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Elle Decor Italia

7 domande a Maria Cristina Didero, la curatrice che trasforma il design in una storia

Non si occupa di oggetti ma di persone, e per noi riapre la grande raccolta di storie dell'ultima Design Week di Milano

intervista-maria-cristina-didero
Stefano Ferroni

Maria Cristina Didero di lavoro fa la curatrice indipendente e la giornalista freelance. Se provate a scriverle una mail la risposta non sarà “sent from my iPhone” ma “from the jungle”. Abbastanza per capire che la parola “libertà” è il sottotesto di qualsiasi cosa faccia. 

E quello che le riesce meglio è raccontare storie: l’ha fatto per nendo al Design Museum di Holon ma anche con Atelier Biagetti alle ultime 3 edizioni del Salone del Mobile, un evento-installazione in 3 atti (e in 3 anni) che racconta una storia di coraggio e di ossessioni contemporanee (leggi anche → Il caveau di lingotti d’oro di Atelier Biagetti). Se è vero che per Maria Cristina Didero il design “is about people, not about chairs”, cos’è la Design Week di Milano se non una grande raccolta di storie, e di persone? L’abbiamo chiesto alla diretta interessata, a pochi giorni dalla partenza per Chicago per la presentazione del nuovo libro Superdesign.Radical Design Italiano 1965-75, scritto insieme a Evan Snyderman, Deyan Sudjic e Catharine Rossi ed edito da The Monecelli Press.

1. Se ti dico Salone del Mobile 2017 qual’è la prima cosa che ti viene in mente?
Mi vengono in mente 3 parole: scoperta, euforia, progetto

2. Il prodotto più interessante che hai visto quest’anno?
Lo straordinario lavoro fatto da Tokujin Yoshioka per LG (leggi anche → L’allestimento più bello del FuoriSalone è quello di LG)

3. L’installazione più bella?
A parte quella appena citata, Luca Nichetto per Salviati (leggi anche → I vetri di Murano protagonisti di un’installazione onirica)

4. La persona più interessante che hai incontrato?
Michael Anastassiades

5. Cosa ti ha deluso?
Forse quest’anno c’è stato meno pubblico degli anni precedenti? è solo una sensazione, posso sbagliare… anzi spero di sbagliare!

6. Cosa vorresti vedere l’anno prossimo?
Vorrei vedere ancora più installazioni outdoor, sparse per la città, possibilmente in posti poco noti

7. Il tuo lavoro in una frase
Più che sedie, tavoli o lampade mi interessa l’approccio delle persone nei confronti degli oggetti e il contesto da cui questi sono originati. Il design è comunque molto altro

Leggi anche le interviste a:
Sara Ricciardi
→ Felix Burrichter
→ Gio Tirotto
→ Paolo Gonzato 
→ Federico Peri 


di Carlotta Marelli / 14 Settembre 2017

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