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Il design fa tappa a Copenhagen per 3 giorni e l'enfant prodige di Danimarca ci spiega perché

In occasione della manifestazione 3 days of design facciamo il punto sulla scena creativa danese con il suo protagonista: Henrik Vibskov

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Henrik Vibskov, nel suo café a Copenhagen. Danese, mente creativa tra le più effervescenti ed eclettiche: Henrik, è stilista con l'omonimo brand, filmmaker, batterista e concepisce installazioni multimediali e performance artistico-teatrali. In occasione del Salone del Mobile di Milano, è stato il curatore della mostra collettiva danese di artisti, artigiani e designer MINDCRAFT presso il Chiostro di San Sempliciano nel cuore di Brera.  Foto di: Alastair-Philip-Wiper 

Il danese Henrik Vibskov è stilista, filmmaker, suona la batteria e concepisce installazioni multimediali e performance artistico-teatrali: una delle menti creative più istrioniche della scena internazionale, anche imprenditore, con un mini bar e un multibrand store a Copenhagen.

In occasione del Salone del Mobile 2017 a Milano, Hentrik è stato il curatore della mostra collettiva danese MINDCRAFT, allestita nello straordinario chiostro di San Simpliciano a Brera, promossa dalla Danish Arts Foundation, ente nazionale che supporta le arti in Danimarca e l’arte danese all’esterno. Sotto la sua direzione, tra sculture tessili concepite dallo stesso Vibskov in collaborazione con Kvadrat (foto sotto), hanno esposto le loro creazioni, tra arte, design, moda, architettura e artigianato, 15 talenti danesi: per esempio il Sun Bed in legno di pino pensato e costruito da Eske Rex e Maria Mengel, i fiori di carta di Marianne Eriksen Scott-Hansen e le voluminose forme in tessuto e alluminio colorato della giovane designer di abiti Hanne G.

 

 

Foto di: Alastair Philip Wiper

Prima di tutto, partiamo da MINDCRAFT, dall’esperienza di Milano e del Salone del Mobile. Come è andata?

Molto bene, abbiamo avuto circa 17,000 visitatori nella settimana. Alcuni artisti hanno ricevuto inviti per insegnare in diverse istituzioni, per partecipare a mostre nei musei e interesse anche commerciale per loro creazioni.

Un passo indietro, ci inquadri MINDCRAFT?

MINDCRAFT è qualcosa di unico e speciale, non ha scopo commerciale, ma più che altro un’opportunità offerta dalla Danish Arts Foundation per artigiani e artisti nelle discipline più disparare di fare pratica e sperimentare. Vengono dati loro circa € 4,000 a testa come supporto per l’acquisto dei materiali e il loro lavoro in previsione di Milano, più l’invito ad essere presenti fisicamente nei giorni del Fuorisalone. 

Il tema della mostra che hai suggerito era il tempo…  

Sì, e ogni partecipante l’ha declinato e interpretato a modo suo. Il tempo: strettamente connesso allo spirito della location, il chiostro di San Simpliciano, con una luce davvero speciale, soprattutto a mezzogiorno e al tramonto, le persone che camminavano tra le installazioni, anche qualche prete che passava dalla chiesa accanto, e ogni sera alle 6 il suono delle campane…

 

Foto di: Alastair Philip Wiper

Andiamo ora a Copenhagen, dove oggi inizia la manifestazione “3 days of design”, con le aziende e gli showroom a porte aperte in tutta la città. E fino al 9 maggio, per la prima volta, il Danish Design Festival in più location del Paese. Un momento di fermento per il panorama creativo danese.                                                                                                                                                                             

Il design danese ha davvero una lunga storia. Negli anni 60 e 70 era davvero all’apice, poi si è persa una direzione.  Credo che in tutto il mondo ci sia una rinascita del design in generale, il campo sta avendo una nuova vita, non solo in Danimarca. Basti pensare alla costante crescita del Salone del Mobile Milano e alla design week appena finita a New York.

E così i nomi e i pezzi di design che tu ami?                                                                                                                                                                                         

I miei designer classici danesi preferiti sono Hans Wegner e Finn Juhl. Mi piace comprare anche qualche pezzo di arredo vintage italiano, per esempio ho appena acquistato la sedia Medea di Vittorio Nobili degli anni 50. 

Foto di: Kim Hansen - Louisiana Museum of Modern Art. 

Foto di: Ulrik Jantzen - Louisiana Museum of Modern Art 

Ed Henrik invece i tuoi luoghi preferiti? Ci consigli un itinerario a Copenhagen?

Posti da non perdere? Di sicuro il museo Lousiana d'arte contemporanea, nella campagna appena fuori città, è sempre bello, con il suo negozio di design e un cafè e ristornate molto carini, dove potersi sedere e rilassarsi (foto sopra). E poi andrei al Design Museum, sempre un'ispirazione, con la collezione the Danish Chair.

E altri spunti?

Il ristorante Musling, per il pesce, per il quale ho curato il décor.  E andrei a visitare le scuole, quelle di design, di architettura, l’art academy, che sono tutte vicine, sull'isola Holmén. Passeggiare lì, osservare che cosa fanno gli studenti…

Anche la scena architettonica è molto ricca e attiva oggi, sia per opera di studi locali che internazionali. Penso al complesso Blox di OMA in costruzione e al lavoro urbanistico di Cobe Architects, che hanno lo studio vicino alla tua sede.

Sì, lo studio Cobe è qui accanto e sta anche ripianificando quest’isola (Christiansholm o Paper Island, ndr) con una serie di spazi pubblici e privati. Così consiglio anche di venire qui, perché sono gli ultimi mesi per vedere l’originale spirito di questo luogo, con i suoi magazzini.  Qui ho i miei uffici, il mio garage e il mio bar aperto a tutti.

Veniamo a Henrik Vibskov: è difficile imbrigliare il tuo lavoro. Sei considerato l’Enfant Prodige di Danimarca, muovendoti tra moda, performance, teatro, musica, design… Ci racconti il tuo percorso?  

La musica prima di tutto, suono la batteria da quando ho 10 anni, così da molto tempo, 42 anni… Dopo 16 anni, stavo guardandomi in giro per capire cosa fare poi. Ho pensato a iscrivermi ad architettura, poi arte e grafica, ma poi ho fatto la Central St Martins a Londra e mi sono laureato nelle collezioni uomo. E da allora ho continuato nella moda e sto continuando con la musica, e sto portando avanti svariati altri progetti. Sono finito nel campo della moda ma credo che avrei potuto finire in altri settori. E sempre nel mio lavoro combino più discipline, come l’arte e la performance.

 

Da ultimo, andiamo a New York: al MAD, Museum of Arts and Design, dove è in corso la mostra Fashion after Fashion e tu , all’interno di un cubo, presenti una suggestiva installazione di voluminose forme di tessuti rossi e filmati (foto sopra).

Volevo rappresentare degli abiti ma senza il supporto dei manichini, più come sculture di tessuto, e ho chiamato questa scenografia  “Harmonic mouth”, lingua armonica. Direi che più che altro è un lavoro sul tessuto: il tessuto è sempre presente presente e protagonista dei miei progetti.

 

Foto sopra e sotto: Il negozio Henrik Vibskov a Copenhagen, con il marchio uomo, donna accessori HV e una selezioni di altri brand internazionali.  

Foto sopra: il café di Hernik Vibskov a Copenhagen, a Paper Island. Aperto al pubblico. Foto di: Alastair Philip Wiper

Foto sopra: il creativo Henrik Vibskov nel suo café a Copenhagen. Foto di: Alastair Philip Wiper

                                                                                                         

www.henrikvibskov.com

mindcraftexhibition.com

www.louisiana.dk

designmuseum.dk

3daysofdesign.dk

VisitDenmark


di Caterina Lunghi / 1 Giugno 2017

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