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Elle Decor Italia

L'esclusivo dietro le quinte delle case più belle di New York

Polly Devlin racconta in un libro gli ambienti intimi, dai più minimal ai più fastosi, dell'intellighenzia newyorchese

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Annie Schlechter

Fantasy in Harlem, la casa di James Fenton e Darryl Pinckney. Le sedie rosse sono le classiche “Navy” chair di Emeco. A destra dei fornelli, una stampa di Tom Phillips basata su una vecchia cartolina. Il poster vicino alla finestra proviene da una mostra di dagherrotipi di Edimburgo, mentre le scaffalature da una libreria di Lexington.

A metà settembre è uscito un libro che racconta le case bellissime di New York. L’autrice, Polly Devlin, è anche broadcaster e film-maker e ha una vera passione per gli appartamenti, le case, i loft e gli studi della Grande Mela. “New York: Places to Write Home About” racconta abitazioni “che colpiscono l’immaginazione, create da persone che rifiutano di vivere in un mondo strettamente funzionale”. Perché “creatività e inventiva sono essenziali alle nostre vite”.

Qui a elledecor.it abbiamo deciso di dare insieme a voi una sbirciata alle sue pagine, per partire alla scoperta di una New York bellissima e nascosta, tra i salotti e le camere da letto di artisti, scrittori, gioiellieri, e architetti: che abitano le case più belle: quella che secondo l’autrice è “l’ordinaria umanità di New York”, ma forse ne rappresenta la parte più creativa, che per l’occasione ha aperto i propri ambienti privati agli scatti della fotografa newyorchese Annie Schlechter. 

Casa di Jane Rosenblum,sala da pranzo: sul tavolo in polvere di vetro di Daniel Clément pende un lampadario trovato da Jane a Miami. A sinistra un dipinto di Alan Turner, mentre sulla destra un’opera di Frank Stella sotto un collage di Bruce Conner. Sul muro di destra, un grande lavoro di Kelley Walker.  

A differenza di altri artisti, Jane Rosenblum non usa casa sua come espediente per esporre le proprie opere: ha dato spazio a quelle di altri. La sua è una casa elegante costruita con arenaria bruno-rossa sulla West 10th Street, una strada inclusa nella mappa del Women’s Rights Historic Sites. "Entrare a casa sua è come saltare dentro una porta dorata ed essere investiti da uno spettacolo in technicolour pieno di cose strane”, scrive la Devlin, “come in un favoloso bazaar fine ‘800 immaginato da Balzac in pieno oppio. Insomma, la casa di un’artista che ci catapulta nella New York più contemporanea ed eclettica. 

Appartamento di Kenneth Jay Lane a Murray Hill, salone. due busti in marmo di due cavalieri, un uomo e una donna, ci trasportano nei fasti del diciassettesimo secolo. Regolarmente prestati al MoMa, si ergono sulla mensola del camino in marmo italiano, originale della magione come il soffitto finemente intonacato da cui pendono due lampade Denning & Fourcade.

Dalla New York contemporanea veniamo riportati à rebour verso la decadenza pomposa di questa enorme casa su Park Avenue. Qui potrebbero aver vissuto tutti i grandi dandy della storia: Dorian Gray, Beau Brummell, Raimondo Lanza (quello del “vecchio frack di Modugno, per intenderci). Infatti questo sontuoso trionfo di arredo massimalista e glamour è l’abitazione del designer di gioielli Kenneth Jay Lane soprannominato King of Faux. Uno degli ultimi veri dandy di New York, che la Devlin è riuscita a incontrare prima della sua scomparsa avvenuta lo scorso 20 luglio a 85 anni. Lane aveva disegnato gioielli - tra gli altri - per Bulgari, Cartier, Chanel. Oggi i suoi preziosi sono considerati pezzi da collezione. La dimora è sfarzosa: dipinti orientalisti rifulgono su muri di Herculon color cioccolata. Finestre francesi sono ombreggiate da tende a “ruche” che danno su Park Avenue. È vero o no che viene subito voglia di rileggere Il Piacere di D’Annunzio? 

La casa di James Fenton, poeta e giornalista, e del suo partner Darryl Pinckney, romanziere americano, drammaturgo e saggista si trova ad Harlem, a Mount Morris Park. La Devlin lo descrive come un palazzo della vecchia Londra Dickensiana che non ti aspetteresti di trovare qui. Si accede da un portico colonnato con architravi scolpite. Un edificio enorme - 900 metri quadri! - progettato dall’architetto e artista bastoniamo Frank Hill Smith intorno al 1890, nello stile dello studio McKim Mead & White. Passata la porta si scopre un universo colorato di incantevoli soprammobili - è un “fantasy palace” -  ambienti allettanti (stanze ovali, scale serpeggianti), finestre dai vetri colorati, tessuti provenienti da tutto il mondo, reperti archeologici, stampe espressioniste tedesco, dagherrotipi, e altre rarità di ogni tipo (foto in apertura). 

In alto a sinistra, il loft degli architetti Linda Pollak e Sandro Marpillero. Scorgiamo dall’alto di una libreria in ammezzato una riproduzione del sofa Eileen Gray, della chaise longue Le Corbusier/Perriand e del tavolo Noguchi. A destra, la porta della “stanza di marmo” della Payne Whitney Mansion, che porta al secondo piano della libreria Albertine. 

Riadattato a “Live Work Loft” da una fabbrica di scarpe del 1860, nel cuore di Tribeca, il loft dello studio MPA è organizzato su tre livelli ed è più verticale che orizzontale: un ambiente professionale e domestico che riflette le personalità dei coniugi. 

Quanto alla Payne Whitney Mansion (in alto a destra), l’autrice la definisce “mozzafiato”. Un rifugio unico sulla Quinta strada in un meraviglioso edificio ornato dall’edera. Progettata da Stanford White, rappresenta il “rinascimento americano” dell’epoca nota come Gilded Age, gli anni così battezzati da Mark Twain tra il 1870 e il 1900. Fu il regalo di nozze del colonnello Oliver Payne al nipote Whitney e alla moglie Helen Hay, donna di lettere nota come “poetessa della sala da ballo” che vi abitò fino al 1944. Lo zio spese più di 350 mila dollari (di allora!) per comprare gli arredi in Europa: statue, dipinti, tappeti, lampadari, tappezzerie. Oggi ospita il Centro Culturale dell’ambasciata francese negli USA, e una libreria di testi, sempre in francese: l’Albertine.

www.pimpernelpress.com/new-york

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di Roberto Fiandaca / 18 Ottobre 2017

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