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Elle Decor Italia

Destinazione arte

Da Venezia a Basilea

24/48 ore da dedicare alla Biennale in laguna o a Design Basel. Con due guide d’eccezione: le rispettive direttrici, Bice Curiger e Marianne Goebl.

VENEZIA

ILLUMInations, è il titolo della 54esima Biennale d’Arte con piccole e grandi illuminazioni e provocazioni. Come racconta a Elle Decor la direttrice, Bice Curiger.

Con Bice Curiger parlo di felicità. Sì, parola quasi scandalosa nel mondo dell’arte contemporanea: eppure, è una parola che la direttrice della Biennale Arte di Venezia, la 54esima, non ha paura di pronunciare. “Perché spero che una persona venga alla Biennale e si senta… felice”. Ma chi è Bice Curiger, che, tra l’altro, è la prima donna a dirigere la Biennale Arte? Mai successo, dal 1895 ad oggi. Cinquantenne, schiva, vive a Zurigo, dove è curatrice alla Kunsthaus. Però nel mondo dell’arte è conosciuta soprattutto per aver fondato una rivista di settore sofisticata come Parkett, creata insieme a una donna, Jacqueline Burkhardt, nell’84. E di donne artiste la Curiger si è sempre occupata, a partire dal primo libro su Georgia O’ Keeffe, mito del ’900, o la biografia della surrealista Méret Oppenheim (“Che mi regalò, a libro finito, un collage che le aveva dedicato Max Ernst, suo grande amore. Un gesto che mi ha molto toccato”).

Quali donne, allora, alla Biennale di quest’anno?
C’è Cindy Sherman (fotografa e artista americana, conosciuta per i suoi auto-ritratti concettuali, ndr), con una carta da parati. Trovo straordinaria la Sherman, perché ha saputo reinventarsi. Sempre: anche adesso, a cinquantasei anni.

A proposito di Svizzera, c’è quella che è forse l’artista più famosa: Pipilotti Rist. Di lei molto si è parlato, per la collaborazione con un archistar come Jean Nouvel. E per il ristorante all’ultimo piano dell’albergo Sofitel, a Vienna, ha progettato un soffitto-video scenografico e ipercolorato, che si vede da lontano ed è già diventato un landmark della città.
Di Pipilotti, in Biennale, si vedono tre opere della scuola del Canaletto, che ha fatto copiare in Cina: per reinterpretarle, con immagini e video.

Una provocazione?
Forse, come la mia decisione: mettere tre tele del Tintoretto al centro della Biennale, ai Giardini. Tre grandi tele che, semplicemente, attraversano la laguna: sono in prestito dalla Basilica di San Giorgio Maggiore e dalle Gallerie dell’Accademia.

Perché?
Perché chi viene in Biennale, di solito, vede la Biennale e basta: una bolla di arte contemporanea nella città. Volevo ricordare che, fuori, c’è Venezia.

Venezia e la sua luce: è per questo che ha scelto il titolo ILLUMInations?
Luce, nazioni… è un gioco di parole. Ma certo, c’è la luce di Venezia: che per me è calda, è riflessa dall’acqua e nell’acqua, riprende i colori dei palazzi e dei mattoni. Non Turner, ma piuttosto Canaletto. E poi c’è la luce dell’arte: gli artisti hanno ancora questo potere, di riuscire, a volte, a illuminarci. Anche di gioia. Fino al 27/11, catalogo Marsilio, www.labiennale.org e www.labiennalechannel.org

VENEZIA/2: OLTRE LA BIENNALE

Fuori dai Giardini e dall’Arsenale, la visita prosegue. Fra gli highlights, la nuova sede in laguna della Fondazione Prada e il restauro del negozio Olivetti di Carlo Scarpa.

Poche ore o un altro giorno a disposizione: che cosa non perdere? A Palazzo Grassi, la Fondazione François Pinault propone Il mondo vi appartiene, mostra centrata sui grandi temi del presente, dalla caduta dei simboli alla spiritualità. Sono messi a confronto le tecniche e i percorsi di 40 artisti di diverse generazioni e provenienze, con nomi illustri come Alighiero Boetti e Cattelan e 23 emergenti (foto, Farad Moshiri, Life is Beautiful, 1242 coltelli, 2009; fino al 31/12, www.palazzograssi.it). Creazioni sperimentali in vetro fra arte, architettura e design per la II edizione di Glasstress, in tre sedi. Curata da Li Edelkoort, Peter Noever, Demetrio Paparoni, presenta lavori di Patricia Urquiola, Tony Cragg, Joost van Bleiswijk (nella foto, dettaglio della sua Fragile factory nella sede del Berengo Centre a Murano), Tokujin Yoshioka e Erwin Wurm, che stupisce con l’installazione Narrow House nella corte di Palazzo Cavalli Franchetti, già esposta all’UCCA, Pechino (nella foto) e per la prima volta in Italia (fino al 27/11, www.glasstress.org). Per 6 anni + 6, i Musei Civici Veneziani hanno affidato Ca’Corner della Regina alla Fondazione Prada che aumenta le sue architetture espositive con il recupero di un edificio storico sul Canal Grande. L’evento inaugurale curato da Germano Celant mette in scena una selezione della collezione creata da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli (foto, Francesco Vezzoli, La nuova Dolce vita, 2009) e fa il punto sul progetto di Oma/Rem Koolhaas per la nuova sede permanente della Fondazione a Milano (fino al 2/10, www.fondazioneprada.org). Fra una mostra e l’altra, immancabile una visita al negozio Olivetti in San Marco: un progetto d’interni firmato da Carlo Scarpa nel 1958 concentrato sui dettagli e sull’accurata scelta dei materiali (pietra e metalli, legno, vetri e laminati plastici) restaurato grazie a Assicurazioni Generali e affidato al FAI: www.negoziolivetti.it.

BASILEA

Oltre che con Art Basel, l’appuntamento è con Design Basel, dove collezionare, esporre e concepire il design. Ne parliamo con la nuova direttrice, Marianne Goebl.

Ha un curriculum d’eccezione Marianne Goebl e una passione incondizionata per il design, oltre all’incarico di dirigere una fiera prestigiosa.

Hai già introdotto cambiamenti al format tradizionale?
Design Miami/Basel è un forum globale e offre un mercato vivace per il design da collezione del XX e XXI secolo, un ricco programma di concorsi, incontri, spettacoli e mostre collaterali. Non c’era bisogno di cambiare il format, ma per Basel 2011 abbiamo potenziato la presenza del design di inizio XX secolo (Bauhaus, de Stijl e primo Modernismo francese). Oltre a consolidare il design contemporaneo con la partecipazione di gallerie emergenti e di giovani talenti.

Quali sono le novità?
Lavori eccezionali, in molti casi inediti, come le strutture architettoniche di Jean Prouvé. Una delle case, concepita per essere costruita in un solo giorno per accogliere i rifugiati nella regione francese della Loira nel 1944, sarà montata in fiera ogni giorno sotto gli occhi dei visitatori. Una vera performance di design, presentata da Galerie Patrick Seguin. Si potrà anche esplorare una serie di personali, da Joseph-André Motte, un modernista francese di epoca post-bellica con un’installazione indoor-outdoor, a Pierre Charpin al brasiliano Joaquim Tenreiro, con opere per una residenza privata di Rio de Janeiro della fine degli anni ’40. E una selezione tessile sperimentale dei designer italiani Formafantasma, della danese Astrid Krogh o dell’americana Suzanne Tick.

Con 24h a disposizione che cosa non perdere in città?
Una colazione al Vitra Campus per scoprire l’architettura dei vincitori del Pritzker Prize e la collezione del Vitra Design Museum, prima di visitare Design Miami/Basel, che aprirà i battenti alle 11.00. Art Basel e Art Unlimited arrivano subito dopo Design Miami. Dopo la fiera, si può prendere un drink presso la Kunsthalle o sulla terrazza che si affaccia sul Reno dell’Hotel Krafft.

Con 48h a disposizione: che cosa aggiungere?
La Fondation Beyeler, per vedere l’eccezionale architettura di Renzo Piano, la collezione permanente e le esposizioni temporanee.

Chi sono designer emergenti da tenere d’occhio?
Design Miami/Basel premia i giovani talenti emergenti con il concorso WHotels Designers of the Future Award. I premiati 2011 sono Asif Khan (UK), il team di Mischer Traxler (Austria) e Studio Juju (Singapore). Sveleranno i loro progetti rispondendo alla nostra richiesta per pezzi da conversazione: lavori che incoraggino la gente a superare le barriere sociali, promuovendo il contatto tra estranei e creando interazioni inattese (info: Design Basel, dal 14 al 18/6, www.designmiami.com e Art Basel, dal 15 al 19/6, www.artbasel.com).


di Laura Maggi, Lisa Corva, Piera Belloni / 20 Giugno 2011

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