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Elle Decor Italia

Abitare in una casa di design

A Milano in un loft popolato da pezzi d'autore

Non poteva che scegliere di abitare in un loft Monika Unger, architetto, esperta in comunicazione, collezionista di mobili di modernariato, regista di eventi per aziende internazionali. Soltanto un volume aperto e luminoso, da organizzare e modellare secondo il suo mutevole stile di vita, poteva attrarla. A Milano Monika abita in uno spazio total-white, con finestre a intera altezza su tre lati, che trasmette la stessa emozione di vivere in un loft al piano alto di un edificio a New York. Un grande rettangolo aperto dove solo la scala disegna un forte taglio obliquo collegandosi al soppalco della zona notte. Monika ha una formazione internazionale e una visione dell’abitare poliedrica. Cresce in ambiti di intenso fermento culturale, prima a Varsavia, città natale, poi a Bruxelles, dove si laurea in architettura allo storico Le Cambre fondato da Henry Van De Velde, erede del Bauhaus. Dopo un master in Environmental Design al Mit di Cambridge, seguito da un’esperienza professionale sempre in America, si trasferisce in Italia, dove consolida la sua vocazione per l’architettura, le arti e la comunicazione visiva, dapprima a fianco dell’architetto Giancarlo De Carlo, poi occupandosi di progetti internazionali per Olivetti. Percorsi di successo che la portano nel ’94 a fondare la Creative Communications, agenzia di comunicazione e progettazione, dove negli ultimi tempi si impegna a sviluppare un innovativo servizio di home staging. “Che è l’arte di valorizzare una proprietà immobiliare migliorandone l’immagine in tempi brevi e a costi contenuti” - racconta Monika - “uno strumento di marketing, molto usato negli USA, che mi stimola e diverte. Ho sempre amato riempire, svuotare e cambiare l’arredo del mio loft secondo gli ultimi innamoramenti e scoperte di pezzi d’arredo particolari. Le mie collezioni nascono dalla passione, da sempre concentrata sul movimento modernista e soprattutto sul paesaggio domestico razionale e sobrio disegnato dal mobile scandinavo. Comodo, pratico, minimalista, esempio mai più superato di design democratico e accessibile, il design nordico conserva e integra, dopo 50 anni, la sua attualità, accostandosi perfettamente a quello di oggi, apporta una nota di personalità e originalità. Nei paesi dell’est, e in Germania in particolare, nel dopoguerra sono stati creati e prodotti mobili che si rifanno al modello scandinavo adatti alle ridotte dimensioni delle nuove abitazioni. Io, che sono nata e cresciuta nella Varsavia degli anni ’50 in piena ricostruzione in una casa arredata con quel Buon Design, non ho mai smesso di amarlo. Da poco ho scoperto il fascino del mobile modernista brasiliano. In questo caso l’approccio è totalmente diverso. I designer e architetti brasiliani disegnavano per una élite che abitava in grandi ville e appartamenti progettati sull’onda delle Model house americane. La produzione è più limitata, i materiali preziosi, invece del teak troviamo il legno di Jacaranda, al posto della lana cotta, la pelle pregiata. Adesso impazzisco per i mobili disegnati da pionieri come Joaquim Tenreiro e Sergio Rodriguez che spero di far apprezzare in Italia, patria del design di ieri e oggi”.


di Rosaria Zucconi / 24 Ottobre 2013

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