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Elle Decor Italia

Il bosco giardino

All'ombra delle colline senesi

In un lecceto all’ombra delle colline senesi, tra interventi minimalisti e massimo rigore naturale, un luogo che parla di emozioni e sentimenti. Con una vena di nuovo romanticismo

“Perché sono venuto qui? Perché volevo stare all’ombra”. Sheppard Craige la mette così. Ma non è tutto semplice. La sua Ragnaia è un bosco di nove ettari ai margini delle crete senesi. Un fitto intreccio di lecci settecenteschi che tagliano il sole come un origami. “Doveva essere un luogo di interrogativi”, sostiene Craige, artista americano prestato da 30 anni a San Giovanni d’Asso, “perché è pieno di opere contemporanee misteriose (fatte dalla moglie, Frances Lansing, ndr), ma adesso non so più cos’è. Forse un giardino?”. Senza forse. A furia di interrogativi e di sottrazioni, come la pulitura del sottobosco, la Ragnaia adesso non è più un museo (naturale) delle opere: è essa stessa un’opera. E dunque un giardino. Il manifesto di quello che potrebbe accadere domani all’arte occidentale del verde. L’ultimo tornante lungo una strada che dall’artificio rinascimentale (la natura esclusa) ci ha condotto alle erbe povere (la natura imitata). “Non bisogna aver paura dell’ombra”, afferma Craige. “Non bisogna più aver paura della natura”, ci dice la sua Ragnaia. Anche perché adesso siamo un po’ tutti consapevoli di poterla finalmente accettare per quello che è, senza siepi di contenimento, senza le geometrie che ci dovevano proteggere (e rassicurare) dal suo insondabile disordine. Il penultimo passo è stato il giardino delle piante spontanee ma comunque predisposte, l’ultimo è ora offrire a un bosco la possibilità di diventare giardino, senza chiedergli nulla di più che fare quello che sa: il bosco. Oppure offrirla anche a un prato. È quello che sta accadendo in parallelo, centinaia di chilometri più a sud, ai margini di Ninfa (Latina). Laggiù, nel ’92, poco oltre il confine di uno dei più bei giardini romantici del pianeta, Fulco Pratesi, Arturo Osio e Lauro Marchetti (il direttore del parco) stanno passeggiando. E si dicono: “Invece di allargare Ninfa, perché non facciamo entrare la campagna?”.

Tre anni fa è stato inaugurato Pantanello, il giardino-campagna di Cisterna di Latina. Ora è operativo. Prati spontanei, erbe povere ma belle, l’acqua delle terre umide prima della bonifica, alberi sopra cui corrono le rotte millenarie degli uccelli migratori. E che riconoscono il parco come casa loro. Nel nuovo senso dell’uomo per il verde accade quello che è successo all’arte contemporanea: se non ci deve più rassicurare (come quella classica), allora anche i musei non bastano più (come i giardini classici), così che le opere d’arte vogliono stare in mezzo a noi. “Io sono partito dalle opere”, ricorda Craige, “perché volevo che un viaggiatore, entrando alla Ragnaia, più che delle risposte vi trovasse delle domande”. Come quella di Montaigne, scolpita nel tufo: “Que sais-je?”. Che so io? Natura e mistero. Ma quello era ancora Rinascimento. Come il giardino di giochi simmetrici che appare nel poggio al limitare del bosco, sempre costruito da Craige. Addizione versus sottrazione. Ma l’opera gli è scappata di mano. Tanto che il bosco della Ragnania, a furia di farsi e farci delle domande, adesso ha dato anche delle risposte. Alcune riguardano i giardini. E ci dicono che quelli italici li avevamo avuti sempre davanti agli occhi, occorreva solo guardarli con sguardo meno colto e non farsi prendere dalle mode. E ancora: che, dopo tanto immaginare come avrebbe dovuto essere la natura per darci gioia, bastava smettere di farle parlare la nostra lingua e ascoltare la sua, accettandola per quello che è. Molto più bella di quello che potevamo immaginare.

Info: La Ragnaia, San Giovanni d’Asso (SI): ingresso libero, aperto dall’alba al tramonto, www.laragnaia.com

Parco Naturale Pantanello, via Provinciale Ninfina 66, Doganella di Ninfa, Cisterna di Latina (LT): visite guidate, www.fondazionecaetani.org

 

 

 

 

 

 


di Paolo Campostrini e Anna Scaravella / 7 Maggio 2013

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