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Come si ristruttura il Bauhaus? La risposta in una villa belga

La dimora, abbandonata e malamente ristrutturata, ritrova il suo fascino originale

ristrutturazione-villa-stile-bauhaus-arjaan-de-feyter
Interni Piet-Albert Goethals/Esterni Jan Verlinde

Acciaio e vetro e un’architettura prototipo Bauhaus della fine degli anni 60: villa Zoersel oggi rinasce grazie alla ristrutturazione di Arjaan de Feyter

È sicuramente Le Corbusier e la sua Ville Savoye i primi nomi che vengono alla mente quando si guardano le immagini del progetto dell'architetto Arjaan De Feyter in grado di ridare vita alla Zoersel House un edificio-prototipo costruito in Belgio secondo le più pure regole del Bauhaus nel 1969. Di Villa Savoye, residenza privata divenuta subito il manifesto più conosciuto del movimento moderno e in particolare del cubismo architettonico, condivide infatti molti dettagli e caratteristiche.

A partire dallo scheletro in acciaio che forma una griglia perfetta di nove quadrati alti due piani al seminterrato parzialmente aperto per non citare l’utilizzo, per entrambi i progetti, di materiali da costruzione industriali. Disegnata appunto alla fine degli anni 60 con il movimento Bauhaus come fonte d’inspirazione, la Zoersel House era un prototipo che doveva poi essere duplicato per creare un’area residenziale della zona circostante. Un’intenzione di riproduzione su larga scala che non è poi stata realizzata, e il prototipo che era nato con tutte le funzioni domestiche raggruppate nei nove “quadrati” al piano superiore, e un atrio, una scala, un magazzino e un posto auto coperto a pian terreno è stato pian piano snaturato riempiendo gradualmente il piano terra per guadagnare spazio, ed aggiungendo soluzioni temporanee per porre rimedio a problemi tecnici ormai divenuti cronici.

Nel 2005, in questa situazione di abbandono e ormai pronta per la demolizione, Zoersel House viene acquistata dall'architetto d'interni Arjaan De Feyter e dalla moglie, decisi a trasformarla nella propria dimora. In un paesaggio ormai affollato da “pseudo fattorie” la villa concepita come case-study è rimasto un unicum sul quale De Feyter è intervenuto mantenendo il piano originale del primo piano ed estendendo il piano terra in modo da poter ospitare uno spazio di lavoro, il cui impatto visivo è stato poi mitigato per mezzo di grandi vetrate con profili quasi invisibili. Ma naturalmente il primo intervento è stato sulla struttura d’acciaio ormai corrosa in vari punti e che quindi necessitava di un accurato restauro. Solo a quel punto sono stati aggiunti i pannelli a sandwich di alluminio e riposizionate le finestre originali in legno. La sfida più grande nella ristrutturazione è stata il problema dei ponti freddi, materiali con maggiore conduttività di calore che è tipico degli scheletri di acciaio esposti anche all'esterno.

La soluzione è stata fornita da una resina bicomponente a rapida essiccazione, che è stata spruzzata su tutte le travi e i pilastri a contatto con l'aria esterna. Un rivestimento che ha risolto anche tutti i problemi di umidità e conseguente condensa, e ha permesso di occuparsi finalmente degli arredi d’interni anche questi progettati in ogni dettaglio da Arjaan De Feyter. Le pareti total-white aumentano la luce provenienti dalle ampie vetrate e imprimono sull’insieme un forte senso di libertà e ampiezza. Il colore bianco dialoga con i pavimenti di legno che sembrano coinvolgere anche il blocco cucina -in legno di rovere- di colorazione molto simile.

Il resto dello spazio è arredato con gusto minimalista, pochi arredi indovinati -come al primo piano le sedie di Willy Guhl, il tavolo con seggiole di Alfred Hendrickx, e il tavolino di Poul Kjaerholm- ma lasciando anche tante aree vuote a sottolineare spazio e rigore architettonico. Grazie infatti agli interventi di rinnovo la villa ora rispetta tutti gli standard attuali di comfort domestico nel pieno rispetto del progetto della casa originale in stile Bauhaus.

www.arjaandefeyter.be


di Paola Testoni / 17 Dicembre 2017

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