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Un giardino segreto in una ex fabbrica di matite a Copenaghen

A Copenhagen, l’architetto David Thulstrup ha trasformato in abitazione l’autorimessa di un’ex fabbrica. E al suo interno ha nascosto un giardino

Convertire in abitazione contemporanea una fabbrica di matite degli anni ’30 a Islands Brygge, quartiere dei docks di Copenhagen diventato negli ultimi anni di assoluta tendenza, corrispondeva perfettamente alle aspirazioni del fotografo Peter Krasilnikoff, attratto dai grandi spazi e dalle situazioni inconsuete.

La storia comincia nell’anno zero del terzo millennio, quando il protagonista, che abita ancora in un ex laboratorio situato nel medesimo quartiere, all’epoca del tutto marginale, decide di acquistare l’officina dismessa dove attualmente vive.

“Pensavo che sarebbe stata la location ideale per uno studio fotografico, con quel suo look industriale stile New York, cosa assai rara in questa città”, racconta il proprietario, che però non dà inizio immediato al progetto. Passa qualche anno, ma l’idea è sempre viva.

Innamorato dello spazio, attratto dalla struttura anticonvenzionale e sfidante, incarica l’architetto David Thulstrup di costruire la sua abitazione privata in quello che era il garage del fabbricato. Thulstrup ha appena aperto uno studio in città, dopo avere collaborato per più di due anni con Jean Nouvel a Parigi e successivamente con Peter Marino a New York come responsabile di progetto delle nuove boutique Chanel. Per realizzare la casa, l’architetto coniuga con talento passato industriale e presente residenziale, privilegiando il libero passaggio della luce.

Ci vogliono due anni per portare a termine i lavori. Del building originale resta poco. “Non sarebbe stato possibile costruire un terrazzo sull’edificio esistente, per questioni di peso. Dunque ho mantenuto solo tre muri di mattoni, che danno carattere e che hanno rappresentato la mia prima fonte di ispirazione”, spiega Thulstrup. L’insieme è concepito intorno a un atrio, luminoso e aperto a una vegetazione lussureggiante selezionata ad hoc. “L’idea era proprio quella di creare un’oasi centrale”, conferma l’architetto, che ha prolungato le pareti vetrate fino al tetto-giardino, piantumato con pini, meli ed erbe aromatiche.

Spazio speciale è anche quello della cucina, dove la luce piove da un’apertura zenitale e l’ingresso avviene attraverso una strategica porta a lamelle di legno: si è liberi di guardare fuori, ma dall’esterno la vista è top secret. Sul tema della privacy, alquanto delicato in un open space dai muri trasparenti, il progettista ha dato anche risposte soft. Per esempio con tendaggi di velluto a tutta altezza, che creano zone più intime e protette, portando note di colore a contrasto con il bianco delle pareti e il grigio dei pavimenti in cemento. I mobili, rari ma scelti con cura, sposano semplicità e linee pulite. Firmato Rietveld o Paulin, non manca qualche pezzo icona. Iconica è anche l’auto di Peter. Che non trova più posto nell’ex garage. 

studiodavidthulstrup.com

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di Ana Cardinale / 10 Maggio 2016

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