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Quello che non vi raccontano del Coachella Festival

In California quattro progetti very big accompagnano le notti di musica del concerto più glam del mondo

coachella-festival-2017-installazioni-artistiche
Courtesy of Coachella Valley Music & Arts Festival

Se pensavate di andare al Coachella festival solo per scatenarvi sotto il palco non avete fatto i conti giusti. Anche se l’evento è sicuramente a base di musica, con gente come Radiohead, The Xx, Bonobo, Crystal Castle, Moderat, Röyksopp, Tycho in realtà c’è molto altro. A cominciare dal chiacchiericcio social, che rende il classico concerto da birra e prato un appuntamento glam, con vip avvistati ovunque.

(Foto di Andrew Jorgenson)

Ma sono le installazioni artistiche del Coachella 2017 quello che nessuno vi ha raccontato. Opere gigantesche, in stile con in resto dello spettacolo, accompagnano la folla. E se di giorno il panorama è ancora comprensibile, di notte la musica cambia.

(Foto di Andrew Jorgenson)

(Foto di Lance Gerber)

Il duo Chiaozza, formato da Terri Chiao e Adam Frezza dà sfogo alla sua vena giocosa con sculture colorate e decisamente fuori scala. Il “Chiaozza Garden” è un bosco delle meraviglie in cui perdersi, fatto a mano e coperto di stucco, in cui tornare bambini. Pastelli e fluorescenti per un ecosistema possibile che spunta dal deserto e ne cambia radicalmente il profilo, proprio come un miraggio.

(Foto di Chris Miller)

(Foto di Lance Gerber)

Il background da architetto di Olalekan Jeyifous si fa sentire in “Crown Ether”, che vuole essere niente meno che un’interpretazione della relazione tra uomo e sublime. Colonne che tendono al cielo e formano figure che si rincorrono mimano una delle aspirazioni umane. Tra distopia e utopia, le sue dimore ideali sono a metà tra una casa sull’albero e un ecomostro che non riusciamo a comprendere.

 

(Foto di Lance Gerber)

Joanne Tatham e Tom O’Sullivan invadono lo spazio con il loro “Is this what brings things into focus?”. Grafismi applicati a sculture teriomorfe gigantesche, che si impongono tra noi. Nelle loro intenzioni  i due artisti volevano infatti creare delle figure talmente grandi da non poter essere percepite nella loro  interezza. Totem moderni, senza espressioni, ma ammorbiditi da colori e forme benevoli.

(Foto di Andrew Jorgenson)

(Foto di Chris Miller)

Il brasiliano Gustavo Prado propone la sua “Lamp beside the golden door”, una riflessione sulla migrazione. Che non vuol dire solo arrivare in un posto nuovo, significa anche rimanere se stessi in terra straniera. Migliaia di specchi allora, scompongono l’individuo in altrettanti angoli, che si interconnettono come un cervello. Il titolo viene dall’ultimo verso della poesia incisa sulla Statua della Libertà. Un monito da non dimenticare e che un linguaggio universale come la musica può forse aiutare a preservare.

(Foto di Lance Gerber)

(Foto di Andrew Jorgenson)

www.coachella.com


di Stefano Annovazzi Lodi / 21 Aprile 2017

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