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REM, il film su Rem Koolhaas girato dal figlio Tomas presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2016

La vita, il lavoro e la filosofia di Rem Koolhaas raccontati in un film intimo e immediato

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é un film che va molto oltre l'architettura, una sorta di viaggio dentro l'uomo Rem Koolhaas, quello presentato dal figlio Tomas Koolhaas alla Mostra del Cine di Venezia 2016.

Tomas Koolhaas, figlio del celebre architetto Rem, presenta oggi alla 73ma Mostra del Cinema di Venezia il suo primo film, REM, con cui esplora la vita di Rem Koolhaas, i suoi metodi di lavoro, e la sua filosofia da una prospettiva inedita, intima e immediata.

Un punto di vista ravvicinato sul fondatore e capo di OMA (Office for Metropolitan Architecture), nato nel dopoguerra in una Rotterdam letteralmente polverizzata dalla Luftwaffe, un fatto che contribuisce alla sua prospettiva radicale e alla sua voglia di fare le cose in modo nuovo e diverso: “non appena trovo un consenso mi innervosisco e comincio a mettere tutto in discussione.” Per questo è spesso definito come provocatore, a causa della natura estrema dei suoi progetti ma anche per dichiarazioni brutali come “Odio essere un architetto, in realtà odio tutti gli architetti”.

REM ci aiuta ad entrare “dentro” la sua testa per comprendere le sue idee: idee che non sono semplicemente spiegate come concetti intellettuali ma anche messe in pratica, trasformate in cemento e metallo. Il film mostra come le architetture, grandi o piccole che siano, influenzano ogni aspetto della vita delle persone che le costruiscono, le utilizzano e vivono al loro interno Bambini, adulti, senzatetto: persone diverse che posano il loro sguardo sulle architetture e le scelgono perché rispondono alle loro necessità, senza fini intellettualistici o filantropici.

C'è Mark Yatt, uomo senza fissa dimora che ha trascorso la maggior parte della sua vita nella biblioteca pubblica di Seattle progettata da Rem Koolhaas. La sua laurea in ingegneria l'ha portato ad apprezzare e approfondire la struttura, il layout e il design dell'edificio, legando la funzione principale di biblioteca a quella di riparo per senzatetto come lui e Phil Harvey, che qui viene invece a suonare il pianoforte e a leggere la saga di games of Thrones.

Quella di Louise Lemoine è la voce che racconta la Maison Bordeaux, dove è cresciuta e su cui ha lei stessa girato un film. E bastano poche parole per capire come l'architettura non sia solo un oggetto fisico: “la maggior parte delle persone non pensa nemmeno al luogo in cui vive, per noi la casa è diventata il personaggio centrale della nostra famiglia.” (leggi anche → I film di Ila Beka e Louise Lemoine)

Poi ci sono Dominique Boudet e sua figlia Laure, proprietari di Villa dell’Ava, Shohei Shigematsu, responsabile dello studio OMA di New York e, su tutti, l'occhio di un figlio che racconta il proprio padre: “quando fai un film su tuo padre la prima cosa che ti chiedono è l'obiettività, o più precisamente la sua mancanza. Credo che nessun essere umano sia capace di vera obiettività, ma l'essere figlio di Rem mi rende ancora meno obiettivo di quanto potrebbe esserlo un regista esterno. Invece di vederlo come un ostacolo da superare, ho deciso di usare il mio specifico punto di vista per aiutare il pubblico a capire alcuni aspetti del lavoro, della vita e del modo di pensare di Rem Koolhaas in un modo che nessun altro avrebbe potuto fare. (…) Volevo che REM creasse un collegamento con lo spettatore a un livello più profondo, subconscio, per mostrare gli edifici in modo vivo e dinamico, per mostrare Rem Koolhaas in un modo più ampio e viscerale e, soprattutto, per mostrare storie umane che si estendono alla storia degli edifici, dal processo di progettazione alla costruzione a molti anni dopo l'occupazione.”

www.labiennale.org/it/cinema/73-mostra/


di Carlotta Marelli / 9 Settembre 2016

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