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Gli italiani si ricomprano Coin: nuovo capitolo nella storia di un grande magazzino

L'acquisizione del gruppo Coin da parte di una cordata di imprenditori italiani è l'ultimo aggiornamento di una storia (quasi) tutta italiana

coin-milano
Fred Romero via Flickr

Coin è di nuovo italiana, grazie a una cordata di manager e investitori guidata da Stefano Beraldo (amministratore delegato di Ovs) che ha acquistato il gruppo Coin con un assegno di circa 70 milioni di euro versato al fondo inglese Bc Partners.

Centenary, questo il nome della cordata italiana che ha portato a termine l’acquisizione del gruppo Coin dopo 7 anni di proprietà straniera (tra i 23 imprenditori della cordata Alessandro Bastagli, Enzo de Gasperi, Giorgio Rossi, Jonathan Kafri), segna un nuovo punto nella storia di Coin, che negli ultimi 20 anni ha attraversato alti e bassi, quotazioni in borsa, ristrutturazioni, scoprimenti e aggregazioni (Standa nel 1998, Kaufhalle nel 2000, Upim nel 2009).

La storia di Coin inizia in Veneto un centinaio di anni fa, precisamente nel 1916, quando Vittorio Coin ottiene la licenza di ambulante per la vendita di tessuti e mercerie, aiutato dalla famiglia e dai 13 figli. 

Seguono 4 negozi di tessuti, filati e biancheria aperti tra il 1926 e il 1933 nella zona di Venezia, che diventano società per azioni nel 1950. 

All’inizio degli anni ’60 si amplia l’offerta merceologica con l’apertura dei primi grandi magazzini Coin in cui ai tessuti e alla biancheria si affiancano giocattoli, pelletteria, profumeria e casalinghi, che poi daranno vita al marchio Coincasa del gruppo Coin.

Leggi anche: La nuova collezione di Coincasa che arreda con un romanticismo zen

E nasce il vero e proprio marchio Coin, progettato da Giulio Cittato con il pallino tondo sulla i e lo stampatello al posto dell’originario corsivo.

Sono anche gli anni dell’apertura del Coin di Piazza V Giornate a Milano, tra i più grandi dell’epoca: un palazzo di dieci piani, costruito in base al principio di “vetrina totale”, grazie all’utilizzo prevalente di vetro e metallo. 

L’altro grande momento della storia di Coin coincide con il 1968, quando Vittorio Coin immagina un primo concetto di outlet, denominato prima Coinette poi Oviesse (acronimo di Organizzazione Vendite Speciali, con cui svendeva i resti di magazzino).

Negli anni ’80 Coin introduce il "negozio nel negozio" e la Coincard (1986), la prima carta di credito al consumo nel settore abbigliamento in Italia, mentre negli anni 2000 differenzia l’offerta con Coin Excelsior, multistore del settore lusso: a dettare il format Excelsior Milano (aperto nel 2011) centro commerciale su sette piani, nato dalla trasformazione di un ex cinema, in cui i prodotti (moda, design, tecnologia, beauty e food) sono divisi per tipologia piuttosto che per marca. Un format esportato anche a Roma e Venezia, prima di essere venduto al gruppo cinese Canudilo.

Oggi Coin, con i suoi 35 grandi magazzini nelle migliori piazze d’Italia, e circa 70 negozi a gestione indiretta (soprattutto con la formula di CoinCasa) si prepara ad affrontare un nuovo secolo, e i suoi cambiamenti, in mani italiane.


di Stefano Annovazzi / 2 Marzo 2018

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