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Elle Decor Italia

Newsletter da Parigi

Tendenze di stagione

Da queste parti, ultimamente, non si fa che inaugurare alberghi. Dopo il Royal Monceau e lo Shangri-La adesso è la volta del Mandarin Oriental, con i suoi ristoranti superchic – Camélia e Sur Mesure – affidati a Thierry Marx, chef molto amato dai media, e per il design a Patrick Jouin (qui col suo associato Sanjit Manku), già conosciuto per le collaborazioni con Alain Ducasse. La clientela di rango della zona della Borsa e i fashionisti della settimana della moda si incontreranno al Club Silencio, primo locale notturno immaginato da David Lynch, nel sottosuolo di un edificio già sede di giornali passati alla storia (L’Humanité, fondato da Jean Jaurès, e poi L’Aurore). 650 mq per un luogo intimista – dalle 18 a mezzanotte for members only – dove trovano spazio una pista per ballare, un mini-cinema e una biblioteca d’arte. Un antro sulfureo e misterioso progettato dal regista insieme al designer Raphael Navot. Ha uno stile agli antipodi Joseph Dirand, l’architetto di interni più adulato al momento. La sua rilettura della boutique Balmain come una serie di saloni gli ha portato notorietà internazionale. Ma ha già lasciato un suo segno anche in Messico, dove ha firmato il design dell’hotel Distrito Capital del gruppo Habita, o a Londra con la boutique di Rick Owens. Al momento sta seguendo progetti residenziali un po’ dappertutto: a Londra, New York, Tel Aviv. Se si aggiunge lo studio di concetti espositivi per la galleria Jousse Enterprise, tempio del design di ricerca, Dirand potrebbe essere visto come il leader di un nuovo minimalismo. Un altro salto, e ci troviamo nel mondo di Ettore Sottsass. La Galerie Downtown di François Laffanour presenta una raccolta di suoi vasi inediti ispirati alle figure rituali delle tribù native americane Hopi e Zuni. Nati da una proposta del Cirva (Centro Internaz. per la Ricerca sul Vetro e Arti Plastiche) di Marsiglia, i vasi sono stati disegnati nel 2004 e realizzati solo nel 2010: 20 soggetti, ciascuno in 5 esemplari. “Per me il design è un modo di discutere la vita”, affermava Sottsass. Potrebbe essere un buon motto per la rentrée.


di Cédric Morisset / 8 Settembre 2011

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