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Intervista ai fratelli Giovanni e Michele Gervasoni

L'azienda di famiglia raccontata dalla terza generazione di imprenditori

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La terza generazione di imprenditori: Giovanni e Michele Gervasoni

Tra le aziende del design made in Italy la storia del brand Gervasoni occupa un posto di rilievo per longevità e originalità. Per saperne di più abbiamo intervistato i fratelli Giovanni e Michele Gervasoni, terza generazione di una famiglia di imprenditori friulani.

Partendo da un piccolo laboratorio artigianale per l’intreccio del vimini Giovanni Gervasoni, vostro nonno, ha consolidato le basi di un’azienda che è diventata un brand internazionale grazie alla guida illuminata di vostro padre Piero. Da circa quindici anni il timone è passato a voi? Era quello che volevate fare fin da piccoli? Cosa è cambiato negli anni e cosa invece avete mantenuto rispetto alle origini?
Non si può pensare al futuro senza soffermarsi sulla strada fatta fino ad oggi, soprattutto se si parla di un’azienda che ha una storia lunga 133 anni. Dal 1999 - da quando io e mio fratello Giovanni abbiamo preso le redini dell’azienda di famiglia - ad oggi,  tante cose sono cambiate. La specialità e il know how di un'azienda artigiana sono rimasti tali, ma con una nuova pelle. La Gervasoni attuale è il risultato del nostro preciso obiettivo  di traghettare l'azienda di famiglia in un progetto di internazionalizzazione e di crescita. Nel 1993-1997 la Gervasoni si trovava a confrontarsi con una situazione in cui il mercato all'improvviso non era più interessato ai prodotti che erano stati la forza dell'azienda guidata da nostro padre Piero e che fino a poco tempo prima si vendevano con gran facilità. L'intrecciato, il rattan, il midollino, per quanto ben lavorati fossero, semplicemente non erano più richiesti. È stato così che appena assunta la guida dell'azienda tramandata dal nonno Giovanni e da nostro padre, ci siamo trovati, di fatto, a dover mettere in piedi un'azienda nuova cambiando prodotto, mercato, comunicazione e in molti casi anche clienti. Ci siamo trovati ad affrontare questa situazione, però, potendo contare sulle basi molto solide dell'azienda preesistente, appoggiandoci su una struttura forte dal punto di vista patrimoniale, sulle risorse umane, sul know-how, sulla clientela, sul marchio e sulla riconoscibilità ormai internazionale. Insomma abbiamo potuto fare affidamento sull'ottimo lavoro compiuto, prima di noi da nostro nonno e nostro padre. Nostro padre non ha mai fatto pressioni su un nostro ingresso nell’attività di famiglia, naturalmente si capiva che ne sarebbe stato felice, ma ci ha lasciato sempre massima libertà di scelta. Fin da piccoli però siamo stati abituati a “vivere” l’azienda e sentire il “profumo” della fabbrica. Più che impuntarsi sull’aspettativa di vedere noi figli in azienda nostro padre ci ha spronato ad imparare le lingue straniere e a fare esperienze in altre aziende, ci ha insegnato il valore dell’indipendenza e della responsabilità e a coltivare le nostre passioni. È stato cosi, grazie a questa formazione e a questi valori, che abbiamo naturalmente e fortemente voluto entrare a far parte di questa bella storia di famiglia.

In famiglia il design ce lo avete nel DNA. Negli anni ’60 vostro padre con il brand Germa è stato tra i primi imprenditori friulani a puntare sul design. Tante le collaborazioni illustri: da Gianni Veneziani a George Coslin, da Enrico Franzolini e Mario Ciampi fino a Prospero Razulo, Vico Magistretti e Roberto Lazzeroni. Oggi come scegliete le forme di collaborazione? In che modo la sensibilità  di ognuno di voi entra a far parte delle varie collezioni?
Senza la lungimirante intuizione di nostro padre che ha cominciato, tra i primi, a produrre mobili di design, la Gervasoni non sarebbe quella di oggi. La rivoluzione produttiva e concettuale rappresentata da Germa - azienda fortemente voluta nel 1965 da Piero Gervasoni che produceva arredi di design parallelamente alla produzione tradizionale Gervasoni- ha segnato un passo importante e rivoluzionario nella storia dell’azienda. Molti furono i modelli Germa disegnati da importanti esponenti del design italiano, un lavoro frutto di sensibilità, relazioni, caparbietà e forte spirito imprenditoriale. Nel 1998, negli anni del nostro ingresso in azienda, la vocazione al design della produzione Germa aveva contagiato al tal punto anche le collezioni Gervasoni che non aveva più senso una vera distinzione e noi figli siamo entrati in un’azienda dove il design era ormai di casa. Ancora oggi per noi design vuol dire innovazione e ricerca e sperimentazione, tre concetti imprescindibili nel nostro operato. Parlare però di “design nel nostro DNA” è troppo, né nostro padre né noi figli abbiamo mai avuto velleità di direttori artistici o men che meno ci siamo mai accinti a disegnare qualcosa.  La nostra capacità, o fortuna, più grande è stata quella di scegliere designer e collaboratori straordinari, che hanno interpretato il nostro spirito imprenditoriale e il nostro punto di vista stilistico. L'idea di una nuova collezione può partire da noi, dalle esigenze del mercato come  da una forma o da un materiale innovativo. Ogni prodotto e collezione che proponiamo al mercato è il frutto di un lungo lavoro attuato su più livelli: artistico-stilistico, commerciale e di prezzo. Il successo di una collezione è il frutto di un lavoro di gruppo. Dunque, è anche grazie all’esperienza delle maestranze Gervasoni e alla personalità eclettica e cosmopolita dell’architetto Paola Navone, che dal 1998 è art director aziendale, che  nascono ogni anno le collezioni molto speciali che ci rendono riconosciuti e riconoscibili in tutto il mondo.
L’incontro tra voi e Paola Navone, attuale art director del brand, ha rappresentato una importante svolta stilistica per l’azienda. Insieme avete anticipato tendenze e fatto sempre più breccia nei mercati internazionali. Come è nata l’idea di questa collaborazione?
Dopo il nostro ingresso, nel particolare momento storico che la nostra azienda stava attraversando, abbiamo deciso che era venuto il momento di condurre l'azienda di famiglia con un importante cambio di rotta. Per poterlo fare abbiamo deciso, e mai decisione fu più azzeccata, di puntare molto sulla collaborazione con l'architetto e designer di fama internazionale Paola Navone divenuta poi art director e, quindi, principale responsabile delle collezioni che oggi fanno la fortuna dell'azienda sui mercati mondiali. La Gervasoni era entrata in contatto con Paola Navone per altri progetti, già nel 1996. Mio fratello Giovanni era rimasto colpito dalla personalità eclettica e cosmopolita della designer e, con il mio appoggio, le abbiamo chiesto di creare una collezione che sancisse il nuovo corso. È cosi che è nata la collezione Otto, la prima collezione della Gervasoni della terza generazione. Portammo la collezione Otto al Salone del Mobile del 1997 e il positivo riscontro dei clienti e il forte interesse della stampa nazionale e internazionale ci ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta. La svolta “navoniana” è stata una svolta radicale che non ha semplicemente voluto dire immettere nuove collezioni in catalogo, ma specializzarsi nell'andare a occupare di volta in volta nicchie scoperte sul mercato - come ad esempio il gusto etnico prima, l’arredo outdoor successivamente - con la “pericolosa” conseguenza di dover riuscire a indovinare dove va il mercato, a non seguire le tendenze, ma a crearle. Una svolta, dunque, che oltre che essere stata di mentalità, gestionale e produttiva, ha comportato un fortissimo sforzo comunicativo.

A parte i designer con cui avete lavorato, quali firme considerate oggi più interessanti e cosa pensate della nuova generazione di designer italiani?
L’azienda guarda sempre con attenzione le proposte e le idee che arrivano quotidianamente e, insieme all’art director Paola Navone, vengono selezionati i progetti più in linea con la nostra storia e il nostro carattere. È dal connubio tra l’esperienza e la lungimiranza dell’art director e l’entusiasmo dei nuovi designer che sono nati prodotti di successo come l’appendiabiti Corallo di Michael Sodeau o il pouf in maglia di cotone riciclato Sweet 40 di Martin Churba. Guardiamo sempre con un occhio di riguardo i designer emergenti e in particolare le nuove firme italiane. Paola Navone ha la direzione artistica dei brand Gervasoni e Letti&Co., per Very Wood –brand del gruppo dedicato al settore contract -  abbiamo scelto come art director l’architetto Matteo Ragni, affermato designer che vanta importanti collaborazioni e Premi Adi. Con lui in particolare stiamo facendo un fondamentale lavoro di ricerca e scouting di giovani designer: accanto ai grandi nomi come Paola Navone, Patricia Urquiola, Marcel Wanders troviamo infatti i friulani LucidiPevere, il tedesco Sebastian Herkner, lo svizzero This Weber.  Il panorama italiano del design è sicuramente da tenere sott’occhio, il successo dell’esperienza con Paola Navone non può che esserne la conferma.
Siete arrivati al terzo passaggio generazionale, il mondo nel frattempo è cambiato e anche l’azienda. Sapreste darmi una definizione per la Gervasoni di vostro nonno, una per la Gervasoni di vostro padre e una per la Gervasoni attuale?
Possiamo riassumere la storia della Gervasoni in tre grandi fasi coincidenti con i passaggi generazionali. La Gervasoni di nostro nonno Giovanni  era focalizzata sull’importanza della produzione, da piccolo laboratorio artigianale di intrecciatori di vimini ha creato un’azienda che produceva e esportava su tutto il mercato nazionale,  grazie a mio padre Piero abbiamo capito l’importanza del design e noi figli ci siamo concentrati sull’internazionalizzazione, intesa sia come area di gusto che di distribuzione.

Il vostro ingresso in azienda ha significato un radicale cambiamento dal punto di vista dell’immagine e della comunicazione. Qual è stato il momento in cui avete capito di avercela  fatta e di aver vinto la sfida. È legato a un prodotto o a una collezione in particolare?
Questa sfida è da vincere giorno per giorno  e la affrontiamo impegnandoci a  migliorare ed implementare gli aspetti e gli ambiti che sono diventati per noi punti di forza, come ad esempio  la presenza sul mercato e l’innovazione di prodotto. Inoltre, un bel segnale di conferma che siamo sulla strada giusta ci arriva dalla costante attenzione che la stampa, nazionale e internazionale, riserva alla nostra azienda e alle nostre collezioni.
La ricerca sui materiali e sulle tecniche di lavorazione ha sempre contraddistinto l’azienda. Cosa prevedete per il futuro, quali saranno secondo voi i materiali più utilizzati o quelli su cui puntare in termini di sperimentazione.
La ricetta che ha funzionato fino ad ora è la stessa che intendiamo perseguire per il futuro, ovvero: continuare ad investire nell’innovazione di prodotto con coerenza e armonia rispetto alla tradizione Gervasoni. Le nostre collezioni sono riconosciute e riconoscibili grazie alla specialità e alla cura con le quali vengono pensate e prodotte. Di sicuro c’è un forte ritorno ai materiali naturali, al legno in primis. Riteniamo comunque, che la sperimentazione, almeno per quanto ci riguarda, debba puntare sugli accostamenti di materiali innovativi e inusuali. Anticipare le tendenze e abbinare i materiali più diversi in un risultato armonioso ed equilibrato sono i punti fermi della nostra strategia per il futuro. Crediamo che l’innovazione non dipenda solo dall’utilizzo di un materiale ma più che altro al modo di interpretarlo. Prendiamo ad esempio il bamboo, è stato per anni un materiale importante per la produzione Gervasoni, veniva intrecciato e curvato, poi, grazie all’interpretazione di Paola Navone e alla capacità delle nostre maestranze è diventato una finitura, pressato e tinto infatti lo ritroviamo nei frontali di contenitori o piani di tavolo delle attuali collezioni.
Il 75% del vostro fatturato deriva dall’export. Questo influenza in qualche modo la produzione? Quali sono i paesi emergenti a cui guardate per il futuro?
No, non abbiamo produzioni e collezioni dedicate a particolari mercati, la produzione Gervasoni è influenzata dalla ricerca continua di nuove tendenze più che alla soddisfazione di determinate aree di gusto. È proprio la coerenza della nostra proposta una delle caratteritiche vincenti del brand. Lo stile e il carattere Gervasoni possono essere interpretati in ambienti molto diversi in un amalgama di gusto e di  ricerca estetica. L’azienda investe notevoli risorse nell’instaurare e  mantenere un contatto diretto con la distribuzione, la vicinanza e la collaborazione con la rete vendita è il tratto distintivo della nostra politica commerciale. Nei mercati più lontani e in quelli in cui siamo presenti da tempi più recenti abbiamo deciso, invece, di aprire dei negozi monobrand in partnership a distributori locali. Lo abbiamo fatto, per esempio, a Tokyo, a Miami, a San Paolo, Vilnius e Riga nei Paesi Baltici.
Qual è l’impegno di Gervasoni in termini di sostenibilità produttiva?
La Gervasoni spa, facendo propri i principi della tutela dell’ambiente e del territorio in cui opera, ha impostato al suo interno un Sistema di Gestione Ambientale finalizzato ad assicurare che le proprie attività, produttive e commerciali, mirino al continuo miglioramento dell’impatto ambientale e della prevenzione dell’inquinamento. Essere un’azienda ecosostenibile oggi vuol dire assicurarsi che la sensibilità ambientale sia compresa, attuata e sostenuta a tutti i livelli aziendali.

Dalla casa al contract, dall’esterno all’interno : lo stile Gervasoni sembra non avere più frontiere. Cosa vi piacerebbe fare che non avete ancora fatto?
Gervasoni oggi è in grado di arredare tutta la casa, sia gli ambienti interni, sia quelli esterni. L’ampliamento delle famiglie di prodotto, tra loro abbinabili, consente all’azienda di Pavia di Udine di presentarsi sul mercato internazionale, a conclusione del 133° anno di attività, con armi molto competitive.

Un ultima domanda: le vostre case sono rigorosamente firmate Gervasoni? Qual è il pezzo ( Gervasoni o no) che avete assolutamente voluto in casa vostra?
Pensiamo che le case, e quindi anche le nostre,  debbano rispecchiare il modo di essere e di vivere di chi le abita. Le case asettiche e impersonali arredate come uno showroom non sono vere case, nelle nostre c’è un tocco Gervasoni in ogni stanza ma abbiamo fatto entrare nelle nostre alcuni pezzi o collezioni alle quali siamo più affezionati. Ad esempio, il divano su cui riposiamo dopo giornate intense è rigorosamente Gervasoni: Nuvola a casa di Michele e Ghost nella mia.

http://www.gervasoni1882.it/it


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