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Materiali raw e mobili su misura, i segreti per un monolocale con l’home feeling

Tria Arquitetura ripensa un monolocale di 27 mq dove godere appieno del senso di "casa"

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Alessandro Guimarães

Ironico il nome Vila Olimpia per un monolocale di 27 mq? Non del tutto: grazie al progetto di Tria Arquitetura lo studio emana una vera sensazione di casa

Appena 27 mq ma che personalità! Stiamo parlando del progetto Vila Olimpia con il quale lo studio TRIA Arquitetura ha accolto la sfida di creare un vero “senso di casa” a degli spazi abitativi veramente ridotti.

La tiny house di San Paolo del Brasile è stata vissuta dai due architetti Marina Cardoso de Almeida e Sarah Bonanno, come una proposta adattabile a diversi tipi di residenti.

Flessibile, ovviamente, ma soprattutto creativa, questo monolocale di 27 mq privilegia la privacy inventandosi una maniera innovativa di concepire gli spazi.

La prima scelta degli architetti è stato proprio la parete di mattoni di cemento ad effetto traforo che isola lo spazio in cui si trova il letto, evitando che la luce proveniente da una singola finestra della cucina venisse dissipata.

Spesso i monolocali offrono una privacy minima ed è frequente che la prima cosa che si vede entrando è proprio il letto, con la conseguente spiacevole sensazione di vivere in una "camera d'albergo". Per evitare tutto questo, gli architetti hanno cambiato la sistemazione degli interni e hanno restituito all’abitazione un vero e piacevole "home feeling".

Tutte le foto: Alessandro Guimarães

Per questa ragione non si sono limitati a considerare gli interni unicamente come luoghi dove fosse possibile passare la notte, ma hanno dato a tutti gli ambienti - cucina, soggiorno e camera da letto – una forte connotazione di spazi vitali.

Identità e privacy sono quindi i temi che vengono svolti per ridefinire gli interni del monolocale.

Questa sfida si è concretizzata in una costruzione architettonica e in una scelta oculata dei materiali. A cominciare dal bagno, situato dietro la stanza alla destra entrando dalla porta principale. Nella situazione originale presentava solamente un semplice divisorio in vetro, ora è invece stato arricchito da una persiana che lo nasconde permettendo di avere contemporaneamente privacy e illuminazione naturale.

Un ottimo risultato utilizzando soluzioni semplici che non comportano procedure laboriose o costose.

Oltre a queste barriere visive, gli architetti hanno creato un unico mobile che collega gli ambienti, una sorta di base in legno che passa prima sotto al letto e al divano, per arrivare poi in cucina dove assume una doppia funzione di sedile e di cassetto.

Gli architetti hanno scelto per questa struttura la formica, materiale capace di armonizzarsi con le altre tonalità di rivestimenti e mobili, suggerendo una sensazione di grande comfort e relax ma soprattutto regalando una sensazione di fluidità continua che allarga gli spazi: "negli spazi ristretti” suggerisce Marina Cardoso de Almeida “è un fattore fondamentale non interrompere gli spazi creando così un’ulteriore sensazione di isolamento”.

L'area giorno che funge sia da cucina che da sala da pranzo è stata ampliata inglobando un balcone preesistente che occupava circa 7 mq del mini appartamento.

Per questi spazi ridotti, gli architetti puntano sui toni grezzi, che conferiscono all’abitazione maggior flessibilità lasciando ai residenti la possibilità di completare lo spazio come meglio desiderano. L’altro grande passepartout è, naturalmente, l'arredamento funzionale e su misura, altra importantissima risorsa per aumentare notevolmente la funzionalità dello spazio.

www.triaarquitetura.com.br


di Paola Testoni / 22 Gennaio 2018

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