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Elle Decor Italia

Asta benefica con tavoli d’autore

Da Rossana Orlandi: 13 pezzi di design per il nuovo refettorio ambrosiano di Milano

Cosa possono avere in comune un ex teatro degli anni '30, artisti e designer di fama internazionale, cuochi stellati e la Curia Arcivescovile della Diocesi di Milano? Un progetto molto interessante, e nobile allo stesso tempo.

Tutto nasce da un'idea dello chef Massimo Bottura e di Davide Rampello accolta e realizzata con entusiasmo dalla Caritas Ambrosiana: un nuovo refettorio all'interno della parrocchia di San Martino in Greco, a Milano, da usare come luogo di condivisione e incontro tra solidarietà e arte.

Sarà uno spazio popolato dal meglio della produzione contemporanea d'arte e di design nel quale offrire pasti caldi ai bisognosi, preparati usando le eccedenze alimentari di Expo 2015. Le materie prime saranno reinterpretate dapprima da Bottura in persona e poi da cuochi volontari.

Sarà anche un locale dove ospitare incontri, conferenze sull'educazione alimentare ed eventi culturali aperti alla città.

Tredici designer hanno voluto offrire il proprio contributo a questa iniziativa progettando ciascuno un tavolo d'autore, da sempre simbolo di ospitalità e accoglienza.

I tredici pezzi, prodotti dall’azienda Riva 1920, sono stati battuti all’asta martedì 26 maggio negli spazi di Rossana Orlandi a Milano (via Matteo Bandello 14-16) in collaborazione con Piasa. I proventi saranno devoluti al nuovo refettorio.

Per gli amanti del design è un'occasione da non perdere. La sensibilità estetica dei diversi progettisti ha portato alla creazione di modelli molto diversi tra loro, per stile, forma e filosofia. Mario Bellini ha disegnato la Tavola Armonica, ispirandosi al potere del linguaggio universale della musica; Pierluigi Cerri, con Philippe Casens, ha dato vita a Otto: la semplificazione della forma votata all’ospitalità.

Legno riciclato e dettagli in marmo caratterizzano il tavolo Convivium di Antonio Citterio. Materiale di riciclo anche per ReBlocks di Terry Dwan realizzato con scarti di legni per il top, avanzi di ferro per la base.

Nessuna vite o chiodo, ma solo legno a incastro per il tavolo Sant’Andrea di Giulio Iacchetti, stessa tecnica anche per Tino di Franco e Matteo Origoni che hanno rivisitato il classico modello fratino.

In punta di piedi, di Fabio Novembre, gioca sul dualismo maschile-femminile dei termini tavolo e tavola. Canal, di Patricia Urquiola, reinterpreta gli antichi spazi dei refettori ecclesiastici, dove le congregazioni religiose usavano consumare i pasti disponendosi a ferro di cavallo in modo che tutti i commensali potessero sedersi uno di fronte all’altro senza il capotavola.

www.rossanaorlandi.com


di Maria Chiara Antonini / 25 Maggio 2015

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