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Quando il design è una missione

Giulia Molteni racconta l’azienda di famiglia. Tra tradizione, innovazione e ricerca della qualità

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Carlo Molteni, presidente e ad del Gruppo Molteni e Giulia Molteni head of marketing and communication di Molteni&C e Dada

Molteni ha celebrato 80 anni. Quali le tappe fondamentali dell'azienda e quali i tratti distintivi che l'hanno caratterizzata e ancora la caratterizzano?
La storia della nascita dell’azienda coincide con quella dei miei nonni. Angelo, nato nel 1912, ha imparato dallo zio, prima della guerra, l’arte di amare il legno e di saperlo trasformare in oggetti belli e utili in un terreno fertile e con una tradizione secolare come quello della Brianza, da sempre produttrice di mobili per l’aristocrazia, prima, e per la boghesia dopo. Il nonno è un falegname e ha una piccola bottega artigiana - Arredamenti di Angelo Molteni - che produce per conto terzi dal 1934. La nonna, scuole professionali, sa tenere le carte e fare i conti, passa sempre di lì in bicicletta per arrivare alla fermata del tram. Destinazione: Milano. È una donna moderna, che lavora per un’azienda di tessuti. Si sposano nel 1942 e nel mentre l’azienda cresce. Negli anni ’50 Molteni&C è già leader in Europa con più di 200 dipendenti e produce mobili classici. Nel ’55 arriva la svolta con i primi esperimenti di mobile moderno, di ispirazione scandinava, disegnati da Werner Blaser e Carlo De Carli, e l’evoluzione della produzione che, da artigianale, diventa industriale. Nel 1968 la direzione artistica viene affidata a Luca Meda, uno forse dei primi art director del settore. Negli anni ’70 l’azienda cresce anche grazie all’attività contract e, tramite acquisizioni, apre le prime filiali all’estero iniziando a collaborare con i grandi nomi dell’architettura milanese, prima , e internazionale dopo. Da allora tante aziende ci hanno seguito in questa avventura e oggi quello del design è senza dubbio un comparto importante, bandiera del made in Italy nel mondo. Una cosa rimane invariata: la qualità, fil rouge del Gruppo, l'unico che tiene insieme settori e marchi tra loro complementari: Molteni&C che produce mobili per la casa, Unifor specializzata in soluzioni per lo spazio ufficio, Dada che realizza cucine e Citterio che oltre a mobili per ufficio vende anche pareti divisorie. Oggi il Gruppo conta quattro siti produttivi in Italia e uno completamente dedicato al contract, 120 linee di prodotto, 161.000 metri quadrati di superficie produttiva coperta, quattro centri di R&S, con il 5% del fatturato investito ogni anno in ricerca. I processi produttivi, 100% made In Italy, sono tutti integrati verticalmente garantendo il totale controllo della qualità.

Interior, design, architettura. Storicamente Molteni si è mosso in questi tre ambiti lavorando con grandi progettisti tra cui il Pritzker Prize Aldo Rossi. Con quali criteri, in passato, sono stati scelti i designer e cosa, pensando alla collaborazione attuale con Ron Gilad, è cambiato oggi?
Nel Gruppo Molteni il legame con l’architettura è molto forte e sinergico, grazie anche alla presenza del marchio Unifor che, da sempre, si è avvalso dei più importanti architetti internazionali. Con noi hanno collaborato ben 5 premi Pritzker (Aldo Rossi, Jean Nouvel, Álvaro Siza, Renzo Piano e Norman Foster), tutti importanti dal punto di vista dell’innovazione, conseguita grazie agli investimenti nella ricerca e nello sviluppo che sono poi il vero patrimonio delle nostre aziende. Oggi, da questo punto di vista, nulla è cambiato: lavoriamo con grandi architetti di fama mondiale, come Patricia Urquiola, cosi come con giovani brillanti designer come Ron Gilad, Costance Guisset o Charlotte Guillard. Sempre nel segno della qualità dell’abitare.

Da qualche anno Molteni cura la riedizione degli arredi di Gio Ponti addirittura industrializzando mobili mai prodotti in serie prima. Come si fa a ingegnerizzare mobili del genere e come mai questa scelta?
La scelta di rieditare Gio Ponti è stata prima di tutto etica. Lui un era gran lavoratore, una figura poliedrica ed eclettica, un architetto, un designer, un art director. Nella sua carriera aveva disegnato arredi per abitazioni private che, senza l’intervento di Molteni&C, sarebbero andati persi in quanto mai prodotti industrialmente, privandoci per sempre di un’eredità dell’architettura e del design milanese che appartiene al patrimonio culturale italiano. Per fortuna le cose sono andate diversamente. Nel 2012 Molteni&C ha rinnovato l’attenzione per i maestri, fin dagli anni ‘50 nel Dna dell’azienda, con un progetto di riedizione di mobili disegnati dal grande architetto del ‘900: una collezione, presentata  per la prima volta in occasione del Salone del Mobile, messa in produzione dopo un lungo percorso di ricerca, selezione e studio, sotto la direzione artistica dello Studio Cerri & Associati e grazie alla collaborazione e all’accordo esclusivo con i Gio Ponti Archives. Ogni anno, da allora, rieditiamo uno o due prodotti andando ad arricchire la collezione a seconda di quello che riteniamo più coerente con la nostra offerta di total living e in base ai trend del vivere contemporaneo. La produzione è rimasta artigianale, fedele e coerente con il pensiero di Gio Ponti, con alcune fasi di lavorazione manuale come la laccatura, per rispettare lo spirito dei mobili e non solo l’estetica. Abbiamo solo apportato, dove necessario, alcune migliorie tecniche come le guide ad estrazione totale dei cassetti. È la ragione per cui non abbiamo mai voluto fare edizioni limitate, sarebbe contrario ai principi del design, che vuol dire produzione per la grande serie. I pezzi comunque hanno un numero progressivo e sono corredati da un certificato di autenticità che spiega anche la biografia di Gio Ponti.

Made in Italy e internazionalizzazione. Il design italiano ha da tempo avviato attività di export diventando in tutto il mondo un punto di riferimento. Quanto questo processo sta condizionando il modo di disegnare mobili e quanto incide nel volume d'affari del gruppo?
Il nostro design è internazionale da molto tempo. Già negli anni ’80 ci siamo fatti affiancare dai più importanti nomi del design con provenienza da ogni parte del mondo. Questo ci ha permesso di avere un’ottica globale: Think global, act local. Poi c’è la capacità manifatturiera: in alcuni mercati come il Far East dove ad esempio amano i marmi, grazie al nostro prodotto taylor made, siamo in grado di utilizzare finiture e materiali più preziosi. Oggi il Gruppo Molteni ha una quota export del 75%, ed è in costante crescita in oltre 80 paesi nel Mondo. Solo nei primi tre mesi del 2015 abbiamo inaugurato 12 monobrand, tra cui Tokyo, Madrid, Singapore, Toronto, Chicago, Copenhagen e Pasadena, in aggiunta ai nostri 27 Flagship Stores. Grazie al nostro brand Dada, azienda acquisita nel 1979, riusciamo oggi a coprire tutti gli ambienti della casa, dal living alla zona notte, fino alla cucina, in un’ottica di lifestyle italiano che conquista i mercati esteri proprio per il suo charme, oltre che per l’eccellente qualità.

Taylor made e custom made sono termini sempre più utilizzati a proposito delle aziende italiane che producono mobili. Esiste in Molteni una divisione contract?
Sul finire degli anni ’70, con la realizzazione di due ambasciate in Arabia Saudita, prende avvio l’attività contract, ossia le grandi realizzazioni in Italia e all’estero, progetti chiavi in mano per spazi pubblici e di lavoro, come alberghi, musei, navi, catene di negozi e prestigiose gioiellerie, ospedali e teatri. La ricostruzione del Teatro la Fenice a Venezia, grandi navi da crociera per le più importanti compagnie internazionali, alberghi e residence in tutto il mondo firmati da importanti studi di architettura come Foster+Partners, Studio Urquiola, Studio Herzog & de Meuron, oggi sono progetti Molteni&C con sempre più spesso l’apporto delle cucine Dada.

Molteni, come altre family company italiane di successo, ha avviato un'interessante fase di ricambio generazionale. Cosa significa per lei fare parte di questo processo.
Una grande responsabilità, ma anche un’opportunità imperdibile. Oggi siamo in cinque della terza generazione a lavorare nelle diverse aziende del Gruppo. Siamo complementari per formazione, mentalità e interessi, ma tutti uniti da valori comuni che ci sono stati tramandati da una certa educazione rigida di mio nonno prima, e di mio padre e i miei zii dopo. Un saper fare che si tramanda. La mostra 80!Molteni, che a Milano ha celebra l'importante compleanno, è anche questo: un percorso di conoscenza per tutti noi giovani, insieme a tutti i nostri collaboratori, per capire cosa è stato e, forse, meglio immaginarsi che cosa sarà.

Per questo avete da poco inaugurato il Molteni Museum?
Il 20 novembre 2015, a Giussano all'interno del Compound che ospita, oltre alla produzione, anche il Glass Cube di Ron Gilad (→ leggi l'articolo sullo spazio espositivo) e lo spazio multimediale QallaM firmato da Patricia Urquiola, è stato ufficialmente aperto il nuovo museo del Gruppo Molteni progettato da Jasper Morrison, con l'immagine coordinata studiata da Studio Cerri & Associati. Il Museo riprende temi e motivi della mostra 80!Molteni allestita presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano durante l'ultimo Salone del Mobile (→ leggi articolo sulla mostra) e ripercorre la storia del gruppo attraverso l'esposizione permanente di 48 prodotti iconici e prototipi originali delle collezioni di Molteni&C, Dada, Unifor e Citterio. Situato all'interno di un edificio industriale degli anni '50, ristrutturato una prima volta da Aldo Rossi e Luca Meda nel 1986 e, ancora nel 2004, da Studio Cerri & Associati, il Museo si presenta come un luogo vivo e interattivo, dove il passato convive con il presente e dà forza al futuro.

http://molteni.it/
http://80.molteni.it/


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