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Elle Decor Italia

La passione per il design

Il bello di una family company: Intervista a due voci ai fratelli Roberto e Renato Minotti

Dagli anni ’50 a oggi molto è cambiato e l’azienda Minotti si è trasformata da piccola azienda artigianale a brand internazionale mantenendo intatte la passione e la natura di family company. Come ci siete riusciti e quanto questi aspetti, così tipicamente umani, hanno influito nel successo dell’azienda? Che ruolo ha il ricambio generazionale?
L’azienda è stata fondata da nostro padre Alberto nel dopoguerra. Come molte realtà della Brianza è nata come laboratorio artigianale dedito alla produzione di imbottiti, sviluppando fin da subito il know-how della tappezzeria e della sartorialità, qualità che vengono riconosciute a Minotti ancora oggi e che ci sono state trasmesse da nostro padre insieme alla passione per questo lavoro. Quando nostro papà è venuto a mancare nel 1991, io e mio fratello che lo affiancavamo in azienda già da diversi anni, abbiamo deciso non solo di continuare l’attività ma di darle un’impronta decisamente internazionale e abbiamo iniziato una distribuzione nel mondo che è progressivamente cresciuta fino a portarci all’attuale dimensione. L’essere una family company rappresenta per noi indubbiamente un vantaggio: siamo tutti coesi al raggiungimento di obiettivi che condividiamo, con una capacità di sintesi ed una flessibilità che ci contraddistinguono. Oltre a me e a mio fratello Renato, in azienda lavorano da tempo anche Alessio e Alessandro, i figli di Renato e da un anno anche mia figlia Susanna, quindi la terza generazione è già in parte inserita in azienda. Non avvertiamo le problematiche che si presentano talvolta con il ricambio generazionale, perché pur rivestendo ciascuno ruoli diversi, siamo affini e sinergici e tutti mettiamo molta energia e molta passione nel lavoro. Alla fine, a determinare il successo di un’azienda, sono soprattutto le persone che la guidano e le scelte che operano.

Parlando di lifestyle, Minotti può considerarsi un apripista. Come definireste in poche parole l'idea di stile Minotti e come si è evoluta nel tempo?
Il processo di definizione dell’identità del brand è iniziato molto tempo fa e ha comportato dapprima un lavoro importante sullo sviluppo del prodotto in collaborazione con l’arch. Rodolfo Dordoni, con il quale lavoriamo dal 1997. Da allora l’azienda si è contraddistinta per una ben precisa proposta di lifestyle, che prevede ogni anno la messa a punto di un’intera collezione che comprende oltre ai sistemi di seduta, anche tavoli, sedie, contenitori, letti ed accessori che presentano un forte contenuto di industrial design e caratteristiche estetiche ormai riconoscibili come stile proprio dell’azienda. All’estero il lifestyle espresso da Minotti viene spesso identificato con il termine “timeless”, dunque al di là del tempo e delle mode, che è un concetto che ci piace molto, ci piace pensare di riuscire a realizzare dei prodotti che sono dotati di caratteristiche estetiche e di qualità che consentono loro di durare nel tempo.

Siete famosi per i dettagli sartoriali e per l’estrema cura delle rifiniture. Allo stesso tempo, nei vostri processi produttivi, utilizzate tecnologie all’avanguardia e continuate ad investire nella ricerca. Qual è il vostro rapporto con la manualità e l'artigianato del distretto brianzolo e come trovate il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione?
Ciò che ci distingue dal punto di vista produttivo è proprio il binomio inscindibile tra tecnologia e tradizione. Tutti i nostri prodotti vengono rifiniti in modo artigianale, riusciamo ad ottenere un’elevata qualità di confezione combinando le opportunità che la moderna tecnologia offre – come le macchine per il taglio meccanizzato che garantiscono una grande precisione – con l’esperienza del nostro personale che mette tutta la sua sensibilità e la sua passione nel rifinire manualmente dettagli che fanno dei nostri divani e delle nostre poltrone dei veri e propri prodotti sartoriali. L’azienda fa della progettazione accurata uno dei suoi cardini: per ciascun prodotto, al design si accompagnano una grande attenzione alla funzionalità di utilizzo e l’adozione delle tecnologie più idonee. Negli ultimi anni sono aumentati in modo consistente gli investimenti in ricerca e sviluppo, in modo particolare nella produzione di stampi, sia per la realizzazione degli schiumati utilizzati per le nuove sedute, sia nella tecnologia della pressufusione, utilizzata per realizzare dettagli quali le basi di alcune poltrone o i piedini di alcuni divani. Le nostre collezioni si sono arricchite anche di mobili e contenitori, la lavorazione dei quali è direttamente riconducibile alla migliore tradizione ebanistica della Brianza. Minotti cerca di farsi interprete contemporaneo di quel know how che prevede che ogni dettaglio del mobile sia meticolosamente progettato, soprattutto in relazione al suo utilizzo. Dunque per noi la capacità di proporre innovazione nell’ambito dell’industrial design procede assolutamente di pari passo con il mantenimento del patrimonio artigianale accumulato nel tempo, tipico del nostro territorio, e costituisce davvero uno dei valori fondanti del nostro brand.

Siete uno dei brand italiani più conosciuti e richiesti all’estero. Qual è il segreto del vostro successo a livello internazionale? Quanto incide oggi l’export sul vostro fatturato?
Non parlerei di segreti ma di una sana e determinata strategia aziendale che ci porta a conseguire dei buoni risultati in tutti i mercati nei quali siamo presenti, ormai oltre 70. Tutte le scelte operate dall’azienda: dal design del prodotto, alla qualità della produzione, alle scelte di comunicazione, fino ai servizi offerti in termini di servizio vendite e logistica, tutto è pensato ed organizzato in modo efficiente per soddisfare le esigenze di una clientela internazionale visto che oggi circa l’85% del nostro fatturato è dato dall’export.

Quando è iniziato il processo di internazionalizzazione del brand? In quali paesi siete presenti? Quali sono i mercati emergenti su cui puntate?
Il processo di internazionalizzazione del brand è iniziato molti anni fa. Già negli anni Novanta e anche prima, abbiamo iniziato a concepire prodotti che avessero un appeal apprezzabile anche all’estero. Oggi siamo presenti in oltre settanta paesi, con una grande attenzione a paesi emergenti sia in America del sud, che in Africa che in Asia, pur nella consapevolezza che l’attuale situazione internazionale presenta diverse aree problematiche e dunque impone una certa cautela per numerose paesi ancora in via di sviluppo.

Per quanto riguarda la distribuzione all’estero come siete organizzati? Quanta importanza hanno gli store monomarca? Quanti e dove sono? Con quale criterio avete scelto le location? Quali le prossime aperture?
Abbiamo un network di distribuzione internazionale che tiene conto delle peculiarità e delle dinamiche di distribuzione degli arredi di design nei vari paesi. Per esempio in Europa abbiamo costruito e consolidato nel tempo una presenza capillare nei punti vendita più qualificati dei vari paesi, con showroom monostore a Londra, Berlino, Vienna e Madrid. In Asia la nostra presenza si esplica esclusivamente attraverso i negozi monomarca, che sono a tutti gli effetti spazi espositivi nei quali si riesce a trasmettere in modo completo e preciso il linguaggio del brand, presentando la varietà e la ricchezza delle nostre collezioni in contesti architettonici ricercati nei quali tutti concorre a creare una vera e propria brand experience. Il criterio di scelta della location è complesso e viene attuato in stretta collaborazione con i nostri partner locali: contano certamente l’ubicazione ma anche le caratteristiche dell’edificio e la dimensione degli spazi, che devono consentirci di presentare le nostre collezioni in modo assolutamente adeguato. Negli USA abbiamo una distribuzione mista ovvero siamo presenti negli showroom che promuovono il design e abbiamo poi i nostri flagship stores a New York, Los Angeles, Chicago e Miami, inaugurato nell’autunno 2015.

Qual è il vostro rapporto con il design in generale e, più in particolare, con il design di Rodolfo Dordoni? Ogni collezione è frutto di una collaborazione decennale che continua con successo a caratterizzare l’identità di marca. Qual è il vostro ruolo nel processo creativo? Come nascono le nuove collezioni?
Abbiamo iniziato la nostra collaborazione con l’arch. Dordoni nel 1997 e collezione dopo collezione, il rapporto che ci lega e la vena creativa, ben lungi dall’esaurirsi, continuano a produrre ottimi risultati sul piano della realizzazione di prodotti che ottengono riscontri positivi dal mercato e soprattutto nella continuazione di quel processo di progressiva e costante definizione della nostra identità aziendale. Decisamente il background culturale, l’esperienza professionale e la sensibilità di Rodolfo Dordoni hanno trovato terreno fertile nella nostra azienda, che riesce a tradurre le sue intuizioni in progetti compiuti. C’è una fortissima intesa di base tra noi e Rodolfo, e le collezioni nascono e si sviluppano in un clima fertile di idee condivise, di spunti e riflessioni, e grazie all’apporto fondamentale di tutti i nostri collaboratori.

Avete sempre dato molto importanza alle campagne pubblicitarie, pensate come veri manifesti del lifestyle firmato Minotti. Quali sono le strategie di comunicazione per il futuro? Le differenze culturali dei paesi emergenti potrebbero richiedere un diverso tipo di linguaggio?
Uno dei nostri punti di forza, che ha immensamente contribuito a costruire e rafforzare la nostra identità di marca nel mondo, è certamente la nostra campagna di comunicazione. La nostra campagna pubblicitaria è oggi diffusa attraverso i principali periodici nei settori moda, design e lifestyle, in oltre 35 paesi, per un totale di circa 147 titoli e oltre 1000 pagine pubblicitarie.
Ad una grande attenzione nella scelta dei mezzi più idonei per raggiungere il target di riferimento, Minotti accompagna una grandissima ricerca nella costruzione di immagini fortemente identificative dello stile dell’azienda, caratterizzate da un originale linguaggio di comunicazione che è riconosciuto e apprezzato ovunque nel mondo e purtroppo anche molto imitato.
Le nostre strategie di comunicazione per il futuro dovranno necessariamente tenere conto dei cambiamenti in atto e certamente prevedere anche una presenza opportunamente diversificata, sia in termini di scelta dei mezzi sia con un’attenzione costante ai vari mercati. Più che ad un linguaggio di comunicazione diversificato, pensiamo ad un approccio “glocal”: “global” l’immagine ed il linguaggio che comunicano il lifestyle del brand, “local” nell’individuazione in ogni mercato dei mezzi più idonei ad entrare in connessione con i target di riferimento nei vari paesi.

http://www.minotti.com/


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