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Cosa c’è dentro al quartiere più hipster di Dubai

Alla scoperta di Alserkal Avenue, piccolo gioiello creativo racchiuso da grandi scatole metalliche alla periferia della città

alserkal-avenue-dubai
Carlotta Marelli

Se vi state chiedendo se possano esistere gli hipster a Dubai, la risposta è sì. E noi siamo stati nel loro quartier generale, lontano dai grandi mall e dallo stereotipo a cui siamo abituati a pensare quando immaginiamo gli Emirati Arabi.

L’indirizzo per scovarli è Alserkal Avenue, un piccolo gioiello nascosto nella periferia della città, che ha tutta l’aria di una vecchia zona industriale riqualificata. In realtà il capannone era uno solo, tutto il resto è stato costruito a regola d’arte per riprendere l’estetica industriale che va tanto di moda tra gli artisti, con tanto di archistar come ciliegina sulla torta: al centro del distretto c’è Concrete, un grande monolite di cemento che porta la firma di OMA e ospita una fitta programmazione di mostre.  “Concrete è un edificio di Dubai, non solo perché è qui fisicamente, ma perché tutto quello che lo riguarda appartiene alla città. I materiali, la mano d’opera e, in una città dove tutto è sovradimensionato e i palazzi sono così scintillanti e sovraccarichi, la soluzione non poteva che essere quella di realizzare un edificio neutro nell’impatto” spiegava Koolhaas in occasione dell’inaugurazione.

Ma non fatevi prendere dall’istinto europeo di bollare come “finto” tutto quello che non abbia almeno 5 secoli di storia alle spalle, sarebbe un grave errore: certo, forse l’aria da vecchio magazzino non aiuta, ma il contenuto di questi grandi scatoloni di lamiera è davvero denso.

Qui trova posto una sorta di comunità creativa  – come ama definirla il suo fondatore e mecenate Abdelmonem bin Eisa Alserkal – fatta di 53 gallerie di arte contemporanea che rappresentano artisti locali e internazionali, concept store che spaziano dalla moda alla gioielleria passando per il design, indirizzi gourmet (uno su tutti i chocolate makers di Mirzam) e spazi tra il caffè e il coworking che hanno parecchio da insegnare a quelli europei.

Tra gli eventi più interessanti in programma a novembre, mese che coincide con l’emergente Dubai Design Week (leggi anche → Da Londra porto il design a Dubai, dove tutto è ancora possibile), la mostra-installazione While We Wait all’interno del Concrete: un’opera immersiva realizzata dallo studio di architettura e design palestinese AAU ANASTAS usando 500 pietre raccolte in vari luoghi della Palestina per creare una grande struttura scultorea e visivamente permeabile. Un'installazione meditativa, già esposta al V&A di Londra, che riflette sull'affermazione culturale sulla natura in Palestina.

A raccontare di un luogo che vuole offrire uno sguardo internazionale sul mondo del progetto c’è anche Africa by Design alla warehouse n.59, che mette in mostra l'incredibile lavoro dei designer di sette paesi dell'Africa sub-sahariana: tessuti, sculture, oggetti e installazioni che rappresentano la bellezza e la complessità di diversi fattori culturali, ma anche un dialogo sul business del design, alle sue potenzialità di contribuire alle economie locali attraverso la produzione e l’occupazione.

Non mancano nemmeno le mostre d’arte: particolarmente bella Heretic Spaces alla Elmarsa Gallery, la personale di Thameur Mejri, giovane artista tunisino (classe 1982) che, sicuramente carico di suggestione di Basquiat, racconta di brutalità, di guerra e di bigottismo, di intolleranza e di incomunicabilità in maniera caotica e raffinata.

In sostanza, la prossima volta che andrete a Dubai, prendete un taxi (quasi impossibile raggiungerlo a piedi), spogliatevi di qualsiasi preconcetto e fate un giro ad Alserkal Avenue. Scoprirete che essere hipster a Dubai è tutta un'altra cosa.

LEGGI ANCHE:
 → 200 modi in cui il design può rendere il mondo un posto migliore


di Carlotta Marelli / 22 Novembre 2017

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