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Disruptive - Designers in Residence 2014: mostra a Londra

Quattro designer hanno elaborato altrettanti progetti di ricerca sul modo di vivere contemporaneo

Caos, disordine, perturbazione, rottura. La parola inglese disruption non ha un significato univoco e dipende fortemente dal contesto in cui la si usa. Cosa succede se viene applicata al design? Lo ha chiesto il direttore del Design Museum di Londra Deyan Sudjic, ai creativi britannici scelti per il progetto Designers in Residence 2014, che finanzia quattro mesi di ricerca all’interno della struttura del museo. Il frutto dello studio è in mostra fino all’8 marzo nella sede in riva al Tamigi, a pochi passi dal Tower Bridge.

«La disruptive innovation interrompe i classici modi di pensare, diverge dalle pratiche tradizionali e propone nuove idee inaspettate»: queste le parole di Sudjic, che hanno spronato i designer emergenti a elaborare quattro progetti visionari, ciascuno applicato a un contesto diverso.

James Christian ha scardinato le regole dell’abitare rivalutando le costruzioni caotiche che sorgevano in epoca pre-vittoriana nella zona di London Bridge. Basandosi su questi modelli, James ha proposto soluzioni contemporanee che rileggono in chiave positiva gli aspetti negativi di un tempo.

Patrick Stevenson-Keating, invece, si è calato nel mondo della finanza reinterpretando le tecnologie che mettono in relazione le persone con i soldi. Nella Reciprociti Bank di Patrick gli oggetti di uso quotidiano, ad esempio il Bancomat e la carta di credito, escono dal loro ruolo passivo e diventano strumenti capaci di comunicare sentimenti come la protesta o la solidarietà.

L’unica ragazza del quartetto, Ilona Gaynor, ha usato un approccio innovativo nel concepire il mondo dei tribunali. Nella sua visione l’aula diventa uno studio televisivo in cui va in scena un giallo meticolosamente diretto. Interpretando alla lettera il Theatrum veritatis et iustitiae, Ilona accende i riflettori sulle eccentricità che circolano nel sistema giudiziario, mescolando realtà e retorica.

Il progetto più semplice, ma anche più concreto dei quattro, è firmato da Torsten Sherwood. Il giovane designer presenta un’alternativa all’archetipo delle costruzioni giocattolo, trasformandoil classico mattoncino Lego in un disco di cartone che si può liberamente comporre con gli altri, senza alcun limite. Niente spigoli né linee rette, le combinazioni sono mobili e infinite.

Designers in Residence 2014 è una delle ultime exhibition che il Design Museum di Londra offrirà ai visitatori prima di trasferirsi nella nuova sede di Kensington entro la fine del 2015. Una mostra di rottura che merita una visita per più di una ragione.

Sito:
http://designmuseum.org/


di Laura Ghisellini / 6 Ottobre 2014

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