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Elle Decor Italia

Loft industriale, ecco come l'hanno ripensato due artisti di San Francisco

La pittrice Heather Day e il musicista Chase McBride aprono le porte del loro loft, un laboratorio permanente dove liberare la creatività

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© Margaret Austin Photography

Lavorare e vivere in un un loft industriale che sia uno spazio versatile, originale, che incoraggi la creatività: è il sogno di qualunque artista. La pittrice Heather Day e il musicista Chase McBride sono riusciti a realizzarlo: il loro loft, pieno di luce e colori, sembra fatto apposta per elevare l'arte a lifestyle. Più che una casa, questo appartamento distribuito su tre piani, è un microcosmo in continuo mutamento, un laboratorio e uno show-room, dove tele e spartiti diventano elementi d'arredo e i pavimenti si imbrattano felicemente di schizzi di vernice. 

© Margaret Austin Photography

Siamo a San Francisco, nel Dogpatch, un quartiere giovane e palpitante appena fuori dal centro, in cui si respira un'atmosfera unica. Designer, blogger e fotografi si ritrovano nei locali, mentre le porte delle case alla sera restano aperte per lasciare che la musica si riversi nelle strade. Qui sorge il suggestivo loft in stile industriale di Heather e Chase, che un tempo era un magazzino destinato alla riparazione delle auto, con soffitti alti, ampie vetrate e lucernari.

© Margaret Austin Photography

Di quel passato operoso resta traccia nel carattere marcatamente raw del loft, che ha mantenuto lo stile industriale delle origini. Ad intuire il potenziale del luogo è stato il precedente inquilino, un artista a sua volta, che con l'aiuto della designer Sarah Owen ha riorganizzato gli spazi, cercando un equilibrio tra la dimensione lavorativa e quella privata. Heather si è innamorata del posto a prima vista, quattro anni fa, spiandolo attraverso una finestra, mentre passeggiava con un'amica. “Un giorno questa sarà casa mia”, è stato il suo, profetico, commento.

© Margaret Austin Photography

Appena trasferiti, lei e Chase hanno impresso al loft la loro impronta personale: l'appartamento open space è un connubio di suoni e pittura, con una pianta aperta che favorisce l'interazione e la contaminazione fra le due forme d'arte. Mentre al secondo piano Chase strimpella la chitarra, il pennello di Heather sferza la tela a ritmo di musica. Ciascun ambiente ha una precisa funzione, ma al contempo un’anima flessibile, che consente di trasformarlo all'occorrenza: così la casa può ospitare un servizio fotografico e subito dopo una cena tra amici.

© Margaret Austin Photography

Il livello inferiore funziona come salotto, cucina e studio d'arte. Il secondo piano è invece il regno di Chase e dei suoi strumenti, ma prevede anche un ampio bagno e un deposito di tele, adattabile a stanza per gli ospiti grazie a un letto estraibile. All'ultimo livello si accede solo con una scaletta in noce: qui si trova la camera padronale, intima e accogliente, da cui si può guardare giù, abbracciando in un colpo solo tutto l’appartamento. Heather e Chase la chiamano la loro “casa sull'albero”.

© Margaret Austin Photography

Per quanto riguarda gli arredi, vige la regola “less is more”. Racchiusi in un guscio di cemento fatto di pareti candide dalle linee nette e spigolose, i pochi mobili del loft open space si caratterizzano per la loro natura multiuso. Si possono adattare a funzioni diverse e spostare facilmente da un locale all'altro (pensiamo al tavolo da pranzo o al sistema di scaffali, disegnati da Justin Godar a questo scopo). Dettagli aggiuntivi come i cuscini, i tappeti variopinti e le piante contribuiscono a stemperare l'asprezza industriale del loft. I colori vibranti arrivano dall'estro di Heather e si sommano alle sfumature calde del legno per contrastare il bianco dominante nella casa.

© Margaret Austin Photography

Un dettaglio che balza agli occhi è la quasi totale assenza di luoghi di stoccaggio. Prima di trasferirsi, la coppia di artisti ha dovuto sbarazzarsi del superfluo. Ogni oggetto nuovo che entra in casa presuppone che qualcos'altro esca. Può sembrare un equilibrio complesso, che però si traduce in una possibilità di metamorfosi perenne, imprevedibile e stimolante. La casa diventa un work in progress, dove l'arte influenza la vita e viceversa.

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di Elisa Zagaria / 6 Novembre 2017

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