lato est; vista dell’apertura sul vano ascensori. Fotografia di Delfino Sisto Legnani 

Cronocaos e Fundamentals sono il sedime teorico su cui si poggia il progetto per il Fondaco dei Tedeschi, opera di riqualificazione sull’oggetto esistente che è, di fatto, il disvelamento di una serie di stratificazioni storiche di passate trasformazioni: perché la Storia non è capace di un andamento lineare, dominata dal Tempo, che come ricorda Francesco Dal Co citando Marguerite Yourcenar, è l’unico “grande costruttore”.Il libro ci racconta di quattro Fondaci: quello medioevale, quello cinquecentesco, quello del restauro d’epoca fascista (l’edificio divenne il Palazzo delle Poste e Telegrafi) e quello contemporaneo.

Particolare della parete rivestita in ottone ossidato che delimita lo spazio eventi.Fotografia di Alessandra Chemollo

Sono quattro storie diverse, legate ed intrecciate indissolubilmente nella materia della costruzione e nelle vite di coloro che nei secoli ne hanno attraversato gli spazi , tutte autentiche in mancanza di un vero originale. Ed ecco confermata la teoria della ciclicità e dell’imprevedibile del Cronocaos koolhaasiano: il Fondaco nasce come luogo privilegiato per il commercio dei mercanti del Nord, diventa ufficio burocratico del governo italico e oggi ridiventa spazio commerciale, di lusso, su disegno di un uomo (casualmente) venuto dal Nord. Il Fondaco, conclude Elisabetta Molteni, si è sempre dimostrato oggetto urbano specchio del proprio Tempo e della vita sociale della città lagunare.

Vista della terrazza panoramica. Fotografia di Alessandra Chemollo

www.oma.eu

www.fabrica.it

www.electaweb.it


di Giovanni Carli / 20 Settembre 2016

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