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Elle Decor Italia

Il futuro abita qui

Architettura e arte a Shanghai

Una città dal profilo urbano in costante aggiornamento e la più grande esposizione universale di tutti i tempi: la metropoli cinese dialoga con la nostalgia del passato e l’ambizione di diventare protagonista del domani.

Sulla terrazza del Bar Rouge , al Bund, c’è sempre qualcuno che prende un “solito” o un Martini. C’è un mix di gente qui, expats soprattutto, che intrecciano conversazioni in tante lingue sulla terrazza del bar che guarda il fiume Huangpu. È quasi un cliché concedersi un drink in uno dei luoghi più carismatici di Shanghai dove si respira ancora quella nostalgia da colonia europea. E poi è tutto rosso, a ricordarci che siamo, dopotutto, in Cina. In questa scena c’è molto della città di ieri e di oggi perché basta guardare oltre fiume e i bateau mouche per vedere Pudong, definita la Manhattan cinese. Qui si ergono i grandi grattacieli costruiti negli ultimi anni come il recentissimo Shanghai World Financial Center , 492 metri, che sembra un apri bottiglie, i cui ultimi piani sono occupati dall’hotel Park Hyatt .

La Jin Mao, l’edificio accanto che misura 421 metri e sembra piccolo. Per non parlare dello Shangri-La hotel o ancora dell’ Oriental Pearl Tower, la torre della televisione: oggi sembra spaesata e vintage nell’orizzonte urbano con la sua forma bizzarra, come fosse disegnata da un bambino. Si legge la fatica, qui, perché sono stati anni di orari intensi, cantieri aperti 24 ore su 24, senza sosta, per maturare un profilo urbano in costante aggiornamento. Intanto nascevano camere d’albergo, uffici, nuovi concept store, spa e piscine, ristoranti come quello al 91esimo piano del Park Hyatt, il più alto del mondo, avveniristico anche nelle idee di decor. Scendono dal soffitto una molteplicità di oggetti bianchi di forme diverse, in porcellana, disegnando un volume sorprendente anche per chi ha già visto molto.

Hotel dunque, indispensabili nel profilo urbano non solo come elementi di lifestyle ma perché guidano lo straniero nella città con i loro concierge, i primi interlocutori del viaggio, sempre pronti a darti un bigliettino per il tassista (che non parla inglese) con scritto dove andare. Già dove andare. Subito all’Expo, incredibilmente imponente, da far impallidire Gustave Eiffel forse. Forse. Ispirazione “Better city, better life” non a caso, dove idee architettonicamente geniali sono raccolte in un’area che misura due volte e mezzo il principato di Monaco, come il padiglione inglese di Katerina Dionysopoulou ( Studio Heatherwick ) di cui tutti parlano per i 60 mila fili acrilici che si muovono con il vento e conducono la luce all’interno della struttura. Sì, sembra un riccio di mare in versione Brobdingnag e di certo a Swift sarebbe piaciuto. O ancora quello russo ispirato a un mondo di fiabe e degli Emirati Arabi che racconta le dune del deserto (progetto di Norman Foster ).

Ma è solo l’inizio di una scoperta, di una dilatazione progressiva del modo d’intendere la tridimensionalità. E prosegue di nuovo, sulla sponda occidentale, dove si trova la Shanghai di sempre con le sue architetture coloniali, gli edifici Art dèco alternati a giganti di cemento e acciaio. La folla: se ci si astrae sembra di essere in un film di Wong Kar-wai, una cinepresa lenta riprende volti che cambiano veloci, illuminati da milioni di luci colorate. E poi i ristoranti nel Bund, francesi, alla moda, oppure cinesi irriverenti nel proporre una cucina di oggi, in parallelo un flusso di biglietti da visita intenso tipico di un’economia dinamica. Qui tutto è possibile. E ancora si rallenta il ritmo, si torna di nuovo nelle pieghe della nostalgia, quando ci si perde nei mercati come a Dongtai Lu, vicino a Xin Tiandi, dove si trova la vecchia Cina, con le sue ingenuità, i volti impassibili dei bottegai mentre vendono copie di quel Libro Rosso che ha stravolto così tanto le loro vite. Una sorta di imperturbabilità che si vive al mercato dei grilli dove si cercano insetti da combattimento o nelle botteghe di stoffe in Dongjiadu road. Futuro, passato, alternanza di sensazioni, velocità, lentezza: è la Shanghai di oggi.


di Catherine Roig, Maddalena Fossati / 9 Luglio 2010

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