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Restyling colorato a Milano. Ispirazione Capri

Le pennellate di colore dei tessuti di Livio de Simone irrompono in una classica abitazione fine '800. È il pied-à-terre milanese dell’architetto Giuliano dell’Uva

Artefici di questo originale confronto tra Milano e Napoli sono Giuliano dell’Uva e Benedetta de Simone. Giuliano, giovane architetto di talento e di successo, vive a Napoli e nel weekend raggiunge la fidanzata Andrea che, dopo una permanenza a Londra, si è trasferita a Milano dove si occupa di finanza strutturata. Benedetta, a Napoli, con il marito Andrea, porta avanti la maison creata dal padre Livio de Simone, protagonista assoluto dello stile caprese nel fashion e nell’interior design, con il suo mix unico di colori e grafiche, di genio artistico e talento artigianale, di eleganza e trasgressione. Benedetta ricorda così l’incontro con Giuliano dell’Uva, sei anni fa: “Sentiva il colore, era appassionato e intraprendente, ma soprattutto aveva la capacità di vedere evolvere, trasformare un disegno. E poi creava ambientazioni straordinarie mantenendo inalterata l’essenza di ogni cosa. Ha visto potenzialità e forza in noi e noi in lui”.

Andrea e Giuliano cercano un pied-à-terre in centro e si innamorano al primo sguardo di questa classica abitazione milanese, ancora intatta, con porte, pavimenti, vetri e tappezzerie dipinte di fine Ottocento. Con la complicità di Benedetta, sono convinti che farle respirare un po’ di quell’aria di Capri racchiusa nei tessuti di Livio de Simone, tutti dipinti a mano libera, poteva essere indispensabile per smorzarne l’atmosfera borghese-malinconica. Come primo atto del progetto di ristrutturazione, Giuliano affida all’amico e fotografo-artista Luciano Romano l’incarico di documentare la casa così come il vecchio proprietario l’aveva lasciata.

“Volevo conservare l’emozione del primo incontro”, racconta Giuliano, “la foto più misteriosa ora decora la parete dietro
il nostro letto. Come sono solito fare, ho iniziato a sverniciare le pareti gialline e sono apparse le tappezzerie dipinte tipiche dell’epoca. Mi piacevano ma ho cercato di non farmi condizionare, così dopo aver abbattuto una parete tra le due camere affacciate su strada, ho tagliato il living in maniera netta. Da un lato il salotto si mostra con tutti i segni del passato, come la sezione di un interno, direbbero all’università. L’altra parte l’ho trasformata in una scatola bianca inserita come a incastro nello spazio, ho eliminato anche il controsoffitto, perché mi piaceva leggere la struttura del solaio che invece, nel soggiorno, avevo negato con un foglio sottile di metallo”. La nuova pelle candida segue il disegno delle porte a vetri lasciando intravedere i vecchi dipinti, libera ispirazione ai pannelli che Gio Ponti utilizzava per i mobili. Il fondo della scatola, che accoglie il pranzo e la cucina, può mostrarsi come superficie continua totalmente bianca o aprirsi attraverso contenitori disegnati dal colore e da pannelli in tessuto resinato di Livio de Simone, con il risultato di dare una diversa profondità alla stanza.

Appoggiata all’isola della cucina in acciaio, su disegno, con fuochi di Scholtès, una strana libreria in ferro che sale fino al soffitto attira l’attenzione. Disegnata mensola su mensola, per mimetizzare un elemento tecnico in un ambiente con una nuova funzione, diventa un’ironica espressione del detto: “Nutrire il corpo e l’anima”.

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di Rosaria Zucconi / 29 Aprile 2016
tags:

Restyling , Milano

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