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Elle Decor Italia

Nel verde a casa di Patrizia Moroso

Il progetto di Patricia Urquiola condiviso con Martino Berghinz

Una casa e un progetto partecipato, condiviso, impostato al rigore per accogliere il caos creativo. Di Patricia Urquiola per Patrizia Moroso, frutto di un percorso di lavoro e amicizia.

Salta subito agli occhi che Patrizia Moroso con suo marito Salam e i tre splendidi figli Khadim, Omar e Amina, in questa casa, abbastanza grande per dare libertà a tutti, sono davvero felici. A Patrizia ricorda i luoghi dell’infanzia: il primo capannone-laboratorio dell’azienda Moroso creata nel 1952 dai genitori Agostino e Diana, giovanissimi operai con l’ambizione di mettersi in proprio e il coraggio di definire il proprio destino e la cascina dei nonni, con i campi, i fienili, le aie e i porticati in cui nascondersi. A Salam fa pensare alla casa di famiglia a Dakar, che accoglieva fino a 40 persone.

Ho sempre vissuto felice in luoghi che erano anche di lavoro, non faccio differenze tra pubblico e privato, il piano terra è per la famiglia quanto per gli ospiti, le riunioni di lavoro, gli incontri con i designer. Cambio spesso l’arredo, lo spirito in cui metto insieme le cose è da nomade, mi piace che il design instauri un rapporto con oggetti che raccontano una storia e un’estetica diversa. Una voce sola si spegne, le diversità arricchiscono. Il primo piano è più familiare ma non meno colorato, vivace. Ci sono prototipi da cui non voglio separarmi e oggetti inconsueti che viviamo con molta naturalezza.

Sono felice quando mi dicono che vedere la mia casa aiuta a capire la filosofia dell’azienda. Moroso ha sempre creduto nella forza delle idee e puntato sulle nuove frontiere della creatività, dall’India, all’Africa, alla Cina, valorizzando innovazione e sapienza artigianale. Le culture monolitiche non hanno più spazio in un mondo che cambia velocemente. L’arte, la musica, i viaggi, sono le mie passioni, Ettore Sottsass e Fernanda Pivano i miti della giovinezza, lui per la sua idea di design giocoso e diverso, lei per avermi fatto conoscere la beat generation. Prendere forza dalle proprie radici per guardare lontano e abbracciare le diversità culturali, questa la mia filosofia, nella vita e nel lavoro”.

Nel maggio del 2003 Patricia Urquiola e Patrizia Moroso fanno coincidere i propri impegni di lavoro in Australia e si concedono qualche giorno di vacanza nel deserto. Il paesaggio, la sua forza, l’immensità, i suoi colori e persino le passerelle rosso ossido a protezione del suolo lasciano un ricordo indelebile. E proprio lì, guardando il monolite Uluru, Patricia promette all’amica: ”Entrerai nella tua casa da una rampa rosso-deserto”.

Così il progetto di Patricia, condiviso con l’architetto Martino Berghinz, della nuova abitazione di Patrizia Moroso, art director dell’azienda omonima, in un bosco a margini del centro di Udine, ha ufficialmente un inizio.

Il processo di esecuzione avrà bisogno di tempi lunghi, di partecipazione e di adattamenti reciproci, di voglia di novità ma anche di certezze. In un primo tempo affascinava l’idea di un’architettura-sperone protesa sul degradare del bosco, ma poi leggi sismiche e una più sincera analisi delle esigenze di vita portano a un volume compatto dalla pelle in legno scuro con sfondati in vetro, che segue la natura del terreno.

È una casa doppia, con due cucine, due salotti, due modi diversi di relazionarsi con l’esterno, dal piano terra più votato alla socialità, si guarda il bosco come un labirinto di tronchi possenti, dall’alto le chiome degli alberi entrano in casa. Abbiamo riservato molta cura all’impianto di distribuzione, pensato dall’interno, rigoroso, che comunica un senso d’ordine capace di sopportare un disordine vivace e creativo.

Sapevo che Patrizia non aveva bisogno di una casa rappresentativa, ma avrebbe amato una casa mutante, contenitore della sua fantasia, dove sarebbero successe cose e si sarebbero incontrate persone e culture differenti. Tra noi c’è grande feeling, abbiamo caratteri diversi, io impetuosa e diretta nel linguaggio, lei più morbida e tenace. Insieme diventiamo una forza. Capace, se necessario, di grandi rivoluzioni”.


di Rosaria Zucconi / 7 Marzo 2014

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