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Are We Human? Alla Biennale di Istanbul si riprogetta il design

A Istanbul la terza edizione curata da Beatriz Colomina e Mark Wigley si pone grandi domande e obiettivi, diventando una sorta di collettivo che riunisce i progetti che trasformano la specie

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Il progetto Nina Island, Matters Around Architecture by Nemestudio, tra i partecipanti della Istanbul Design Biennale, che offre ai partecipanti un ricco programma di eventi e mostre nella capitale turca fino al 20 novembre 2016. (Foto Sahir Ugur Eren)

Are We Human? The Design of the Species: 2 seconds, 2 days, 2 years, 200 years, 200,000 years (Siamo umani? Il design delle specie: 2 secondi, 2 giorni, 2 anni, 200 anni, 200.000 anni). È questo il tema della Biennale di Istanbul dedicata al design, che si svolge per la terza volta nella capitale turca, organizzata dalla Fondazione Istanbul per la Cultura e le Arti (İKSV).

Nella foto: il progetto City of 7 Billion by Joyce Hsiang e Bimal Mendis

In mostra, più di 70 progetti provenienti da 50 nazioni di tutto il mondo, presentati da oltre 250 partecipanti, tra artisti, designer, architetti, registi, scienziati, che indagano il rapporto tra il design e l'essere umano.

Nella foto: il progetto Maropeng Acts I&II, by Lesley Lokko. (Foto Sahir Ugur Eren)

“Viviamo in un tempo in cui tutto è stato progettato, grazie all'arrivo di nuovi materiali, interfacce, reti, sistemi, infrastrutture, dati, prodotti chimici, organismi e codici genetici. Ogni giorno, ci interfacciamo con migliaia di strati di progettazione che arrivano dallo spazio, e che raggiungono in profondità i nostri corpi e cervelli. Il design è diventato il mondo ed è ciò che rende l'essere umano quello che è. È la base della vita sociale, ma talvolta genera diseguaglianze e forme di abbandono. L'idea di “buon design” non esiste più, ed è necessario che il design venga riprogettato”, scrivono nel Manifesto i curatori Beatriz Colomina e Mark Wigley.

Nella foto: il progetto Objects of Daydreaming by Pattu. (Foto Sahir Ugur Eren)

Così, la Biennale diventa una sorta di collettivo che riunisce i progetti che trasformano la specie. Una combinazione di arte, scienza, forme e ingegnerie, e una riflessione per tutti. Le sedi della manifestazione sono cinque, e sono state allestite dallo studio Office of Political Innovation dell’architetto spagnolo Andrés Jaque. L'Alt Art Space a Bomonti, lo Studio-X lo spazio Depo a Karaköy, la Greek Primary School di Galata e, il Museo Archeologico a Sultanahmet.

Nella foto: il progetto Selfie Curtain. An Unfinished Encyclopedia of Scale Figures Without Architecture by Mos Architects. (Foto Sahir Ugur Eren)

Quattro le macrosezioni, chiamate “cloud” (nuvole): Progettare il corpo, con progetti dedicato alla trasformazione dell'essere umano, considerato un artefatto in costante cambiamento; Progettare il pianeta, con progetti che riformulano territori e ecosistemi; Progettare la vita con un focus sulle forme di vita elettronica e meccanica, oltre che biologica; Progettare il tempo, dedicato alle ultime tecnologie, come i social media, che permettono a chiunque di dare al mondo un'immagine di sé stessi sempre diversa e in poco tempo.

Nella foto: il progetto The Hand. The Whole Man in Miniature by Madelon Vriesendrop. (Foto Sahir Ugur Eren)

Per i più giovani, c'è l'Academy Programme, una serie di mostre e talk ad opera di oltre 26 università internazionali provenienti da 6 diversi Paesi, e per chi vuole visitare la Biennale outdoor, un'agenda ricca di numerosi eventi accoglie i curiosi nel Creative District della città, con una serie di Design Routes (percorsi del design) prestabiliti e da seguire in gruppo.

Nella foto: il progetto Virtual Interior Istanbul by Annett Zinsmeister. (Foto Sahir Ugur Eren)

Tra i partecipanti, la film-maker inglese Tacita Dean, l’architetto urbanista Mitch McEwen, l'artista elettronico tedesco Orkan Telhan, lo studio newyorkese Diller Scofidio + Renfro, il conosciuto architetto argentino Tomás Saraceno, l’agenzia creativa Forensic Architecture di Londra, l’artista “architetto del corpo” Lucy McRae, il coreografo statunitense William Forsythe il video artista di Istanbul Ali Kazma, solo per dirne alcuni.

L’appuntamento è fino al 20 novembre 2016.
Per info:
arewehuman.iksv.org


di Valentina Mariani / 9 Novembre 2016

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