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Elle Decor Italia

A casa di Luca Bombassei

In un appartamento di un palazzo storico milanese dalla forte personalità, il fondatore di Blast Architecture sperimenta la sua voglia di cambiamento

L’abitazione milanese dell’architetto Luca Bombassei rivela una personalità decisa quanto riservata, un profondo amore per l’arte, una visione eclettica della professione, ispirata al pensiero di Carlo Scarpa, per come è riuscito a far dialogare le diverse epoche con la contemporaneità, a valorizzare il contenuto attraverso il contenitore e non viceversa.

Hai scelto un palazzo dei primi del ’900: perché?

Mi piaceva il suo carattere borghese, sono rimasto affascinato dal curioso e inaccessibile deposito delle carrozze (diventato poi delle auto) su una pedana girevole in legno nei sotterranei del condominio. Ho apprezzato il contesto, la vicinanza dei giardini di Porta Venezia, dei palazzi del Sommaruga, del Portaluppi, fino alla casa Rasini di Gio Ponti. Lo spazio, i volumi mi fanno sentire a mio agio, hanno una personalità forte e chiara, in grado di sopravvivere alla mia inesauribile voglia di cambiamento. Un contenitore in cui si percepisce la storia della città che allo stesso tempo mi fa sentire libero.

Come si presentava?

Era uno spazio sopravvissuto alla Milano della moda, uno dei tanti showroom in cui il parquet storico era stato sostituito da listoni di teak e invaso da marmo rosa. Un trucco pesante che non mi ha impedito di scorgere l’ottima struttura con dettagli da riprendere e valorizzare. Ho riportato la casa alle origini, posato a lisca di pesce vecchi parquet di recupero e ripristinato gli stucchi manomessi. Ho anche usato/osato il seminato bianco per dare luce all’ingresso, rivisitato i serramenti interni, aggiornato la distribuzione delle zone servizi, ampliando la cucina come spazio conviviale.

I punti di forza del progetto?

L’equilibrio raggiunto dall’incontro della tradizione con la contemporaneità, rappresentata anche solo da un arredo, da un materiale, da un’opera d’arte. Quando accendo la grande insegna al neon azzurro dei Claire Fontaine, il cui contenuto è una frase di Bertold Brecht, tutta la casa cambia atmosfera e diventa uno spazio nuovo che vivo e faccio vivere ai miei ospiti con differenti emozioni.

Come affronti il cambiamento?

Sono preda di facili innamoramenti, vedo un oggetto, un mobile, una lampada o una bella foto e cedo all’impulso di averli. Solo dopo penso a come contestualizzarli e allora sposto, stacco, accatasto e la casa cambia aspetto involontariamente. Sono cambiamenti irrazionali e imprevedibili, determinati dalla passione, ovviamente soggettiva, per il bello. Non a caso il mio motto è “la coerenza è per chi non ha idee”.

Cosa ti seguirà per sempre?

Le opere d’arte collezionate negli anni: le considero istantanee della mia vita, di come ero e come sono diventato. Non potrei mai separarmi da una fra le tante, significherebbe negare una parte di me. lI committente ideale? Non quello che mi dice: ecco le chiavi, ci vediamo tra sei mesi a casa finita. Ma chi con me condivide interessi e passioni, mi permette di scoprirne di nuove e di fargliene scoprire.

Sogni nel cassetto?

Ho i cassetti ricolmi di progetti, anche di vita. Oggi vorrei iniziare una mia produzione di olio in Puglia: la vita rurale in un luogo che quanto a storia, architettura e natura ha pochi rivali, mi ha conquistato. 


di Rosaria Zucconi e Francesca Benedetto / 25 Novembre 2016

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