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Restyling? 5 pezzi di design iconici che non possono mancare in cucina, e non solo

Creatività, funzionalità ed estetica, un mix perfetto per il design che trascende il tempo e le mode

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Come sono gli oggetti iconici di design? Shirley Bassey nel 1971 cantava “Diamonds Are Forever” per l’omonimo 007 con Sean Connery. Circa tre decenni dopo Kanye West campiona il celebre ritornello producendo una hit che cambierà non solo la sua carriera, ma anche la musica pop contemporanea.“Diamonds Are Forever” certo, lo sanno tutti! Ma a volte non solo i diamanti sono “per sempre”. In rari casi può capitare che creatività, funzionalità ed estetica si incontrino un un’idea geniale e perfetta, materializzandosi in un pezzo di design iconico, destinato all’eternità. Sono casi rari, certo, quelli in cui il design trascende il tempo e le mode, ma esistono. Ecco allora 5 diamanti del design che non possono mancare nelle nostre case.

 

 

Anna G. – Alessandro Mendini, Alessi, 1994

La leggenda vuole che il nome sia quello di una donna reale, la designer Anna Gili, il cui volto e la silhouette sono stati motivo ispiratore per uno dei cavatappi più famosi della storia del design. È l’oggetto personaggio, destinato ad animare la casa con la consueta ritualità e ironia che connota i progetti di Alessandro Mendini, aperti alla sperimentazione ludica e riflessiva. Nella sua funzione agita le braccia e sembra danzare, rivendicando un posto privilegiato nella sfera infantile che è in tutti noi. Nata in zamak, Anna G. fra il 1994 e il 2001 ha generato una famiglia di oggetti colorati per la tavola e la cucina anche in plastica. Ma non si contano le edizioni speciali che ha prodotto, in alcuni casi cambiando scala e divenendo un oggetto urbano.

Sacco – Piero Gatti & Cesare Paolini & Franco Teodoro, Zanotta, 1968

Nel 1968 tre giovani e poco noti progettisti torinesi – Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro si presentano all’imprenditore Aurelio Zanotta portando in spalla un sacco di plastica colmo di palline di polistirolo. Nella mitologia del design è così che prende l’avvio uno degli oggetti più iconici della contemporaneità: la poltrona Sacco. La sacco è l’oggetto Pop e Radical per eccellenza, è la seduta delle nuove generazioni, la “poltrona-fagiolo” che accoglie i Peanuts di Charles Schulz, e che respinge il ragionier Fracchia, celebre maschera ideata da Paolo Villaggio, e con lui tutta la staticità piccolo borghese spazzata via dal suo spirito anticonformista e informale. Del tutto priva di struttura rigida, la Sacco è formata da un involucro che ingloba seduta e schienale, realizzato in diverse varianti (se ne contano ottanta). L’imbottitura, costituita da palline di polistirolo espanso ad alta resistenza, permette alla poltrona di assecondare dinamicamente le posture assunte dal corpo.

Servizio per condimenti 5070 – Ettore Sottsass, Alessi, 1970

Set per condimenti, con contenitori per olio, aceto, sale e pepe: due coppie di cilindri in vetro, di proporzioni e altezze differenti, coronate da tappi sferici e ancorate, attraverso minimali elementi in acciaio inox, a una piattaforma dalle forme arrotondate. Un prodotto funzionale, con le linee compatte ed elegantemente morbide, anche se rigorose. Un progetto trentennale, ancora attualissimo, caratterizzato da pochi segni elementari ma fortemente evocativi di profili familiari. Per una tavola raffinata ma contemporanea, attenta alla praticità della vita quotidiana. La scelta dei materiali, vetro e acciaio inossidabile, è studiata per enfatizzare al massimo l’immediatezza espressiva dell’insieme. È una piccola architettura da tavola. Una sintesi progettuale che racconta, con un linguaggio chiaro, la poetica compositiva dell’autore e la sua personale ricerca intorno al significato della parola funzione. Un termine che ha sempre attraversato la storia del design e a cui Ettore Sottsass attribuisce un’accezione più allargata, fatta di sfaccettature e continui aggiornamenti. Proprio come i riti della vita quotidiana.

Cylinda – Arne Jacobsen, Stelton, 1964 – 1967

È una collezione completa, inaugurata con una teiera, che si è rinnovata nel tempo ed è rimasta tra i capisaldi della storica azienda danese. Caratterizzata dalle linee cilindriche, dall’acciaio, marchio di fabbrica della Stelton, e dai manici in bachelite nera è anche uno dei tanti progetti riusciti di Arne Jacobsen. In questa linea introduce il rigore delle linee geometriche, studiate in funzione ergonomica e nel consueto rispetto della proporzione che il designer e architetto danese intendeva come elemento essenziale per donare bellezza alle cose. Preceduti dalla sigla AJ la collezione conta 18 pezzi: non solo prodotti per offrire tè e caffè con zuccheriera e bricco del latte, ma anche insalatiera, saliera e pepiera, un vassoio e prodotti da bar come shaker e porta ghiaccio e un portacenere. Nel 2004 si è aggiunta una caraffa da due litri caratterizzata da un intelligente beccuccio che trattiene i cubetti di ghiaccio.

Juicy Salif  – Philippe Starck, Alessi, 1988

“Oltre a essere lo spremiagrumi più controverso del secolo XX è diventato una delle icone del design degli anni ’90, e continua ad essere uno degli oggetti più provocatoriamente intelligenti del catalogo Alessi. Juicy Salif è un ottimo esempio della nostra pratica aziendale di mediatori artistici nelle zone a più alta turbolenza del Possibile Creativo. Rimane insuperato nella capacità di generare discussioni intorno alla sua natura e al suo senso, anche grazie all’uso spregiudicato di quello che i semiologi definiscono il velo decorativo destinato a ricoprire inesorabilmente, anche se di solito in modo meno evidente, ogni oggetto creato dall’uomo” Così Alberto Alessi racconta l’icona disegnata da Philippe Starck, ma non tutti sanno che il prodotto commissionato al designer non era affatto uno spremiagrumi ma un vassoio!

Il vassoio è infatti una delle tipologie storiche di Alessi, presente in catalogo fin dal 1921, anno di fondazione dell'azienda. A Starck era stato chiesto di disegnare la sua interpretazione. Ma dopo mesi di attesa sulla scrivania di Alberto Alessi non arrivò un vassoio ma un busta proveniente dall’isola di Capraia. Dentro vi era una tovaglietta di carta con alcuni schizzi di che si riferivano a un nuovo spremiagrumi, si ispirava ai calamari che Starck stava mangiando. Il resto è storia.


di Redazione / 13 Novembre 2017

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