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Elle Decor Italia

Elle Decor incontra Anish Kapoor

Lo scultore indiano a Milano

L’arte come avventura: per esplorare nuovi spazi, il vuoto, affrontare la paura del buio, scoprire se stessi nei riflessi di uno specchio, come Narciso.

Sarà davvero la nuova Torre Eiffel? Di sicuro tutti, art addict e semplici curiosi, aspettano Orbit, la vertiginosa torre-spirale di 115 metri in costruzione a Londra per i Giochi Olimpici del 2012: la nuova e più audace creazione di Anish Kapoor. Ma intanto l’artista anglo-indiano non perde tempo. Questo è il suo anno: Kapoor, nato a Bombay, ma praticamente inglese, ha appena chiuso una mostra monumentale a Parigi, e in Italia ne ha inaugurate ben tre: a Milano, alla Fabbrica del Vapore e alla Rotonda di Via Besana, e a Venezia, Ascension, dentro la Basilica di San Giorgio, nell’ambito della 54esima Biennale Arte. Così, dopo le superfici lucide e specchianti che l’hanno reso famoso, come la celebre Cloud Gate di Chicago, 110 tonnellate di acciaio che sono diventate una pesante nuvola d’argento, ecco la colonna di fumo di Ascension, che si innalza verso la cupola del Palladio a Venezia e, a Milano, Dirty Corner, un tunnel di 60 metri, alto 8, in cui entrare, al buio.

Da dove viene quest’attrazione verso il vuoto, verso altri, misteriosi, inesplorati spazi?
Kapoor non nasconde di essere stato per anni in analisi, e ha paragonato, con un’immagine straordinaria, l’arte alla psicanalisi. “Sei sul lettino e depositi materiale nello spazio tra te e il tuo analista”, ha detto, “crei quindi un terzo spazio”. Ma io penso anche agli oceani: il padre di Kapoor, a Bombay, era un idrografo, disegnava mappe marine. Forse da lì arriva la spinta a esplorare: materiali, territori, spazi. Il fumo che si leva verso l’alto di Ascension è stato paragonato alla colonna che guidò Mosè nel deserto.

È un ricordo che ha guidato anche lei?
Certo: è il bisogno che tutti abbiamo di tornare verso il mito.

Il mito è uno dei suoi temi ricorrenti. Anche nel titolo della mostra al Grand Palais: Leviathan, il nome di un mostro biblico. Lei però l’ha dedicata a un artista in carcere, il cinese Ai Weiwei.
Non lo conosco personalmente, ma mi è sembrato doveroso. Weiwei è agli arresti dai primi di aprile. Qual è il suo reato? Essere un artista? Ma se questo è un crimine, è un crimine profondamente umano: puntare il dito sulle cose, farcele vedere. Trovo che i musei dovrebbero tutti chiudere almeno un giorno, un giorno di protesta e di supporto a Weiwei: non succederà, ma mi sembrava giusto almeno proporlo.

Lei progetta opere giganti, come Cloud Gate o Orbit, appunto. Ma crea anche opere minime. È stata appena presentata a Venezia la sua tazzina di caffè per illy Art Collection, un riassunto dei suoi temi: l’argento, lo specchio, il riflesso. E in passato ha firmato anelli per Bulgari, gemelli da polso...
Che importa? (risponde bruscamente) La dimensione non è altro che una delle forme espressive della scultura.

Ma lei porta, per esempio, gli anelli che ha disegnato? E ha mai creato un gioiello speciale per sua moglie?
“A questa domanda, mi spiace, non voglio rispondere”. Riservato o forse solo stanco: Kapoor, tutto sommato, è una superstar. Però, pur non rispondendo, guarda altrove, e solo dopo capisco dove: guarda una donna molto bella, con una collana d’oro dal ciondolo abbagliante. La collana è un’edizione più che limitata che Kapoor ha creato per Louisa Guinness, una galleria d’arte di Londra. La donna, che gli sorride, è sua moglie.

Info: Anish Kapoor, Rotonda di Via Besana e La Fabbrica del Vapore, Milano, fino all’8/1/2012, www.anishkapoormilano.com. Ascension, Basilica di San Giorgio, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia, fino al 27/11, www.cini.it


di Lisa Corva / 3 Agosto 2011

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