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I Bouroullec al Vitra Design Museum riflettono sulle città

La Vitra Fire Station di Zaha Hadid accoglie la mostra Rêveries Urbaines , una riflessione su possibili soluzioni di sviluppo urbano delle grandi città

Un gigantesco blocco aperto per gli schizzi è Rêveries Urbaines , la mostra di Ronan & Erwan Bouroullec dal 8 ottobre fino al 22 gennaio 2017 al Vitra Design Museum. Un percorso poetico che lascia spazio all’immaginazione e conduce il visitatore alla scoperta di diversi scenari, dove ogni modello esposto rappresenta un capitolo di un romanzo urbano.

Per l’occasione, abbiamo incontrato Ronan Bouroullec per una chiacchierata.

Da dove nasce l’idea di indagare la relazione tra ambiente urbano e natura?

Sono nato in campagna e la città non è il mio ambiente naturale. Tutto parte da una riflessione personale, dal fatto che mi manca molto la vita rupestre. Sono convinto che la natura potrebbe apparire in maniera semplice in città. Abbiamo bisogno di trovare nuovi principi e individuare soluzioni per questo importante tema.

Che ruolo ha l’individuo nelle città contemporanee?

Spesso lasciamo i problemi delle città nelle mani degli specialisti e manca un certo livello di qualità del progetto, bisognerebbe probabilmente chiedere a tutti di essere più educati e meno individualisti. Molti aspetti potrebbero cambiare nelle città e migliorare velocemente. Per me è molto importante che questa mostra sia chiara non solo per gli adulti, ma anche per i bambini. Spesso le mostre di architettura sono incomprensibili e noiose e solo per addetti ai lavori. Qui ci sono suoni, immagini e i visitatori possono muoversi attorno ai plastici , lasciare spazio alla propria immaginazione ed entrare in sintonia con l’ambiente. Nell’insieme l’installazione è molto leggera e giocosa, ma abbiamo anche cercato di permettere alla gente di entrare nel vivo del progetto.

La città d’incanto. Qual è il tuo scenario ideale?

Non lo so. Questo è un altro tema importante. È una questione di bellezza, più che di natura. Quando si parla di città, in realtà si parla di un sistema, di connessioni, del muoversi velocemente da un punto all’altro, soprattutto riguardo le nuove città. Per chi si occupa di architettura è complesso tradurre la bellezza e rispondere a certe domande.

C’è una città che ami particolarmente?

Lisbona, perché è vicina all’oceano. Se dovessi vivere in un’altra città sarebbe molto diversa da Parigi, che è statica e non cambia molto. Mi manca il dinamismo, per questo mi piace Lisbona e anche Roma , dove è possibile trovare uno straordinario intreccio di persone e di oggetti.

Per voi la ricerca è una costante. Progetti futuri.

Molti progetti. In Italia lavoriamo con diverse aziende e realizziamo continuamente progetti. Talvolta qualcuno va perso, mentre altri si evolvono e crescono. Per me non c’è gerarchia progettuale, realizzare un bicchiere è tanto complesso quanto una mostra. Quando ho iniziato l’attività di designer l’unico modo per realizzare oggetti era lavorare con gli artigiani. La vibrazione dell’artigianalità dell’oggetto mi manca molto e vorrei concentrarmi di nuovo su questo aspetto.

www.bouroullec.com

www.design-museum.de


di Marilena Pitino / 12 Ottobre 2016

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