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Elle Decor Italia

Tendenze design 2017: la selezione di Annalisa Rosso

Tre progetti per altrettanti trend, le idee più emblematiche di tutta la produzione del 2016 secondo la curatrice di Operae

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Annalisa Rosso è una giornalista indipendente di design e architettura, curatrice di Operae, festival indipendente di design a Torino. Foto Filippo Bamberghi

A settembre Elle Decor racconta come di consueto un anno di design con un un Best Of  che raccoglie i progetti più interessanti del 2016 e il meglio della Design Week di Milano (leggi anche → Il meglio del design 2017).

Ad accompagnarlo, le voci del mondo del design ci consigliano le Design Week più interessanti, da seguire dal vivo e sui social, e i tre prodotti novità che ci ricorderemo di questo 2016.

Ad Aric Chen (leggi anche → Aric Chen, intervista sui progetti di design e gli appuntamenti da non perdere), Silvana Annicchiarico (leggi anche → Cosa succede al design?), le fondatrici di Sight Unseen OFFSITE (leggi anche →Monica Khemsurov e Jill Singer, da Londra a New York), Laura Angius (leggi anche → Il design 2016 secondo Laura Angius) e Office Kgdvs (leggi anche →Office Kgdvs racconta idee e tendenze 2017) si aggiunge Annalisa Rosso, giornalista, critica e curatrice al momento impegnata a curare l'edizione 2016 di Operae (Torino, 3-6 novembre).

Le Design Week hanno un calendario che sembra infittirsi ogni anno, tanto che ormai una selezione è quasi d'obbligo. Tu quali segui da vicino?
Dopo quella di Londra, appena conclusa, ci sono ancora la Vienna Design Week (in corso), la Beijing Design Week, la Dutch Design Week e la Tokyo Designers Week. Sempre più difficile tenere il conto! Oltre alla design week di Milano, vado regolarmente a Londra, Parigi, Eindhoven (ma non tutti gli anni, cerco di alternare). E seguo con grande interesse gli appuntamenti di Pechino, Dubai e New York. Prossimamente, mi piacerebbe andare a Tokyo e a Vienna, dove non sono ancora stata.

Ci indicheresti 3 prodotti-novità del 2016 che ti hanno particolarmente colpito? Perché?
All’ultima Design Parade di Hyères, mi hanno colpito i vasi degli Odd Matter. In vetro soffiato dentro a una corteccia di sughero, sono il risultato di una sperimentazione portata avanti alle Vetrerie di Biot. Un esempio illuminante di come alcuni designer non siano più dei semplici clienti delle botteghe, ma diventino interlocutori fondamentali per il futuro dell’artigianato. Un tema che mi sta particolarmente a cuore, che è anche al centro della prossima edizione di Operae, festival di design indipendente a Torino di cui sono curatrice.

Altro progetto che mi ha sorpreso nel 2016 è quello sviluppato dal Museo della Merda, che ha messo in commercio mattonelle, vasi, un servizio da tavola e altri oggetti realizzati con sterco e argilla toscana. Quello che era partito come progetto espositivo, impegnato sui fronti della divulgazione e della ricerca, si è trasformato in prodotto vero e proprio, con tanto di marchio registrato Merdacotta. Perché questo è il tempo delle soluzioni concrete.

Da ultimo, il recente sistema per ufficio Hack, disegnato da Konstantin Grcic per Vitra. Arredi ultra funzionali e facilmente adattabili a esigenze diverse, destinate anche a cambiare nel corso della vita di un’azienda. Sono realizzati con elementi di legno di produzione locale e hanno meccanismi di movimento manuali. L'ecosostenibilità passa anche per i dettagli. In più, il modello estetico proposto è dirompente: grezzo, non finito, energico. Una scossa dopo anni di ambienti di lavoro tutti uguali. Un’operazione coraggiosa e intelligente, che ha saputo leggere e interpretare lo spirito flessibile dei nostri giorni (leggi anche → La postazione di lavoro personalizzabile di Vitra). Ho scelto questi tre prodotti perché registrano altrettante tendenze di grande interesse.

Quanto segui il mondo del design sul web e sui social?
Moltissimo. Sono una fonte di aggiornamento e di scambio irrinunciabile. Attraverso i social network, in particolare, riesco a relazionarmi con persone di riferimento che mi capita di incontrare solo raramente di persona. È bello scoprire che magari, da una parte all’altra del mondo, stiamo lavorando sullo stesso tema.


di Carlotta Marelli / 30 Settembre 2016

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