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Ecosostenibilità e risparmio: tutti vorremo una “casa passiva” come questa

È un modello costruttivo che esiste da 30 anni, ma ora si sta affermando come il più efficiente. Un esempio dagli USA, firmato SHED Architecture & Design

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© Mark Woods

Non serve prevedere il futuro per sapere come sarà l'architettura di domani: sostenibile, autosufficiente, green. Ce lo chiede il pianeta, minacciato dal surriscaldamento globale e dall'inquinamento, ce lo dimostrano ogni giorno studi accademici e progetti sempre più evoluti. Come Madrona Passive House, una casa eco-friendly che porta la firma di SHED Architecture & Design in collaborazione con Hammer & Hand, società in prima linea nello sviluppo di case passive.

Ma che cos’è una casa passiva? Il termine ha già trent'anni di storia alle spalle, una storia tutta europea, nata dal fortunato incontro di due università, una svedese, l'altra tedesca, che nel 1988 decisero di unire le forze per dare vita a un nuovo concept abitativo. Alla base c'era l'idea di coordinare vari dispositivi e accorgimenti per l’isolamento termico e l’efficienza energetica: i risultati furono sorprendenti. Sin dai primi esemplari costruiti negli anni novanta, soprattutto in Nord Europa, Passivhaus, nell’originale definizione tedesca, si è imposta come il modello di abitazione più performante in termini di efficienza e risparmio energetico: detto in altre parole, una casa passiva sa badare a se stessa e al proprio benessere termico, regolando autonomamente caldo e freddo in uno scambio intelligente tra interno ed esterno, senza avvalersi di impianti convenzionali, come termosifoni e condizionatori. Più precisamente, la casa è detta "passiva" perché il calore trasmesso dal sole attraverso le finestre, sommato a quello generato internamente dagli elettrodomestici e dagli occupanti stessi, è pressoché sufficiente a compensare le perdite dell'edificio durante l'inverno. Ma siccome caldo e freddo non sono sempre disponibili quando ne abbiamo bisogno, l’architettura passiva punta tutto sulle "masse di accumulo termico", adottando materiali capaci di trattenere al meglio la temperatura, come quelli pesanti che ci arrivano in dote dall'edilizia tradizionale (pietra, calcestruzzo, laterizio) o altri di nuova concezione (PCM-phase change materials).

© Mark Woods

Quali sono le caratteristiche tecniche di una casa passiva? Proviamo a riassumerle in cinque parole chiave: isolamento termico, calore interno, finestre termiche, forma ed esposizione, ventilazione. L'isolamento si ottiene con muri più spessi (30 centimetri circa, contro gli 8-10 delle case tradizionali), in cui l'isolante è collocato nello strato più esterno. Perfettamente “sigillata”, la casa può trarre calore anche da fonti a cui di solito non si presta attenzione, come la TV accesa o l’acqua calda con cui laviamo i piatti. Per evitare dispersioni ci sono poi le finestre a triplo vetro, accuratamente posizionate per catturare il massimo della luce solare. Oltre all'esposizione, è decisiva la forma: volumi compatti rispondono meglio di costruzioni spezzettate e distribuite. E per finire c'è la ventilazione controllata, ovvero un sistema che permette all’aria in entrata di assorbire fino all’80-90% del calore dell’aria in uscita. Così tenere le finestre aperte non è più un problema, anzi aiuta a uniformare la temperatura delle diverse zone dell’edificio, recuperando il calore dalle stanze dove se ne produce di più (come il bagno e la cucina) per trasferirlo a quelle più fredde, come le camere da letto.

Se tutti queste informazioni vi hanno un po' confuso, eccone una che azzera ogni dubbio: una casa passiva consuma in media 1,5 litri di carburante (equivalenti a circa 15 Kwh) per metro quadro, contro i 10-12 litri richiesti da una casa tradizionale. Basta un rapido calcolo per cogliere il vantaggio: un risparmio del 90%! Vi è venuta voglia di trasferirvi in una casa così, che fa bene all’ambiente e anche alle vostre tasche? Qui trovate un modello perfetto a cui ispirarvi.

© Mark Woods

Situata a Seattle, Washington, Madrona Passive House si presenta all'esterno come un blocco massiccio e squadrato, la cui monolitica compattezza è stemperata un po' dal gioco di altezze diverse che prefigura i vari livelli. Lo spesso rivestimento che la avvolge è composto in prevalenza da fibra di vetro ad alta densità, cui si aggiunge uno strato di lana minerale, protetto a sua volta da pannelli di cedro.

All'interno, il rigore lascia il posto a spazi fluidi, toni caldi e sfumature pastello. Il cuore della casa è l’open space che ingloba salotto, cucina e sala da pranzo. L'ambiente, ampio e arioso, è contornato dalla libreria in noce che occupa l'intera parete posteriore, e dalle grandi finestre, rigorosamente a triplo vetro, che fotografano il panorama, sotto le quali sono ricavate comode panche.

 

© Mark Woods

Pennellate verdi e celesti ingentiliscono gli arredi sobri e contemporanei, dalle ante degli armadi al bancone della cucina. Lo stesso mix cromatico, abbinato al legno, che caratterizza finiture e pavimenti, si ritrova al livello superiore, cui si accede attraverso una semplice scala in noce.  Qui sono dislocate le camere da letto e il raccordo con l'esterno è suggellato da un balcone accessibile da diversi ambienti, da cui si gode una vista mozzafiato sul paesaggio.

© Mark Woods

In cima al tetto sono infine montati dei pannelli fotovoltaici, per potenziare ulteriormente la capacità energetica della casa. Madrona Passive House ad oggi produce più energia di quella che consuma, con un bilancio termico in attivo che certifica la validità del progetto. Un esempio da copiare, per prepararsi al futuro in modo consapevole e lungimirante.

www.shedbuilt.com

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di Elisa Zagaria / 22 Novembre 2017

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