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Cosa vedere a Torino fuori dai circuiti mainstream

Una delle più pragmatiche città italiane si reinventa, tra ciclofficine hipster, archivi tipografici e nuovi spazi culturali

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Il famoso mercato dell'antiquariato Gran Balon a Torino © Getty Images

Città d’origine di Slow Food e hub della nuova musica elettronica nazionale, ma anche a lungo capitale dell'industria italiana: Torino è una città che ha saputo crescere e reinventarsi, e a inizio novembre si trasforma nell’hotspot italiano dell’arte e del design contemporanei con due appuntamenti immancabili: Artissima e Operae. Ecco consigli di cosa vedere a Torino per uscire dai circuiti mainstream e scoprire i posti nascosti di questa città, amati dagli insider.

La scalinata centrale di Palazzo Cisterna, sede di Operae 2016 © Operae

Brunch o breakfast
Dalle cheesecake alle tarte-tatin, /pʌɪ/ - si pronuncia “pie” come “torta” in inglese - non è solo il luogo dove consumare alcune delle più gustose e salutari colazioni torinesi; è infatti conosciuto anche come una delle migliori ciclofficine della città.

Sightseeing
Il passato industriale di Torino ha lasciato molte tracce sul territorio. Negli ultimi dieci anni però queste sono state convertite con una serie di interessanti iniziative architettoniche e culturali. Come il Parco Dora di Latz und Partner (2012) e il progetto di riqualificazione Nuvola nel quartiere Aurora, dove nel 2017 nascerà il nuovo Lavazza Museum.

Pranzo al volo
Sono perfette per il take-away le “pocha” (o “tasche”) di pasta lievitata ripiena di Laleo, che propone anche delle ottime torte fatte in casa. Le Papille offre una selezione di piatti tradizionali da gustare seduti sulla terrazza all’aperto o nella sala interna arredata con pezzi vintage e upcycled.

Il bancone e le poltrone del caffé/bar Laleo © Laleo

Gli interni vintage di Le Papille © Le Papille

Tour culturale
Grazie all’innovativo programma di esposizioni fotografiche e al bookshop firmato Corraini, Camera - Centro Italiano per la Fotografia è assolutamente uno dei luoghi culturali must see di Torino. L’Archivio Tipografico è invece uno spazio collaborativo che promuove l’arte della tipografia attraverso un ricco museo dei caratteri mobili. Infine la Libreria Bodoni / Spazio B offre tutte le ultime novità editoriali italiane e straniere e la migliore stampa internazionale.

Le sale espositive di Camera - Centro Italiano per la Fotografia © Camera

Il bookshop Corraini, all'interno del Centro Italiano per la Fotografia © Camera

L'atelier/museo dell'Archivio Tipografico © Archivio Tipografico

Gli spazi della Libreria Bodoni, caratterizzati dalle aperture a volta © Libreria Bodoni

Shopping alternativo
Born in Berlin propone collezioni uomo e donna. Ogni capo è disegnato e realizzato a mano nell’atelier attiguo al negozio - lontano dalla moda mainstream!

L'interno dello shop Born in Berlin © Alberto Raviglione

Pausa tè & caffè
Presso Orso si possono scoprire raffinate e preziose varietà di caffè provenienti da paesi lontani come il Nicaragua e il Nepal. L’atmosfera retrò della Teapot Tisaneria garantisce invece l’ambiente perfetto per un momento di pausa con una piacevole tazza di tè.

Cene social & green
È firmato Marcante Testa l’intervento di interior design di Liberamensa, il ristorante realizzato all’interno della prigione Lorusso e Cutugno. Con lo slogan “cibi per menti libere” l’iniziativa offre la possibilità ai prigionieri di lavorare nella sala e nella cucina del locale, che è aperto al pubblico ogni venerdì e sabato sera previa prenotazione. Fonderie Ozaman è invece “un laboratorio di idee culinarie elegante, ma colorato” dove l’attenzione sociale e alla sostenibilità ambientale coincidono. La struttura ha inoltre recentemente inaugurato il proprio roof garden Ortoalto, dove vengono coltivati tutti gli ingredienti per una vera esperienza culinaria a Km0.

L'atmosfera del ristorante Liberamensa in un rendering dello studio torinese UdA che si è occupato del restyling © UdA

Il roof garden delle Fonderie Ozanam

 

Dove dormire
L’originale Lira Hotel è più una performance a lungo termine che un hotel. Ogni stanza - sono quattro in totale - ha visto infatti l’intervento di un artista diverso, tra cui Jonathan Monk e Scott Myles.

paibikery.com

laleo.co

lepapille.com

camera.to

www.archiviotipografico.it

www.borninberlin.com

www.teapotisaneria.it

www.liberamensa.org

www.progettolirahotel.com


di Laura Drouet e Olivier Lacrouts / 3 Novembre 2016

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