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Elle Decor Italia

Il nuovo albergo a Londra

A Bethnal Green un vecchio municipio si trasforma

A Londra, nel quartiere di Bethnal Green, il building del vecchio municipio si trasforma in un esperimento di accomodation contemporanea che salvaguarda l’architettura del passato.

Un quartiere che non è uno dei soliti. Che non ha (ancora) le boutique alla moda e i negozi di alta gastronomia tipici di buona parte dello scenario londinese. Un po’ grigio nella tipica traccia cromatica della città. Un po’ ruvido e senza fronzoli nello stile dei film di Guy Ritchie. Un palazzo edwardiano, un tempo il municipio di zona divenuto più tardi uno spazio dove si giravano film, diventa oggi il Town Hall Hotel. Peng Loh, il proprietario di Singapore, ha chiamato Rare Architecture (lo studio di Nathalie Rozencwajg e Michel da Costa) a realizzare il maquillage progettuale. Il duo ha dato a questo luogo una nuova dimensione estetica e sostanziale senza tradire l’identità precedente, eseguendo una sorta di contestualizzazione sensibile. L’albergo restituisce vita a uno spazio socialmente vibrante per gli abitanti del quartiere. Qui ci si sposava, si votavano le leggi della zona, si registravano le nascite dei figli, oggi diventa un alloggio - di charme – per forestieri, con 98 stanze quasi tutte concepite con cucina e diverse fra loro, non per sentirsi a casa, ma per percepire una sensazione di piacevole comodità senza essere costretti a cenare fuori. Ma anche una cornice aperta dove respirare la vita di quartiere, ritrovarsi per un drink con il vicinato o gustare piatti d’ispirazione portoghese dello chef Nuno Mendes. Nel suo ristorante Viajante (che si legge viagiante dal portoghese) propone assaggi secondo la logica del El Bulli dove ha trascorso qualche tempo, ma anche ispirato dalla sua esperienza itinerante intorno al globo (e su richiesta cucina direttamente in camera). L’ambiente è sempre soft, la sala del consiglio è stata adibita a spazio per eventi con i banchi originali della giunta (modernizzata da lampade customized di Viabizzuno), le zone comuni sono d’ispirazione art-déco come la parte posteriore dell’edificio, qui e là c’è qualche sorpresa come i vasi in cristallo di Hiromi Masuda, di vetro soffiato che si piega su se stesso per via del peso, modellandosi. I mobili spesso firmati da Rare hanno una texture soffice, ti accarezzano lo sguardo senza invadere la memoria, diventano una cornice dove poter lasciar respirare i pensieri. L’atmosfera è vagamente familiare, una luce morbida ti avvolge in ogni luogo ed è modulata anche dalla pelle esterna. Ovvero: una griglia metallica, tagliata a laser (speciale), che copre i piani superiori del palazzo variando il pattern in modo da dosare la luminosità all’interno dell’albergo e il livello di privacy. In corrispondenza delle stanze da letto, meno luce, meno visibilità, davanti ai salottini e spazi comuni più trasparenza, il tutto grazie all’involucro dotato d’insospettabile leggerezza. Chapeau. E ancora, ovunque, altre sorprese. Una piscina con i mosaici nel basement, le pareti di Mdf scolpite come il pattern della pelle esterna nelle stanze, modificabili secondo le esigenze, a nascondere la cucina e altre amenities, i caminetti degli anni ’50 curiosamente appoggiati sulle strutture pre-esistenti artdéco. Una semplicità seria quanto sofisticata a caratterizzare il luogo dotato di un rigore contemporaneo, di una severità solo apparente, rivelatrice più che altro di una nuova forma di concepire la qualità. Un luogo che comunica con l’esterno e ti protegge se sei all’interno.

Per informazioni: www.townhallhotel.com, da 110 euro la doppia durante il week end.


di Maddalena Fossati / 25 Giugno 2010

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