ELLEdecor.it
X

Questo sito utilizza cookie, inclusi cookie di terze parti. Alcuni cookie ci aiutano a migliorare la navigazione nel sito, altri sono finalizzati a inviare messaggi pubblicitari mirati. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy, che ti invitiamo pertanto a consultare. Accedendo alla nostra Cookie Policy, inoltre, potrai negare il consenso all'installazione dei cookie

Elle Decor Italia

Alla Biennale di Venezia il Padiglione Italia dei TAMassociati

Intervista ai curatori per scoprire come hanno interpretato il tema delle periferie, intese come luogo dove si concentra l'esclusione

padiglione-italia-intervista-tam-associati-prospettiva
Andrea Avezzù

Il Padiglione Italia, curato da TAMassociati, dedicato al tema delle periferie e allestito con materiali di recupero della precedente Biennale e di Expo

Durante l'inaugurazione della 15.Biennale di Venezia abbiamo incontrato Massimo Lepore, Raul Pantaleo e Simone Sfriso, alias TAMassociati, curatori del Padiglione Italia e ci siamo fatti raccontare il loro progetto: 3 sezioni, 20 esempi e 1 progetto inedito dedicati al tema delle periferie, da sempre caro allo studio veneziano che ha fatto dell'architettura partecipata il proprio marchio di fabbrica.

Come avete declinato il tema Reporting from the Front proposto da Aravena?
La mostra è incentrata sul tema delle periferie, intese non tanto come luoghi geografici o come contesti specifici ma soprattuto come condizioni particolari legate al degrado, alla marginalità e alla mancanza di diritti. Periferia non è da intendersi come una parte esterna della città ma come luogo dove si concentrano problemi di esclusione sociale e di carenza di diritti.

E come lo raccontate?
Abbiamo cercato di portare il lavoro, la forza e le idee del mondo del no-profit che quotidianamente opera in queste realtà. Abbiamo pensato che un’architettura attenta ai beni comuni possa contrastare i problemi della marginalità, producendo opere “open source”, esempi concreti e replicabili in altri contesti. Periferia, mondo dell’associazionismo, tutela e sviluppo dei beni comuni: questi sono i tre temi che si intrecciano nella mostra del Padiglione Italia, che propone 20 esempi e un progetto.

Come sono illustrati i 20 esempi selezionati nel Padiglione Italia?
Da un lato ci siamo ispirati alla graphic novel, alla pop art e ai comics per proporre una comunicazione diretta e semplice, che fosse alla portata di tutti. Dall’altro abbiamo applicato la logica del riuso, recuperando molte parti della Biennale d’Arte dell’anno scorso, prevalentemente il cartongesso. Abbiamo mantenuto il sistema di illuminazione, posandolo a terra, e riciclato il legno del padiglione irlandese all’Expo di Milano (circa 60 metri cubi di pannelli): questo ci ha consentito di abbassare il budget di mostra e indirizzare molte risorse al progetto inedito che è complementare ai 20 esempi. Un progetto sperimentale in cui 5 studi e 5 associazioni si sono confrontati con un modulo carrabile, uguale per tutti, progettato e trasformato in un dispositivo che viaggerà per tutta l’Italia per svolgere vari programmi: salute, legalità, tutela dell’ambiente, sport, cultura e lettura. Una volta realizzati (parte con le risorse della mostra, parte con un crowdfounding civico inaugurato in occasione dell’apertura della Biennale) porteranno sia il messaggio confezionato per la mostra sia, soprattutto, la loro capacità di azione diretta nelle periferie, per due anni.

Qual’è il messaggio che volete lanciare?
Vogliamo aprire un dialogo con i visitatori, con le istituzioni e con i progettisti. Per questo la mostra si articola in tre sezioni – pensare, incontrare e agire per il bene comune – ciascuna delle quali pone una domanda specifica: la sezione “Pensare” chiede al visitatore di interrogarsi per capire dove e come il bene comune possa influenzare la vita quotidiana. La sezione degli esempi stimola le pubbliche amministrazioni con progetti di diversa scala che, contando su limitate risorse riescono a coinvolgere molti soggetti in un processo aperto. La parte dell’agire, quella del progetto dei dispositivi, è rivolta agli architetti perché riflettano su come la loro attività possa incrociarsi con le parti più attive della società e portare bellezza.

 www.tamassociati.org

SCOPRI ANCHE:
La Biennale di Venezia secondo TAMassociati
→ La Biennale di Alejandro Aravena. Intervista
→ Ristoranti e Hotel a Venezia: una guida per insider
→ Cosa visitare a venezia: 8 gallerie d'arte e librerie da non perdere


di Carlotta Marelli / 6 Giugno 2016

CORNER

Biennale Venezia collection

[Biennale Venezia]

Un serpente di vetro a Venezia

L'imponente installazione di Pae White per Le Stanze del Vetro

installazioni

[Biennale Venezia]

Venezia e la libertà

Si chiamerà Freespace la Biennale Architettura curata da Grafton Architects

Biennale di Venezia 2018

[Biennale Venezia]

From Venice with Love

Cristina Celestino ci accompagna in un weekend a Venezia

itinerari

[Biennale Venezia]

Guide d'altri tempi

Un giorno a Venezia con tre ciceroni dell'Ottocento

itinerari

[Biennale Venezia]

Venezia si fa in 4

4 mostre per scoprire i più bei palazzi della città durante l'estate

Biennale di Venezia 2017

[Biennale Venezia]

Italia Magica

Cosa c'è nel Padiglione Italiano alla Biennale di Venezia

Biennale di Venezia 2017

[Biennale Venezia]

Tutta l'arte del mondo

I 10 padiglioni nazionali da non perdere alla Biennale Arte 2017

biennale di venezia 2017

[Biennale Venezia]

I Giardini della Biennale

Biennale Arte 2017: cosa vedere nel Padiglione Centrale

biennale di venezia 2017

[Biennale Venezia]

Il meglio dell'Arsenale

Gli artisti da non perdere in mostra alla 57 Biennale Arte

biennale di venezia 2017

Hearst Magazines Italia

©2017 HEARST MAGAZINES ITALIA SPA - RIPRODUZIONE RISERVATA - P. IVA 12212110154 | VIA ROBERTO BRACCO, 6, 20159, MILANO – ITALY

Pubblicità | Link utili | Cookies policy | privacy policy siti web