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Stranger Things, tutti i segreti del divano marrone dei Byers

Nella serie tv Netflix che sta dando nuova vita al genere sci-fi accadono tante cose strane, tra le quali interni che si trasformano insieme ai personaggi

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Stranger Things, con la seconda stagione appena uscita su Netflix, ci riporta nelle location spaventose delle cittadine del Midwest negli anni 80, per il quale lo scenografo Chris Trujillo ha dovuto trasformare la Georgia contemporanea nella Hawkins del 1983.

Per farlo ha approfittato di edifici abbandonati, vecchie costruzioni superstiti e piccoli agglomerati urbani: l’Hawkins National Laboratory, per esempio, dove il dottor Brenner conduce i suoi esperimenti, è in realtà il vecchio Georgia Mental Health Institute, un tempo ospedale psichiatrico con 141 posti letto e ora parte del campus Briarcliff della Emory University.

Tutto, dalla trama agli interni, è un omaggio agli anni 80: dal genere sci-fi che ebbe in quel periodo il suo momento di maggior successo alle tappezzerie e carte da parati scelte per gli interni. Ma la bravura dello sceneggiatore sta nei dettagli: e allora ecco i tantissimi cartelli di annunci immobiliari, le perlinature in finto legno, le a carte da parati dalle fantasie fiorate, la dominanza assoluta dei toni del marrone e degli altri colori terrosi (su tutti, oro e verde avocado).

Ma il rapporto di Stranger Things con l’architettura e l’interpor design va ben al di là di questo: la casa diventa il ritratto dei suoi abitanti, si modifica con loro, si duplica nell’Upside Down – versione di una realtà coperta di melma e tentacoli, abitata da mostri spaventosi – e diventa mezzo di comunicazione tra le due dimensioni.

Gli arredi, le pareti e luci compongono un filo diretto tra le due realtà, tra Will Byers e sua madre Joyce (Winona Rider), che nella prima stagione di Stranger Things sale sul grande divano marrone del soggiorno per dipingere sul muro le lettere dell’alfabeto, in modo da poter comunicare con suo figlio. E anche se lo spettatore sa che Will sta davvero parlando con lei attraverso le luci e le lettere verniciate, questa “lavagna spazio-tempo” domestica diventa per tutti l’esempio lampante della sua poca lucidità mentale. Mentre i Byers si allontanano sempre di più, sia emotivamente che fisicamente il divano diventa emblema della loro sofferenza, con i cuscini che cadono a terra e il copri seduta che si ripiega su se stesso rivelando il logoro tessuto marrone sottostante.


di Carlotta Marelli / 27 Ottobre 2017

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