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3 icone di Achille Castiglioni che non puoi non conoscere

La filosofia progettuale del grande maestro del Made in Italy raccontata con 3 pezzi di design leggendari

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Achille Castiglioni è fra i più grandi maestri del ‘900. La sua storia è parte del della storia del design italiano. Dopo una laurea in architettura nel 1944, si concentra sul concetto di design integrale, basato sulle potenzialità interattive di 3 fattori principali: forma, materia e tecnica. I suoi progetti hanno fatto scuola, così come il suo concetto di design. È noto a livello interazionale per i suoi prodotti industriali nel campo dell’illuminazione e dell’arredamento, e per gli scenografici allestimenti realizzati in tutto il mondo. È stato un docente illuminato e un grande ambasciatore del Made In Italy. Le sue creazioni, tutte long-seller, sono prodotte da aziende prestigiose, con alcune delle quali ha condiviso lo sviluppo. E ospitate nelle esposizioni permanenti dei più accreditati musei internazionali. Ben 9 sono i Compassi d’Oro ADI che confermano l’entità della sua carriera. Ecco qui 3 pezzi icona di firmati Achille Castiglioni.

 

 

Arco - Achille & Pier Giacomo Castiglioni, 1962, Flos

È la lampada da terra più conosciuta al mondo. Prodotto ibrido, con vocazione alla sospensione, ha stabilito nuove regole nell’interazione tra tavolo e apparecchio illuminante, svincolandolo dalla posizione a soffitto. La base, un parallelepipedo in marmo bianco di 65 chili di peso, sostiene uno stelo arcuato, costituito da tre elementi telescopici in acciaio inox, che regolano l’ampiezza del braccio e l’altezza della fonte luminosa. Il cappello, a forma di cupola, è una calotta forata su cui poggia un anello di alluminio dalla posizione regolabile. La distanza massima del riflettore dalla base è di 2 metri, calcolata in pianta, mentre la sua altezza da terra è di 2 metri e 5 centimetri.

Arco si ispira all’illuminazione stradale e introduce il concetto di flessibilità e mobilità nel mondo dell’illuminazione. La sua silhouette è diventata sinonimo di stile. Imitata in tutto il mondo, le è stato riconosciuto nel 2007 il diritto d’autore, al pari di un’opera d’arte. Per chi se lo chiedesse, il foro baricentrico sulla base di marmo serve ad agevolare lo spostamento della lampada.

 

 

Mezzadro – Achille & Pier Giacomo Castiglioni, 1957, Zanotta

Ormai diffusissimo nelle case e negli spazi pubblici, Mezzadro, in produzione dal 1971, introduce nel mondo dell’arredo il concetto di objet trouvé, ovvero l’idea di usare un oggetto esistente o parte di esso conferendone la forma ma spostando il luogo e il modo d’uso. Achille e Pier Giacomo Castiglioni progettarono infatti lo sgabello utilizzando il sedile di un trattore agricolo, fabbricato circa cinquant’anni prima per la mostra “Colori e forme nella casa d’oggi” allestita a Villa Olmo a Como nel 1957. Lo spostamento è radicale e indica una visione progettuale e sociale in anticipo sui tempi: Mezzadro è un oggetto interclassista, che si sposa con leggerezza ironia e comfort.

Questo sgabello è composto da quattro elementi. Il sedile, in lamiera stampata e verniciata è sorretto da una balestra elastica, in acciaio inox con finitura cromata. Il sostegno a terra è garantito da una traversa in legno massiccio di faggio verniciato naturale. Il perno di fissaggio è un “galletto metallico, comunemente usato per il bloccaggio delle ruote delle biciclette”.

 

 

Scrittarello, Achille Castiglioni, 1996, De Padova

 Ricorda il banco scolastico dell’infanzia, perché è essenziale e leggero nella forma, questo piccolo tavolo-scrittoio disegnato da Achille Castiglioni che qui si ispira alla scuola razionalista italiana degli anni ’30 ’40. Il diminutivo fa pensare ad attività brevi e leggere, divertenti e spensierate, vien qui voglia di posizionarlo in un angolo studio e sotto una finestra in camera. Formato da una coppia di legni: piano di lavoro e vassoi laterali in multistrato di betulla (rivestito in laminato bianco) e una base in massello di faggio naturale sagomato ha poi poggiapiedi e tiranti in acciaio. Achille Castiglioni sosteneva che dare un nome agli oggetti fosse un atto di progettazione, e qui lo dimostra coniando con ironia un neologismo che di questo esile scrittoio racconta non solo la leggerezza ma anche le dimensioni ridotte che saranno poi ulteriormente rimpicciolite con Scrittarello/Cec, versione mignon.


di Redazione / 10 Dicembre 2017

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