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Elle Decor Italia

L’altra Venezia

Luoghi, architetture, arte e design

Gli hotspot delle calli veneziane: luoghi e architetture vetuste ora connesse con l’arte contemporanea e il design. E nuovi punti di vista per scoprire aspetti inediti della città, firmati Philippe Starck, Michele De Lucchi, Tadao Ando.

Una Buick Regal del 1887, coperta dall’immagine colorata di una certa Hannah, è parcheggiata accanto a Palazzo Grassi, sulla stessa banchina da cui parte la gondola (pubblica) che traghetta a prezzo fisso, veneziani e non, sull’altra sponda del Canal Grande. Un ragazzo si staglia, bianco contro il cielo blu e con una rana in mano, sulla prua di Punta della Dogana: di notte, chiuso in una teca trasparente, soppianta il vecchio lampione che parte della città reclama a gran voce. Un bustier oversize, tutto filo di ferro, di rame, lamine metalliche lavorate a maglia per una Lady Gaga bucolica campeggia dietro l’Arsenale, nel giardino dello Spazio Tethis che accoglie con i flash di “Something Strange Happened Here” chi sbarca alla fermata Bacini.

Ancora una volta, l’arte con i suoi enigmi, le sue provocazioni e occupazioni di suolo pubblico mette in scacco la Serenissima che, con l’aplomb che le viene dalle tante biennali d’arte, d’architettura e teatro, non si scompone. Alzano però gli occhi al cielo i veneziani a veder gli americani in coda alle 11 del mattino davanti all’Hard Rock Cafè per la versione rock del drink più tipico di Venezia, l’Hard Rock Spritz. Da quando ha aperto il bar della Biennale a Ca’ Giustinian è stato adottato dai gondolieri che in pantaloni neri, maglia a righe e paglietta con il nastro si aggirano tra pouf e sedute colorate rasoterra per la classica ombra de vin. Perché anche questa è Venezia dove il ping pong tra ieri e oggi ricorre a ogni angolo, con risultati eccellenti come per l’intervento di Tadao Ando a Punta della Dogana, condotto con il bisturi leggero di un chirurgo plastico su una struttura vetusta - vide l’origine nel 1677 - e imprimere la sua cifra stilistica negli interni dove parlano di lui le pareti in cemento armato lisciato e lucido, setoso al tatto.

Altri hanno lasciato di recente la loro firma in edifici ricchi di storia e in zone inattese: Michele de Lucchi nella Nuova Manica Lunga della Fondazione Cini a S. Giorgio, Philippe Starck a Palazzina Grassi (un hotel di 26 stanze e 573 specchi), Cino Zucchi alla Giudecca, Renzo Piano alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Piero Lissoni all’Hotel Monaco. Ma la città va scoperta abbracciandola dall’alto, da nuovi osservatori privilegiati: dallo Skyline Bar dell’Hotel Hilton Molino Stucky (con piscina sul tetto) alla Giudecca e, per avere il controcampo, dalla terrazza di Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale a S. Marco. Oppure direttamente a filo d’acqua: dai tavolini dell’Hotel Bauer, affacciati sul Canal Grande, o dal nastro di vetro e acciaio del Quarto Ponte, quello di Santiago Calatrava a cavallo tra piazzale Roma e la stazione di S.Lucia.

E per chi ama le curiosità di nicchia, per chi vuole sapere dove giocare a tennis sull’unico campo in terra battuta della città (in San Polo) o passeggiare nel verde di giardini e orti ricchi di melograni, nespole, fichi, albicocche e cachi celati dietro le mura di antichi palazzi e conventi, acquistare i rimedi miracolosi della Spezieria all’Ercole d’Oro (e molto altro), una guida fresca di stampa: Venezia insolita e segreta di Thomas Jonglez e Paola Zoffoli (pagg. 400, 17,90 €, Jonglez).


di Laura Maggi / 7 Settembre 2010

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