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Il padiglione Corea alla Biennale di Venezia

Il paese asiatico presenta alla 15 Mostra Internazionale di Architettura il FAR Game, un’indagine su come i vincoli urbanistici stimolino la creatività degli architetti

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Andrea Penisto

Alla Biennale di Venezia, i curatori di The FAR Game: Constraints Sparking Creativity, mostra allestita all’interno del Padiglione della Corea, si sono posti questa domanda: è possibile associare la qualità architettonica e urbana ad un rapporto numerico?

L’acronimo FAR che in inglese identifica la Floor Area Ratio, è l’indice che gli urbanisti utilizzano per stabilire le quantità di volumetria edificabile in una certa area. Giocare con questo numero che apparentemente esprime un dato inconfutabile, significa per ogni progettista sfidare i vincoli normativi per sviluppare architetture di qualità, massimizzando le esigenze di spazio che stanno diventando sempre più forti nelle metropoli contemporanee.

In fisica la densità è espressa da un rapporto; per comprenderne il valore è necessario confrontare due variabili che generalmente stanno ad indicare la concentrazione di un certo elemento in uno spazio determinato. In termini architettonici possiamo pensare che la densità rappresenti attraverso un semplice numero lo spazio che viviamo; ne definisca gli aspetti qualitativi, le caratteristiche morfologiche, le potenzialità e le debolezze. Un parametro molto prezioso per chi si occupa di progettare la città, pianificandone gli assetti interni e le possibili linee di sviluppo.

Sono questi i presupposti di The FAR Game, ricerca sviluppata da Sung Hong Kim che attraverso la schedatura di più di 600.000 edifici e una ricognizione sulle tecniche compositive messe in campo dai designer coreani, esplora le sfide e le realizzazioni che animano il panorama contemporaneo di Seoul, nel quale gli architetti si sforzano di migliorare la qualità della vita dei residenti, utilizzando in modo efficace lo spazio modellato nel rispetto di numerosi vincoli normativi.

Secondo Sung Hong Kim «il controllo della FAR è stata negli ultimi 50 anni, l’unica forza trainante della crescita sostenibile per l’architettura urbana coreana, e rimane il compito più difficile per la maggior parte dei gli architetti di oggi». In un contesto urbano nel quale le superfici edificabili libere sono esaurite, caratterizzato dalla continua battaglia tra esigenze del mercato e regolamenti governativi, ai progettisti coreani viene costantemente chiesto di sviluppare soluzioni innovative per superare i vincoli e soddisfare tre parti: i proprietari che vogliono massimizzare la superficie edificabile su una porzione limitata di terreno, il governo che limita e controlla i rapporti di costruzione, e gli sviluppatori che cercano di trovare soluzioni per accontentare entrambi.

Il risultato sono architetture che raddoppiano il numero di piani fruibili dilatando i pianerottoli delle scale condominiali per trasformarli in superfici abitabili, o che organizzano i balconi profondi meno di un metro e mezzo (massima profondità consentita) come protesi per le zone living degli appartamenti, o ancora modellano i sottotetti inclinati per ricavarne armadi e librerie abitabili. Un modello operativo che attraversa tutte le scale architettoniche: dalla piccola casa unifamiliare, al grattacielo, dimostrando come spesso i vincoli stimolino la produzione di idee innovative.

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di Massimiliano Giberti / 31 Maggio 2016

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