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Quali sono le città più belle del mondo per chi vive di design?

Da Torino nel 2008 a Mexico City nel 2018, dieci anni di capitali mondiali del design che usano la progettazione per ripensare se stesse

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Getty Images

In soli 50 anni Taipei, capitale di Taiwan, ha completamente rivitalizzato il suo paesaggio urbano grazie a sofisticati sistemi di trasporto e importanti infrastrutture mediche, migliorando l’estetica e la qualità della vita del cittadino.

Non sono necessariamente le città più belle del mondo, ma hanno la capacità di riprogettare se stesse utilizzando il design come strumento per migliorare la qualità sociale, culturale, ambientale ed economica della città: questo sembra essere il criterio più importante utilizzato dall’Icsid – l’International Council of Societies of Industrial Design – per designare a scadenza biennale la nuova capitale mondiale del design.

Da qui, la scelta di città emergenti legate a nuove economie, a cominciare dalla prima, Torino, che ha inaugurato la serie nel 2008: per decenni città simbolo dell’ingegneria e dell’automobile, il capoluogo piemontese è riuscito ad ampliare la rinomata tradizione di ricerca nel settore anche all’ambito artistico e creativo. Esemplare al riguardo la ripianificazione del progetto Spina 3, dove l’intera zona un tempo occupata dal passante ferroviario è stata oggetto del più grande intervento di riqualificazione strutturale della città dal secondo dopoguerra ad oggi.

Lo stesso progetto del grattacielo della banca Intesa San Paolo firmato da Renzo Piano nel 2007, che ha modificato radicalmente lo skyline cittadino scatenando polemiche e dividendo per lungo tempo la città, ha contribuito all’elezione di Torino come prima capitale mondiale del design, nonostante l’edificio sia stato ultimato solo un anno fa. Notevole anche l’impatto urbanistico del Campus Universitario Einaudi, progettato da Foster+Partners e costruito con i più innovativi criteri di sostenibilità, risparmio energetico, solar design e strategie bioclimatiche, nonché all’insegna del comfort visivo, uditivo ed ambientale.

Ma non solo: anche le Olimpiadi Invernali del 2006, che sottintendono grande versatilità e capacità organizzative, sono state decisive nella scelta di Torino, almeno quanto lo sarebbe stato stato il Mondiale di Calcio 2010 per determinare l’elezione di Città del Capo a capitale del design 2014.

Città del Capo è infatti una città cosmopolita, dai panorami mozzafiato ed in pieno fermento culturale, che per l’occasione ha visto artisti e designer confrontarsi in oltre 450 progetti, eventi, esposizioni e workshop sul tema dell’eliminazione delle barriere razziali. Interi quartieri sono stati riqualificati, come il Fringe, un distretto centrale oggi modello di sviluppo sostenibile, con i suoi laboratori per il recupero e il riutilizzo di oggetti e complementi d’arredo, gallerie d’arte ed ex capannoni riorganizzati in spazi espositivi e di lavoro, o il Woodstock, che ha iniziato la sua rinascita a partire dalla ristrutturazione di un ex biscottificio trasformato in centro sperimentale per giovani designer nonché sede di un mercato di produttori di cibo biologico.

In una pineta privata nel quartiere residenziale di Newlands è stato inaugurato invece il Montebello Design Centre, disseminato di microatelier di artisti e designer emergenti, container per workshop, piccole botteghe e un coffe shop en plein air.

Punto di riferimento delle nuove tendenze architettoniche orientali, Seoul è stata invece designata capitale del design nel 2010: il connubio tra occidente e oriente, tra lo skyline di grattacieli e gli immensi mercatini di bancarelle tradizionali, tra impianti ipertecnologici e architettura religiosa, ha dato esiti quanto mai peculiari e interessanti.

Esempio di questo sincretismo, il Dongdaemun Design Plaza, polo culturale dedicato al design che porta la firma di Zaha Hadid e la cui avanguardistica struttura architettonica si fonde con l’ambiente circostante creando un forte legame con la storia del luogo: edificato su una porta fortificata della capitale, è costituito da un insieme fluido di aree aperte e interconnesse, costruite in parte attorno alle antiche mura della città, che ospitano gallerie, spazi espositivi, sale per convegni, biblioteche, musei del design e un design market aperto 24 ore su 24, mentre i 30.000 mq di parco circostante sono pensati come una rivisitazione del tradizionale giardino coreano.

Caratteristico anche il Mullae Art Village, un quartiere industriale emergente dove i laboratori di artisti e designer si mescolano alle officine di operai e saldatori come a piccoli bistrot e negozietti d’arte, e in fase di completamento un complesso di intrattenimento progettato dall’olandese MVRDV in vista delle Olimpiadi 2018, chiamato Paradise City e destinato a diventare il centro di un nuovo quartiere turistico: l’ingresso, realizzato come una larga colata d’oro, sarà visibile anche dagli aeroplani che attraversano la zona.

Non poteva mancare Helsinki, nel 2012, capitale di una nazione in cui storicamente il design è stato sempre tutt’altro che elitario. Oltre alla singolare, irriproducibile commistione di stili della città, per cui dallo Jugendstil della stazione centrale si passa ad esempio alla chiesa Temppeliaukio interamente scavata nella roccia, fino al rigoroso classicismo nordico dell’immenso colonnato del Parlamento, alle costruzioni minimali anni Venti in legno del quartiere Käpylä, nonché alle opere di Alvar Aalto sparse per la città, Helsinki è rinomata per l’eccellenza dei suoi istituiti di formazione e per un’annuale design week che attira turisti e appassionati di architettura da tutto il mondo. Di recente inaugurazione, un Design District che comprende ben 25 vie disseminate di store di arredamento, moda e antiquariato, con laboratori di artisti ed artigiani indipendenti, gallerie d’arte e ben due musei, il Design Museum e il Museum of Finnish Architecture.

Attualmente in carica, invece, Taipei, che in appena 50 anni, come si legge nella comunicazione ufficiale dell’Icsid, ha completamente rivitalizzato il suo paesaggio urbano grazie allo sviluppo di sofisticati sistemi di trasporto e alla realizzazione di importanti infrastrutture mediche: proprio questa volontà di rinnovamento il più possibile rivolta al miglioramento dell’estetica e della qualità della vita del cittadino è l’aspetto che ha contribuito a fare della capitale di Taiwan uno dei centri culturali ed economici più importanti dell’Estremo Oriente.

Anche nel grattacielo più alto della città, il quinto più alto del mondo, che porta il nome di Taipei 101 dal numero dei suoi piani, si è cercato di riaffermare l’importanza di tradizioni e tecnologia insieme: costruito come un enorme germoglio di bambù, con otto livelli sovrapposti, ospita l’ascensore più rapido del mondo, in grado di viaggiare ad una velocità di oltre un chilometro al minuto.

Imperdibile e suggestivo anche nel suo stato embrionale, il teatro OMA progettato da Rem Koolhaas e David Gianotten sta finalmente per essere completato: la geometria rigidissima del cubo centrale che sostiene tre auditorium sporgenti, altri due cubi e una sfera, consentirà la combinazione dei diversi moduli per ottenere spazi scenici straordinari, impossibili da ritrovare in qualsiasi altro teatro.

Tra pochi giorni inoltre, dal 13 al 30 ottobre 2016, Taipei ospiterà l’International Design House Exhibition, una manifestazione che riunisce i rappresentanti delle principali Design Week mondiali per condividere esperienze e tendenze promuovendo la creatività, l’economia e l’immagine della città attraverso il design.

Si prepara a ricevere lo scettro da Taipei nel 2018 Città del Messico, che per l’occasione si sta arricchendo di splendide gallerie d’arte e musei privati e nel frattempo, dal 5 al 9 ottobre, si accinge ad una nuova Design Week Mexico.

Ad un giovanissimo Juan O’Gorman venne commissionato proprio da Rivera il progetto della Casa-Studio di Diego Rivera e Frida Kahlo a San Angel, perché la realizzasse tenendo fede ai principi dell’architettura funzionalista, secondo il pittore messicano garanzia di artisticità di per sé: due complessi totalmente differenti, uno massiccio e imponente, l’altro più piccolo, uniti soli da un ponte all’altezza del solaio di copertura.

Teodoro González de Leon, tra gli architetti autoctoni più rinomati, è autore tanto di grattacieli ultramoderni del quartiere Reforma, come il Reforma 222 Centro Financiero, quanto dell’avanguardistico Museo Universitario di Arte Contemporanea della UNAM, l’Università Nazionale Autonoma del Messico, forse l’opera cittadina più rilevante degli ultimi anni giacché ha previsto una realizzazione interdisciplinare organica, dalla struttura architettonica alla gestione aziendale. Straordinari anche i murales che ricoprono interamente gli edifici universitari – non per nulla dichiarati di recente anche Patrimonio dell’UNESCO – realizzati da importanti artisti messicani.

Per quelli a cui è venuta voglia di partire, lastminute.com ha pensato di proporre una guida di viaggio intorno al mondo alla scoperta delle Capitali Mondiali del Design, alla scoperta dei nuovi quartieri emergenti, musei e spazi coworking dove poter respirare aria di creatività e scovare le nuove promesse del design mondiale.

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di Lia Morreale / 6 Ottobre 2016

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