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Una ristrutturazione d'autore

Paola Navone firma gli interni di una casa in Umbria

Cronaca di un progetto in uno spazio fuori dal comune il confronto tra l’audacia creativa di Paola Navone con il bisogno d’intimità di una padrona di casa poco silente. Il racconto e il punto di vista della progettista, architetto e designer, divertita all’idea di rendere vivibile un monolocale di 500 mq.

La telefonata. “Alla richiesta di occuparmi della ristrutturazione ho risposto che difficilmente seguivo progetti privati, però mi ha intenerito la sincerità della cliente tormentata dal dubbio se vivere in uno spazio così grande sarebbe stato gradevole ma anche convinta dell’unicità del luogo. Incuriosita sono partita per Spello. La realtà ha superato l’immaginazione, mi sono trovata in un buco immenso di 500 mq che nel punto più alto arrivava a 9,5 metri, con un tetto. Una stimolante follia”.

L’inizio. “Il posto, le preesistenze, l’idea su come assolvere alle funzioni del vivere sono alla base dei miei progetti. Poi, sono altri elementi (luce, materiali, arredi, oggetti, colori) che dialogando fra loro, qualche volta anche in modo schizofrenico, alla fine formano un’atmosfera. Per me è importante che le persone si sentano a proprio agio nello spazio che progetto, mai costretti a interagire con arredi arroganti. Spesso le mie case, anche quelle urbane, sono definite case di vacanza e ne sono felice, si vede che trasmettono serenità, leggerezza. A Spello era importante capire come si potesse organizzare una vita per due persone, che in più amano fare vita riservata”.

I lavori. “Dall’urgenza strutturale di tenere insieme il tutto tramite una centina in ferro è venuta fuori l’idea della balaustra che percorre tutto il perimetro a una certa altezza, disegnando un mezzanino all’ingresso, ospitando una zona-camino sospesa nel passaggio tra le zone giorno e notte. Dalla passione di entrambi per il collezionismo, la balaustra ha assunto la vocazione di galleria dei ricordi”.

Le idee. “Il piccolo corridoio a cannocchiale per evitare di buttarti nel vuoto e per apprezzare la sorpresa di uno spazio così speciale. I tappeti in piastrelle in cemento sui toni del grigio disegnate e fatte a mano in Marocco che nel pranzo fanno da tappeto al tavolo e nella zona notte, posate lungo il perimetro, trasformano al contrario il pavimento di legno in tappeto. Il gioco sulla scala degli oggetti, enormi o tanti piccolissimi”.

Le follie. “Il tavolo gigante di Riva fatto con legno di Kauri proveniente da una foresta seppellita da 42.000 anni sotto la torba in Nuova Zelanda, lungo 6 metri, materico, spesso, bello da accarezzare. Il divanone dove sono nascosti comodi tavolini, a creare un mondo, intimo e confortevole. Le torri-guardaroba nella grande piazza della zona notte che si spingono fino a 7 metri”.

Il racconto e le impressioni sincere di Andrea Falkner Campi, la padrona di casa, tenace, entusiasta, pronta al confronto, mai in soggezione.

La scelta. “Sono lettrice di Elle Decor da sempre e stacco le pagine che mi colpiscono ordinandole per temi. Ero stata ospite in una casa di amici progettata da Paola Navone e l’avevo amata al primo sguardo. Quando, al momento di affrontare la difficile ristrutturazione, ho rivisto le mie cartelle ho scoperto che quella più voluminosa era dedicata a Paola. Da qui la conferma che lei avesse le qualità giuste per affrontare un progetto ardito: competenza e inventiva artistica. Convincerla è stata dura, il percorso invece una entusiasmante scoperta”.

Sorprese. “All’inizio pensavo che circondarmi di presenze conosciute mi avrebbe rassicurato, Paola mi ha insegnato a fare molte scelte per apprezzare il meglio. Ho lasciato una casa antica nel centro storico di Spello e ho scoperto la magia di uno spazio in campagna che ti fa sentire leggera, libera, attenta alla natura. Desideravo un camino e, a sorpresa, è volato a mezz’altezza, avevo bisogno di capaci armadi e mi sono ritrovata torri di contenimento. Avevo il terrore di sentirmi “lost” nello spazio e invece mi sento protetta, avvolta dalla luce, circondata da belle cose”.

Contrasti. “Solo per motivi economici. Paola mi aveva proposto meravigliose, antiche piastrelle siciliane nei colori bianco e magenta ma erano troppo costose. Ha trovato una alternativa ancora più originale, disegnandole e facendole fare in Marocco, in cemento decorato a stampo. Paola più volte mi ha sorpreso per la sua concretezza e competenza. Non soffre di lesa maestà se le sue idee non possono essere realizzate, ne elabora velocemente altre, sceglie ingredienti diversi, trova soluzioni alternative sempre più brillanti. Ha un bagaglio di informazioni mostruoso e ancora voglia di sperimentare il nuovo. È un vulcano”.

Il cambiamento. “Anzitutto logistico. Oggi viviamo e lavoriamo nello stesso luogo, un complesso agricolo del ’700 con una villa che accoglie la sede dell’Editoriale Campi, l’azienda di famiglia che proprio quest’anno compie 250 anni, diretta da mio marito Feliciano, famosa per il calendario e l’almanacco Barbanera, con la redazione, l’archivio storico e gli uffici. Un edificio annesso ospita una collezione sul tema almanacco con oltre 50.000 documenti e edizioni raccolti in tutto il mondo. Della villa abbiamo scelto il sottotetto dove un tempo si allevavano i bachi da seta, vicini al lavoro, ma totalmente in un altro mondo”.

Rimpianti. “Nessuno, rifarei tutto, forse con meno paure, avrei accettato qualche idea di Paola ancora più originale”.


di Rosaria Zucconi / 2 Aprile 2014

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