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Elle Decor Italia

Cose da vedere a Lisbona molto segrete

Indirizzi poco conosciuti e negozi storici nell'itinerario video-fotografico di una città che si conosce davvero solo vivendola a piedi

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Sebastian Erras

Non c’è un quartiere che non sia tra le cose da vedere di Lisbona: impensabile ripartire senza essere passati dalla Baixa, con le monumentali piazza Restauradores, Rossio e Praça do Comercio tagliate dall’Avenida de Libertade, dal Bairro alto, oppure dal sobborgo dell’Alfama, il più antico di tutti, con il suoi castelli, le piazzette mezze dissestate, la case decorate con azulejos – le classiche piastrelle smaltate dell’architettura iberica –, gli electricos Remodelado, i tram arancioni risalenti agli anni Trenta che stradine strette e avvallamenti rendono impossibili da sostituire con i tram contemporanei, ed ancora la cattedrale patriarcale, costruita sulle rovine di una moschea in onore del vescovo crociato e attualmente risultato della commistione dei più diversi stili architettonici a causa dei terremoti che hanno distrutto la città tra il Cinquecento e il Settecento.

Ma Alfama non è l’unico quartiere che nonostante l’inarrestabile gentrificazione mantiene oasi in cui è tuttora intatta la dimensione popolare e tradizionale, tanto nell’architettura quanto nella socialità. 

L’architettura portoghese è figlia di un lungo e graduale processo di trasformazione che scivola dal tardo-romantico di fine Ottocento all’art déco degli anni Venti e Trenta, fino al Português suave del regime, ma che continua ad integrare lo sguardo al futuro all’interno della sua iconografia più tradizionale.

Ne è un altro esempio il Chiado, che ha dato i Natali a Pessoa ed è pressoché da sempre ritrovo di artisti e intellettuali, tuttora sede di moltissime librerie e circoli culturali, teatri, eleganti bistrot e negozi storici. Ed è proprio Pessoa, nella guida di Lisbona che scrisse nel 1925 proprio sui tavolini del caffè Brasileria, che insegna ai visitatori a scoprire la città partendo dal mare, da Belem, alla foce del Tejo, che adesso può vantare non solo la torre difensiva più visitata dell’intera nazione, le iconiche casette bianche, il Mercado da Ribeira, di tradizione pluricentenaria e recentemente ristrutturato e annoverato tra i più grandi food market d’Europa, ma anche ad esempio LXFactory, un’isola creativa di oltre 23.000 metri quadri, sorta dalla riqualificazione di un ex complesso industriale tipografico nel cuore del quartiere di Alcantara e che adesso ospita uffici e laboratori di graphic designer, progettisti e giornalisti.

Lisbona, diceva sempre Pessoa, è una città che si conosce davvero vivendola a piedi, perdendosi tra i vicoli e fermandosi in quei negozi storici in grado di raccontare storie fin dalla facciata, per scambiare due chiacchiere coi proprietari o con gli altri avventori.

Per questo, dopo Parigi (leggi anche → Parigi segreta) e Milano (leggi anche → T'insegno MilanoSebastian Erras e il team di Pixartprinting ritraggono i quindici negozi di Lisbona che vale la pena visitare, prima ancora che per il piacere dello shopping, per godersi l’atmosfera più vera e quotidiana della città. 

Non potrete evitare di fermarvi ad ammirare l’ingresso in pieno stile art noveau dell’Animatógrafo do Rossio, nell’omonimo quartiere: il locale che aprì i battenti come sala cinematografica con ben cento posti a sedere vanta una facciata riccamente decorata da due grandi piastrelle su cui sono state dipinte figure femminili dai lunghi capelli e decorazioni floreali. L’Animatógrafo, dopo essere stato per un periodo un teatro dedicato a spettacoli per bambini, è attualmente in uso come cinema per adulti e locale di peep-show.

 

Artisti, scrittori, politici, giornalisti, persino l’esiliato re d’Italia Umberto II e Carlo II di Romani hanno designato nel corso degli anni Barbearia Campos, nel cuore del Chiado, come cabeleireiro, ossia barbiere, di fiducia. Fondato nel 1886 da José Augusto de Campos, l’attività non ha cambiato né location né gestione, diventando così il negozio di barbiere che può vantare l’attività più lunga e continuativa d’Europa. Anche l’arredamento, con i soffitti riccamente decorati e il magnifico lavabo in marmo rosa e bianco di Carrara, è rimasto pressoché inalterato.

 

Sempre nel Chiado, dietro un’insegna art déco incorniciata da due grandi finestre, troverete Sá da Costa, una libreria antichissima, che ha aperto i battenti nel 1914 e successivamente anche pubblicato una collana di classici portoghesi. In oltre un secolo di attività, si è rifornita di un’ampia selezione di letteratura nazionale e straniera contemporanea, oltre a manoscritti originali, incunabola, libri fuori catalogo. Per questo, e per l’atmosfera da biblioteca informale, con studenti che leggono seduti sul pavimento, bibliofili appassionati (tra questo annoveriamo anche il presidente del Portogallo) che studiano testi nelle varie sale, oltre che per la sua partecipazione all’Artfest di Lisbona, la Livraria Sá da Costa vanta un ruolo centrale nella vita culturale della città.

 

Un'insegna art nouveau verde acqua e gialla, dalle vetrate sinuose, abbellisce anche la merceria Retrosaria Bijou, in Baixa-Pombalina, rimasta inalterata nell’arredamento e nella struttura fin da quando è stata fondata, nel 1915. José Vilar de Almeida, pronipote del fondatore Augusto de Almeida, si dice infatti convinto che il suo negozio non sia stato dichiarato storico unicamente per il valore del suo design, ma anche per quell’atmosfera intangibile ma immediatamente percepibile, legata al culto dei proprietari per le piccole cose, come bottoni, passamaneria, nastri, fermagli, piccola bigiotteria 

 

Sapataria e Chapeleria Lord, ha una facciata color rame e nero, dall’insegna beige, in rua Augusta, nella grande Baixa Pombalina.  I motivi geometrici art déco di reminiscenza nautica ricordano appunto l’estetica delle barche che transitano sul fiume lì accanto, come anche i soffitti ondulati e il bancone di servizio. Fondato nel 1940, il negozio ha sempre commerciato in accessori, come cappelli, guanti, borse e scarpe. Non nasce come attività tradizionale di famiglia, ma lo è già diventata: quando nel 1955 Mário de Silva iniziò a lavorare in negozio, giurò a se stesso che un giorno quel posto sarebbe stato suo. Gli ci vollero circa quarant’anni, ma alla fine realizzò il suo sogno, che adesso la figlia Ana si dichiara intenzionata a voler proseguire.

 

 

La storia di una città può essere raccontata anche attraverso la storia dell’oro che è transitato al suo interno, dice Alfredo, nipote di uno dei fondatori della celebre Johalaria Do Carmo che diedero vita all’attività nel 1924. Questo avviene perché durante gli sconvolgimenti storici il denaro può arrivare a perdere il suo valore, ma non l’oro. Per questo la gioielleria vanta a sua volta un ruolo quanto mai attivo nella storia della città: un esempio tra tutti sono gli ebrei che volarono nei suoi locali per provare a vendere il loro oro per assicurarsi la fuga. Come si vede anche dalle foto esposte orgoglio alle pareti, niente dell’arredo di questi luoghi è stato cambiato negli ultimi 55 anni, e nemmeno la cordialità con cui son soliti rapportarsi ai clienti. Adesso, per adattarsi ai desideri della clientela turistica, l’oreficeria realizza anche piccoli ciondoli dei tradizionali tram da appendere a collane o braccialetti.

 

 

Si respira storia anche nelle divise militari, più che in ogni altro capo d’abbigliamento. Per questa ragione, per Maria, la direttrice del negozio Casa Buttuller, che il proprietario ha lasciato in gestione a lei prima di trasferirsi a Parigi ma che lei amministra né più e né meno che se fosse suo, molti visitatori ormai sono diventati dei veri e propri amici, perché le raccontano storie sulla guerra do ultramar, la guerra coloniale portoghese, oppure vengono a visitare il negozio in cui è stata realizzata la prima divisa del nonno, oppure ancora semplicemente tornano a farle un saluto o a portarle un dono (confessa anche di essersi commossa fino alle lacrime, qualche volta). All’apertura, nel 1847, era stato un negozio di cappelli e scarpe, ma durante la prima guerra mondiale aveva dovuto volgersi al commercio di divise, borracce, stendardi e distintivi di stoffa.

 

La facciata neoclassica costruita nel 1923 e gli interni decorati con mobili stile Impero rendono Luvaria Ulisses simile a un tempio. In effetti, una sorta di santuario lo è, trattandosi dell’ultimo negozio in tutto il Portogallo a commerciare esclusivamente in guanti.

Fondato nel Chiado nel 1925, l’attuale proprietario Carlos Carvalho gestisce un’infinità di tipologie di guanto, per qualsiasi esigenza possibile.

 

Ad Ourivesaria Alianca si accede da un ingresso sormontato da una teste di leone dorata e due medaglioni con elementi floreali ai lati, il che da solo quasi basterebbe a giustificare il nome con cui è conosciuta, “la Versailles portoghese”. Ma ci sono anche le ghirlande di gesso sui soffitti, magnificamente decorati nel 1914 da Artur Alves Cardoso e restaurate di recente, oltre ad un’accurata selezione di gioielli di lusso.

 

 

Un’altra cosa che notoriamente livella ed unisce: dal primo ministro all’ultimo senzatetto, chiunque a Lisbona ha bevuto il liquore tipicamente lisbonese di questo negozietto piccolo ma ottimamente fornito. Ginjinha Sem Rival di rivali infatti non ne teme: il trisavolo di Nuno Gonçalves, che aprì il negozio nel 1890, era un massone, ed è tra simboli massonici che vengono infatti tuttora venduti i due tipi di liquore alla ciliegia, da allora assurti a diventare simbolo della città. Specialmente l’Eduardino, il cui nome deriva da un clown spagnolo, amico del fondatore.

Se cercate qualcosa fuori dai percorsi più turistici e convenzionali, andate in in Rua de S. José e non potrete sbagliarvi: la facciata di Manteigaria a Minhota reca un tradizionale decoro blu su azulejos di una minhota, una donna in abiti tradizionali con foulard intorno al capo e una mucca al fianco (nella foto di apertura).

La mateigaria, o “dairy bar”, è aperto dal 1917, e non è poi cambiato molto da allora: i clienti sono per lo più ancora anziani che bevono caffè sfogliando giornali, anche se i giovani iniziano ad apprezzare sempre di più il fascino di questo luogo storico.

 

Non fatevi mancare una visita ad un antichissimo negozio di fiori, il Pequeno Jardim: in un edificio della metà del diciannovesimo secolo, con insegna a caratteri dorati e l’ingresso interamente circondato da fiori e piante, registra la sua attività a partire dal 1922, ma la sua storia come fioraio di quartiere ha inizio molto prima.

Dislocato in un sottoscala, passa nel 2003 da Virgílio Madeira Gante, che lavorò lì dagli otto agli ottanta anni, all’attuale proprietaria Elisabete Monteiro, che da allora cerca di mantenerne il più possibile inalterata l’atmosfera.

 

Nello stesso sito in cui sorgeva l’ospedale di Tutti I Santi prima che il terremoto del 1755 lo buttasse a terra, sorse nel 1830 un nuovo tipo di ospedale, l’Hospital de Bonecas, i cui pazienti non erano però più umani, ma bambole: non vengono riparati e curati semplicemente dei bambolotti però, spiega Manuela, ma anche e soprattutto la saudade dei clienti.

Oltre ad un museo di bambole, al suo interno è anche possibile ammirare iscrizioni e tombe risalenti all’epoca dell’ospedale “umano”, e vi sono inoltre vendute bambole nuove vestite con abiti tradizionali portoghesi fatti a mano, animali di peluche e giocattoli meccanici. Chiaramente, è stato spesso usata per film, fashion show e performance teatrali

 

Fin dall’ingresso della Confeitaria Nacional è evidente l’orgoglio per la propria attività: ai muri troneggiano i medaglioni vinti alle esibizioni di Philadelphia, Vienna e Parigi dalla pasticceria fondata a Lisbona nel 1829, che pare poter da sempre vantare clienti tanto numerosi e importanti da essere stata il primo posto in città ad avere il telefono. Attualmente, è la sesta generazione della famiglia ad occuparsi del negozio, dal 1873 fornitore ufficiale della famiglia reale portoghese, adesso degli uffici presidenziali. Se capitate nel periodo giusto, provate la specialità della casa, la Bolo Rei, una torta tradizionale con uvetta, canditi e noci, venduta solo tra novembre e marzo.

 

Se il caffè brasiliano è adesso considerato tra i migliori al mondo, non si può certo dire avesse molti fan un centinaio di anni fa. Ugualmente, nel 1905, un portoghese che aveva vissuto in Brasile per anni e coltivato caffè tornò in patria intenzionato a far cambiare idea ai suoi concittadini: non solo Cafe A Brasileira superò di gran lunga tutte le aspettative, ma divenne ben presto punto di ritrovo di artisti, scrittori e intellettuali, dopo la proclamazione della Repubblica nel 1910 e il ripristino del diritto di libera assemblea. L’iconica rivista Orpheu venne concepita proprio tra i suoi tavolini, e nel 1925 come nel 1971 vennero esposte alle sue pareti opere contemporanee in coraggiosa rottura con la tradizione.

Ma soprattutto, è qui che il più famoso scrittore portoghese ha trascorso buona parte del suo tempo libero e da qui continua tuttora a dominare la piazza antistante sotto forma di statua di bronzo seduta ad un tavolino.

www.pixartprinting.co.uk

 


di Lia Morreale / 20 Dicembre 2016

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