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Restyling di una penthouse d'autore a Chicago

Vivere in una torre progettata da Mies van der Rohe e reinterpretata dal progetto Eric Ceputis, tra modernismo e contemporaneità

Difficile immaginare una casa che più di questa penthouse riassuma i diversi richiami di Chicago. Da ogni angolo, panorama a 180 gradi offerto dalle pareti di vetro, interrotte solo da piloni di acciaio, in una delle più avveniristiche architetture urbane firmate da Mies van der Rohe: una delle due iconiche torri grattacielo, dislocate entrambe sul lungolago (rispettivamente ai nn. 860 e 880 di Lakeshore Drive), costruite tra il 1949 e il 1951. Una pietra miliare dello skyline di Chicago, una dichiarazione di ottimismo futurista.

Nel progetto iniziale le due torri disposte a croce su uno spazio triangolare prevedevano otto appartamenti per ognuno dei ventisei piani, singolarmente affacciati sul lago Michigan oppure su una delle nevralgiche intersezioni di Downtown, con la piazza dominata dal John Hancock Building. Mies van der Rohe e sua moglie furono tra i primi residenti e rimasero a godersi questo nuovo concetto di high rise living per alcuni anni. In tempi più recenti, durante la ristrutturazione da parte degli architetti Krueck & Sexton, l’ultimo piano è stato suddiviso in due sole e spaziosepenthouse: l’occasione perfetta per la proprietaria attuale, una collezionista d’arte e design contemporaneo, appassionata d’architettura, che allora abitava fuori città in una villa sulle sponde di Lake Forest, ma desiderava ritornare alla vita urbana.

L’appartamento all’880 di North Lakeshore Drive aveva anche tutte le caratteristiche per fare da adeguata cornice alla collezione. Una prospettiva entusiasmante per la padrona di casa, che per la ristrutturazione degli interni (discussa in stretta e continua collaborazione) si è rivolta al suo designer di fiducia, Eric Ceputis: “Decidemmo di conservare il più possibile i materiali originali, modernizzandoli con una palette di colori che rendeva il tutto più intrigante”, racconta il progettista. “Vernice grigio scuro sul legno di quercia dei pavimenti, acciaio naturale spogliato dalla vernice nera per i piloni, grigio perla alle pareti per mettere in risalto le opere d’arte, molte diverse tonalità di grigio e metallo anche per i mobili”.

Il risultato è un’atmosfera cool, perfino sexy, originale. Uno stile definito, con pezzi unici che esprimono una consapevolezza serena del modernismo (Angelo Mangiarotti, Vico Magistretti, Andrea Branzi e Isamu Noguchi figurano tra i designer preferiti dalla proprietaria), con qualche guizzo di fantasia e colore come nel caso del poggiapiedi di Maarten Baas (rielaborazione di un design originale di Gustav Stickley, rivestito di un morbido tessuto peluche giallo seppia, firmato da Claudy Jongstra).

È stato un work in progress durato alcuni anni, acquistando quadri e mobili ad aste e fiere quando avevamo già in mente un’immagine potenziale dello spazio. Senza dimenticare lo stretto dialogo che gli interni intrecciano con l’esterno: una condizione rara, preziosa nel pieno centro urbano di una città come Chicago, costruita soprattutto in verticale”. L’unico materiale a cui Ceputis ha dovuto rinunciare, per questioni di budget, è il travertino per i pavimenti, che invece figura da protagonista nella bellissima lobby d’ingresso e nella Plaza che unisce le due torri. Ma è una mancanza più che compensata dalle suggestioni create dall’attenzione ai dettagli, dalle scelte d’arredamento e dalla presenza di opere d’arte di valore.

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di Gloria Mattioni / 19 Marzo 2014

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