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Elle Decor Italia

L.A., downtown e oltre

Sotto il sole della California

Cambiamenti, idee, progetti. Quasi tutto succede nell’area centrale della città, un tempo periferia, oggi epicentro di cultura e innovazione architettonica.

Qualcosa succede - oggi - sotto il sole della California, in particolare a Los Angeles, nello specifico a Downtown. Una trasformazione radicale è arrivata con la svolta “verde”, voluta dal sindaco Antonio Villaraigosa che ha riconsegnato agli abitanti un centro energetico e vitale dove muoversi a piedi, in bicicletta o metropolitana. Ed è proprio sull’asse che collega quest’area della città a Hollywood che si snoda il nostro itinerario, seguendo le rotaie della nuova metropolitana ad alta velocità, da Union Station (la stazione Art Déco nel cuore di Downtown) all’angolo tra Sunset Boulevard e Vine Street, caratteristico landmark hollywoodiano dove si trova il nuovissimo Hotel W. È certo: oggi per trovare un’accomodation di design si va a ovest dove ci sono anche il Thompson di Beverly Hills firmato da Dodd Mitchell e lo studio Ed Rawlings Architects, e l’Andaz, vicino al quadrilatero delle Avenues of Art & Design di West Hollywood. Se si alloggia a Downtown, il check-in è a The Standard di André Balazs, guru dell’hôtellerie tra i primi a credere nel quartiere. Sulla terrazza la piscina sembra incastonata tra i grattacieli del Financial District. Pare di trovarsi nel film Collateral, una sequenza di immagini tra i building illuminati in una notte senza fine, memorabile, firmata da Michael Mann (e con Tom Cruise come protagonista).

Verso est: si pranza al Drago Centro (il nuovo indirizzo dello chef italiano Celestino Drago, nell’ex spazio della Bank of America, all’interno del City National Plaza), oppure alla Bottega Louie al piano terra del Brockman Building (simile al Dean & De Luca di Manhattan), al First & Hope Supper Club (vibrazioni moderniste, cucina americana). Si cena fino a tarda notte (finalmente) al Rivera, un ristorante messicano raffinatissimo dove il design di Eddie Sotto è in armonia con i piatti di John Sedlar, oppure si prenota al sushi bar Katsuya (progetto di Philippe Starck) o presso la Conga Room con il bancone degli anni ’50 firmato da Jorge Prado. Il nuovo quartiere di South Park è illuminato dalle luci tecnologiche di L.A. LIVE, una sorta di campus di living con edifici dedicati a gallerie multi-mediali, ristoranti, club, complessi residenziali e spazi culturali, tra cui il nuovo Grammy Museum della musica, vicino allo Staples Center tempio della squadra di basket dei Los Angeles Lakers.

Per un drink ci si sposta al The Edison (www.edisondowntown.com), un building industriale degli anni ‘40 che ospitò la prima centrale elettrica in città, o al Varnish, un mystery bar a cui si accede da una porta senza insegna nel retro del ristorante Cole. E poi c’è il calendario di eventi, ricco, entusiasmante, concentrato tra la Walt Disney Concert Hall (fantascientifico edificio di Frank O’Gehry gemello del Guggenheim Museum di Bilbao), il Red Cat (teatro e danza d’avanguardia, www.redcat.org) e il Moca, con la sua succursale Moca Geffen, ricavata nell’ex rimessa delle auto di polizia. Le gallerie come quella di Bert Green e Pop Lock e ancora gli studi di design si concentrano nell’Art District (zona est). E ancora, gli showroom degli stilisti emergenti, da Skin Graft al loft di Kucoon di Andrea Spratt, ma anche concept store come Bolt Barbers, un mix tra il barbiere vecchio stile e la proiezione futurista di un beauty parlor al maschile (www.boltbarbers.com).

Nel quartiere dove un tempo vivevano solo gli homeless, oggi sono tornati prima gli artisti e poi gli imprenditori, attratti da un living più urbano e dai loft ricavati nei palazzi storici dell’inizio del 1900. Come il Lankershim, l’Hellman Brothers o il Bradbury, firmati dai grandi nomi dell’architettura dell’epoca (Morgan & Walls, Alfred Rosenheim e George Wyman). È una trasformazione evidente, divenuta realtà grazie al nuovo orizzonte urbano, un tempo impresso nella memoria del mondo per via del cinema che ha sempre raccontato Los Angeles come una location open air. E di nuovo, altre aggiunte d’autore: l’High School 9, sede del liceo di performing arts progettata dallo studio viennese Coop Himmelb(l)aum e la Cathedral of Our Lady of Angels di Rafael Moneo, una chiesa avveniristica che ha lo stesso colore del deserto distante poche miglia. Questa è la nuova Los Angeles.


di Gloria Mattioni / 21 Luglio 2010

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