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Elle Decor Italia

Intervista a Giorgio Biscaro

La parola all'art director di FontanaArte, talentuoso designer della nuova generazione di progettisti italiani

FontanaArte ha una storia ingombrante, quale futuro hai immaginato tre anni fa quando hai accettato lincarico e come lo stai costruendo?
Non perdo occasione per ricordare che FontanaArte e la sua storia impongono grande rispetto. Nella prima fase del mio incarico di Art Director, non senza qualche timore reverenziale, ho cercato di imprimere un cambiamento nell’approccio progettuale generando prodotti, da un lato apparentemente distanti dai cataloghi più recenti, dall’altro vicini allo spirito di sperimentazione formale, materiale e funzionale che ha caratterizzato l’azienda nei suoi primordi. La mia strategia puntava a presentare in primo luogo a un pubblico più vasto, la capacità storica di FontanaArte di spingersi oltre i propri limiti. In seguito, ho quindi avviato un processo di integrazione tra linguaggi formali contemporanei e tradizionali, funzioni illuminotecniche d’avanguardia e comfort visivo, processi produttivi innovativi e tecniche artigianali consolidate. FontanaArte è così divenuta un’azienda che riesce a mantenere viva la propria tradizione con prodotti quasi interamente fatti a mano coniugandoli con altri oggetti, frutto di un’attentissima industrializzazione e ricerca tecnica: un approccio molto aperto al progetto che guarda al futuro e che sta dando grandissime soddisfazioni. Ma futuro significa anche superamento. Il mondo dell’illuminazione domestica muta continuamente e a grande velocità per motivi tecnologici, economici, culturali, sociali. Comprendere questi cambiamenti e integrarli nel progetto sta già facendo la differenza.

In base a quali caratteristiche scegli i designer con cui collaborare?
A volte è necessario conoscere la storia progettuale del designer a cui mi rivolgo, il che porterebbe a pensare che vengano privilegiati i designer dotati di ampia letteratura. In realtà, ciò che è prioritario per me è l’approccio al progetto: in questo senso è rappresentativa la collaborazione del 2012 con Ferréol Babin, allora neolaureato, scovato su un blog francese e che aveva immaginato una funzione luminosa innovativa e interattiva, che ha dato vita a Lunaire. Altre volte sono le peculiarità del designer stesso a suggerirmi la possibilità che uno specifico briefing possa generare prodotti corretti. Mi riferisco, per esempio, a Giulio Iacchetti, la cui radicalità ha portato a un prodotto di grande giustezza come Siptel. A Odo Fioravanti, la cui attenzione al dettaglio e al processo ha condotto a Volée dopo un affinamento progettuale lunghissimo. Ai GamFratesi, che riescono con eleganza a interpretare la classicità rendendola contemporanea. O, ancora, a Matti Klenell, che ha una specifica preparazione relativamente al soffiaggio del vetro. Ai ClaessonKoivistoRune con la lampada IO, che riescono a progettare a diverse scale di grandezza i prodotti come le architetture. Come si può vedere, non c’è un’unica caratteristica di partenza, quanto invece preparazione, cultura progettuale, coerenza, visione. Tutte caratteristiche che spesso traspaiono dal lavoro di ogni singolo designer e che è doveroso assecondare e valorizzare.

Come si svolge il tuo rapporto con loro per lo sviluppo delle idee e quindi dei prodotti?
Per prima cosa mi piace instaurare con i designers un rapporto franco e amichevole, perché credo sia la base per un dialogo sereno; d’altra parte, un processo tanto intriso di compromessi e aggiustamenti non potrebbe essere svolto senza fiducia e sincerità. Tutto parte dalla stesura di un ideale e approfondito briefing di prodotto, che viene comunicato al designer considerato più vicino al tema di progetto. Si avvia così un più o meno lungo percorso che porterà a un concept sufficientemente definito da poter essere passato alle attività di ingegnerizzazione, un percorso fatto di ricerca, confronto e vicendevole arricchimento. Questa è la fase per me più importante e stimolante perché, come di fronte a una scacchiera, le scelte operate aprono a loro volta esponenziali possibilità e problematiche: avere visione del maggior numero di variabili è ciò che più di tutto influenzerà la buona riuscita di un progetto, e la veicolazione dell’informazione in seno all’azienda gioca in proposito un ruolo determinante.

Quanto peso dai alla comunicazione, e qual è la strategia per arrivare allutente finale?
Non possiamo più negare il fatto che oggi la comunicazione sia a tutti gli effetti parte integrante del progetto stesso. Il design olistico che ormai nell’ultimo decennio ha raggiunto piena maturità e larga diffusione impone una presa di coscienza di diverse dinamiche aziendali, e anche se alcune di queste non costituiscono il punto di partenza, sicuramente ne sono un’importante completamento. La facilità con cui viene veicolata l’informazione ha creato una base ampissima di utenti preparati e critici, la cui conoscenza e cultura di prodotto spesso sorpassano quella dello stesso rivenditore; di conseguenza, rivolgersi a questa nuova generazione di acquirenti con sincerità e spontaneità di contenuti diventa prioritario, e partire da una storia autentica e coinvolgente spesso è determinante nella buona riuscita di un progetto. Di più: nella genesi di un buon prodotto di design sarà sempre più importante prevedere il modo in cui l’utilizzatore critico interagirà col prodotto stesso, con la sua dimensione semantica, e con lo stesso brand.

Quali prodotti avete presentato al Salone del Mobile 2016?
Per noi è stato un lavoro di rifinitura e affinamento di quanto presentato in occasione dello scorso Euroluce (il Salone a cadenza biennale, dedicato all’illuminazione, ndr): una moltitudine di progetti, alcuni dei quali molto audaci e complessi, che abbiamo approfondito, arricchito, evoluto all’indomani della kermesse milanese. Non contenti, abbiamo anche messo a punto altri prodotti. Quindi, durante la Design Week 2016, presso il nostro showroom di Corso Monforte allestito da Calvi&Brambilla riprendendo il mood della Factory di Andy Warhol degli anni Sessanta, il pubblico ha potuto toccare con mano tutti questi prodotti tra cui Pinecone, una lampada in vetro “ingabbiato” di Paola Navone raffinata e poetica, molte evoluzioni di gamma per la serie Bianca di Matti Klenell, la mia HollyG che già mi è cara come un figlio prediletto, la calibratissima famiglia Siptel di Giulio Iacchetti e molto altro.

www.fontanaarte.com

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