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Elle Decor Italia

Dentro la villa del film italiano che ha incantato l’America

Villa Albergoni è il set in cui si svolge la storia dei protagonisti di Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino che sta facendo il tutto esaurito negli Stati Uniti

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Quello di Luca Guadagnino con le case è un rapporto stretto, a cui dedica lo stesso amore e la stessa cura che mette nei personaggi dei suoi film: nel 2016 aveva scelto Villa Necchi Campiglio per Io Sono L’Amore, un film in cui l’opera di Portaluppi riveste quasi la stessa importanza di Tilda Swinton.

Leggi anche → L'ultimo film di Paolo Franchi parla d'amore e di spazi

Per Chiamami col tuo nome, in arrivo nelle sale italiane il 25 gennaio, basato sull'omonimo romanzo del 2007 di André Aciman, ha scelto invece la location di Villa Albergoni: il film, terzo nella “trilogia del desiderio” di Guadagnino dopo Io sono l'amore e A bigger splash, si apre con Elio Perlman (interpretato da Timothée Chalamet) che svuota una grande armadio di legno pieno di vestiti in una camera da letto della casa lombarda della sua famiglia. 

Segue l’arrivo di Olivier (Armie Hammer), studente americano che passerà l’estate nella villa per aiutare il padre di Elio nelle sue ricerche, e il tour della casa che attraversa le stanze vuote fino ad arrivare al bagno - uno spazio in stile anni '30 piastrellato di blu pallido -il set da cui prenderà le mosse la storia d’amore tra i due ragazzi.

Tutte le foto: Giulio Ghirardi

Nonostante il libro sia ambientato in Liguria, Luca Guadagnino (che vive in un palazzo del 17° secolo a Crema) scrive la sua personale lettera d’amore alla campagna lombarda scegliendo di girare il film in un'antica fortezza abbandonata del XVII secolo a Moscazzano, in provincia di Cremona, trasformandola in un’estensione delle emozioni dei protagonisti che la abitano grazie all’aiuto dell’amica interior designer Violante Visconti di Modrone, che al New York Times rivela “non avevo mai fatto scenografie prima, e ho pensato che sarebbe stato particolarmente difficile perché la villa era enorme, e per lo più vuota.”

Un’impresa difficile soprattutto perché l’intento del regista era di ricreare il momento della storia, ambientata nel 1983, e della sensazione del tempo che passa, delle persone che hanno vissuto questi spazi prima dell’arrivo dei protagonisti. Riuscita grazie a un lavoro di ricerca nei negozi antiquari, negli archivi e anche tra ricordi e cimeli personali.

Al centro della vita famigliare dei Perlman c’è il soggiorno, immaginato come un luogo di cultura di una famiglia intellettuale e internazionale, ammorbidito da Visconti di Modrone con una serie di dipinti giapponesi alle pareti e dei tappeti a coprire il pavimento. Divani, poltrone, tavoli e finestre sono stati vestiti con i tessuti Dedar recuperati dagli archivi, mentre i complementi arrivano dall’antiquario milanese Piva & C.

Se il resto della casa ha subito pochi rimaneggiamenti, fatto salvo qualche libro aggiunto allo studio e le grandi mappe appese per rendere meno austero l’ingresso (provenienti dalla libreria antiquaria Perini di Verona), il giardino ha visto l’intervento della paesaggista Gaia Chaillet Giusti, che ha aggiunto un pergolato, degli alberi di albicocche e di pesche.

"Noi raccontiamo storie e quelle storie devono accadere nello spazio. Perché non siamo il prodotto di, diciamo, un dialogo. Il personaggio deve essere un prodotto del comportamento e dell'interazione dello spazio ", ha spiegato Luca Guadagnino in una recente intervista all’edizione americana di Elle Decor  "Quindi per me lo spazio è tutto."


di Carlotta Marelli / 8 Dicembre 2017

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